Alcol, causa vuoti di memoria e aumenta il rischio di incidenti

di Tippi Commenta

L’abuso di alcol può causare vuoti di memoria, aumentando le probabilità di avere incidenti. A lanciare l’allarme, è una ricerca canadese durata 2 anni condotta nell’ambito del progetto College Health Intervention Project Study (CHIPS).

Lo studio, ha coinvolto 800 studenti universitari e oltre 150 studenti laureati in 5 università americane, dal 2004 al 2009, che avevano dichiarato di avere problemi con l’alcol e che avevano sperimentato almeno 1 o 2 black-out di memoria nei 12 mesi precedenti la ricerca. L’esito della sperimentazione, che è stato pubblicato sulla rivista Injury Prevention, ha evidenziato una correlazione tra i vuoti di memoria dovuti all’abuso di alcol e la probabilità di rimanere coinvolti in incidenti stradali, che sale al 57%.

Come hanno spiegato i ricercatori, per “black-out alcolici” si intende l’incapacità di ricordare eventi a causa del consumo eccessivo di alcolici, senza che via sia un legame diretto con la perdita di coscienza.

Precedenti studi, inoltre, hanno indicato come l’alcol sia in grado di alterare la comunicazione fra i neuroni dell’ippocampo, che intervengono nella formazione della memoria. Lo studio canadese, perciò, aggiungerebbe un ulteriore tassello alla lista degli effetti deleteri provocati dall’alcol, come appunto la maggiore vulnerabilità agli infortuni e agli incidenti stradali.

Nel 2001, infatti, sono stati circa 600 mila gli studenti universitari americani che sono risultati feriti in incidenti causati dal troppo bere, e 2000 i morti nel 2005 in circostanze dello stesso genere.

Gli autori dello studio hanno dichiarato che:

I nostri risultati suggeriscono l’utilità del monitoraggio dei black-out di memoria connessi all’alcol all’interno dei college, nella prevenzione degli infortuni.

L’abuso di alcol, purtroppo è sempre più diffuso tra i giovani, anche in Italia. Molti cominciano addirittura durante l’adolescenza, e a farne le spese, come è stato dimostrato da una ricerca condotta dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Cincinnati, è soprattutto il cervello perché a quell’età è ancora in via di sviluppo e la crescita potrebbe risultarne intaccata.

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