Storie di medicina: James Joyce

di Valentina Cervelli 1

James Joyce non è interessante solo dal punto di vista del suo talento letterario, ma anche per essere stato uno dei “peggiori pazienti” della storia, sia per via della numero impressionante di patologie da lui contratte, sia per l’atteggiamento tenuto nella cura delle stesse.

Ne sa qualcosa il dott. Luca Ventura, anatomopatologo dell’Ospedale San Salvatore de L?Aquila, che sul “Joyce” paziente vi ha scritto un libro, condividendo con il mondo intero la sua storia clinica. Il maggior problema dello scrittore? Una vita sregolata e poca accondiscendenza.

James Joyce per molto tempo vagò da un medico all’altro: praticamente per la sua intera vita. Partendo dai problemi di vista iniziati in giovane età ( dovette iniziare a portare gli occhiali per la miopia già a sei anni. n.d.r) e consolidatisi intorno ai quattordici anni quando,  per via di un festeggiamento sregolato in modi e tipologia, conquistò la sua prima malattia venerea.

Spiega il dott. Ventura:

Sicuramente molte delle malattie che lo colpirono erano difficili da curare con i mezzi limitati della medicina dei primi del ‘900, ma è altrettanto vero che parecchie complicazioni avrebbe potuto evitarsele con quella che oggi chiameremmo una maggiore “aderenza” alle cure e ai consigli dei medici.

La difficoltà di guarigione dello scrittore a causa del suo comportamento inadeguato, lo portò a sviluppare patologie in diretta conseguenza delle prime da lui contratte.  Le prime infezioni, mal curate, lo portarono a contrarre una sorta di infezione generalizzata che mai lo abbandonò nel corso della sua esistenza. E fu questa insieme ai disturbi alla vista a creargli i maggiori problemi. Essi raggiunsero l’apice nella primavera del 1905: non solo divenne cieco per qualche tempo, ma soffrì di dolore oculare ed al quadro clinico si aggiunsero mal di stomaco e mal di schiena di durata incontrollabile. Una situazione nella quale visse per mesi.

Gli fu diagnosticata una febbre reumatica, che secondo il medico abruzzese sarebbero da:

attribuire a un’artrite reattiva o una spondilite anchilosante. Malattie con una componente genetica e autoimmune che possono essere innescate da un agente patogeno esterno e comparire ad esempio proprio dopo una malattia venerea.

Sviluppò un glaucoma e furono necessari undici interventi chirurgici per dargli nuovamente una vita pressoché normale. Una condizione che lo scrittore, ormai sposato e con prole non fece niente per preservare, continuando a frequentare bordelli ed a condurre una vita sregolata sotto ogni punto di vista. Fino al 1941, quando morì per un ulcera gastrica non riconosciuta dai medici e non “calcolata” dallo stesso scrittore andata in peritonite.

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Fonte: Corriere della Sera

Commenti (1)

  1. Subire lo stress apre la strada alle malattie. Io mi dedico dieci minuti ,minimo,ogni giorno. Mi siedo in silenzio e solitudine a svuoto la mente da tutto. Abito in una metropoli indi rumorosa e caotica, ma volere è potere e si trovano anche a Milano dieci minuti di pace.

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