Abbronzatura: non usare le foglie di fico come abbronzante

di Valentina Cervelli 5

Molte volte abbiamo sostenuto la necessità di prendere le giuste precauzioni affinchè l’abbronzatura vi dia un colore naturalmente gradevole e sia in grado di non arrecarvi problemi e fastidiose scottature. L’estate del 2011 verrà purtroppo ricordata per un rimedio fai da te in grado di mandare all’ospedale decine di persone ricoperte da ustioni: la foglia di fico. Non fraintendete, non si tratta di una metafora per parlare di abbronzatura integrale.

Vi sono delle persone che come coadiuvante dell’abbronzatura usano un infuso di foglia di fico.  Vi sono dei rimedi naturali in grado di favorire la naturale pigmentazione della pelle: il fico non rientra in nessuno di questi.

A lanciare l’allarme in tal senso ci ha pensato il Centro antiveleni dell’Ospedale Niguarda di Milano che ha segnalato  un recente episodio, molto grave, di fotosensibilizzazione, manifestatosi con lesioni della pelle ed ustioni. La persona in questione, le cui generalità non sono ovviamente note, aveva usato impropriamente come abbronzante un infuso di foglie di fico (scientificamente Ficus Carica, n.d.r.)

La comunicazione è stata accompagnata da un monito della direzione generale della Sanità della Regione Lombardia ad evitare di utilizzare prodotti casalinghi in mancanza di validi riscontri scientifici.

Come spiega in una nota informativa diffusa :

L’utilizzo di questo infuso per potenziare l’abbronzatura è una tecnica che trova origine in credenze popolari, tramandate per via orale e scritta, che spesso vengono praticate nella falsa convinzione che il naturale è bello e non fa male. Va segnalato che le foglie di Ficus carica, per contatto o sfregamento con la pelle, normalmente sono causa di irritazioni cutanee, ma in soggetti predisposti possono dare origine a grave fotosensibilizzazione e causare ustioni cutanee estremamente gravi.

Conclude la Regione:

Si invita quindi a evitare l’uso di questo vegetale per favorire l’abbronzatura: le sostanze contenute nelle foglie e nel lattice, furocumarine, bergaptene e psoralene, se poste a contatto con la pelle accaldata per l’esposizione ai raggi solari, possono arrecare gravi danni alla pelle e di conseguenza all’intero organismo.

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Fonte: Dip. Sanità Regione Lombardia

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