Vai al contenuto
Home » MEDICINA TRADIZIONALE » Ricerca e Sperimentazione » Autismo, alcuni virus aumentano incidenza?

Autismo, alcuni virus aumentano incidenza?

Parlando di autismo, alcuni virus possono aumentarne l’incidenza a causa di una crescita dei fattori di rischio? Un recente studio svedese ha riacceso l’attenzione su possibili legami.

Autismo e possibile collegamento a infezioni

Tra cosa? Tra alcune infezioni contratte durante la gravidanza e il rischio di disturbi del neurosviluppo, tra cui l’autismo. La ricerca, pubblicata su JAMA Pediatrics ha analizzato i dati sanitari di oltre 3,6 milioni di persone nate in Svezia tra il 1987 e il 2021. Tra queste, 975 avevano avuto una diagnosi di infezione congenita appartenente al gruppo TORCH, che comprende toxoplasmosi, citomegalovirus, rosolia, herpes simplex e sifilide.

I risultati mostrano un’associazione significativa: le persone che avevano avuto un’infezione TORCH congenita presentavano, nel corso della vita osservata dallo studio, un rischio circa tre volte maggiore di ricevere una diagnosi di disturbo dello spettro autistico.

Il rischio risultava ancora più elevato per la disabilità intellettiva. Anche il confronto tra fratelli, utilizzato dai ricercatori per ridurre l’influenza di fattori familiari e genetici condivisi, ha mostrato un’associazione con l’autismo.

È importante però chiarire che questi dati non significano che un’infezione durante la gravidanza provochi necessariamente l’autismo. Lo studio riguarda soprattutto le infezioni congenite, cioè quelle che riescono a raggiungere il feto. E non tutte le donne che contraggono un’infezione in gravidanza la trasmettono al bambino. Inoltre, si tratta di uno studio osservazionale e quindi può individuare un’associazione, ma non dimostrare da solo un rapporto diretto di causa ed effetto.

Importanti revisioni da studiare

La ricerca si inserisce comunque in un quadro scientifico più ampio. Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 ha esaminato 32 studi sul rapporto tra infezioni congenite e autismo. Gli autori hanno trovato risultati molto eterogenei: 19 studi non hanno rilevato un’associazione, mentre altre ricerche hanno indicato possibili collegamenti soprattutto per citomegalovirus, toxoplasmosi e rosolia. Gli eventuali meccanismi biologici potrebbero coinvolgere l’infiammazione e la risposta immunitaria materna, ma la questione non è ancora chiara.

Anche il citomegalovirus è stato recentemente studiato in modo specifico. Una ricerca francese del 2026, condotta su 642 bambini con infezione congenita da CMV, ha osservato una maggiore frequenza di diagnosi di autismo, soprattutto nei casi in cui l’infezione materna primaria era avvenuta durante il primo trimestre. Gli stessi autori sottolineano però la necessità di ulteriori studi per comprendere il rapporto tra infezione, danno cerebrale e sviluppo neurologico.

Dobbiamo considerare i dati con prudenza. Toxoplasmosi, citomegalovirus e rosolia possono essere infezioni importanti in gravidanza e richiedono attenzione e prevenzione. Ma la loro presenza non permette di prevedere che un bambino svilupperà l’autismo.

Non dobbiamo dimenticare che questo disturbo ha una origine complessa e multifattoriale.