Anziani a rischio, colpa dei farmaci e della comorbilità

di Paola Commenta

E’ stata diffusa nelle ultime ore una ricerca relativa alla relazione tra la percentuale di ricoveri in ospedale di soggetti anziani e gli effetti collaterali dovuti all’assunzione di determinati farmaci. I dati sono allarmanti: pare, infatti, che un gran numero di over 60 ricorra al pronto soccorso proprio a causa delle reazioni avverse ai medicinali assunti per curare altre patologie, più o meno necessari, ma che scatenano l’effetto opposto allo stare bene e in salute.

Lo studio realizzato da un team di ricercatori australiani ha analizzato i dati relativi a un campione di 29 mila pazienti di età superiore ai sessant’anni, in un periodo di tempo compreso tra il 1980 e il 2000. I risultati hanno evidenziato i fattori di rischio più comuni per gli anziani che presentano condizioni di comorbilità. Con questo termine in campo medico si intende la coesistenza di almeno due (ma anche più) situazioni mediche coesistenti.

I pazienti in età avanzata soffrono spesso di più di una patolologia, motivo per il quale assumuno svariati farmaci per curare le diverse condizioni cliniche cui devono far fronte. Spesso la concomitanza di più malattie, prime tra tutte le disfunzioni cardiache, la demenza, il diabete, le malattie polmonari croniche, quelle epatiche, renali, reumatologiche e neurodegenerative, rende difficile che le cure attecchiscano nell’anziano, provocando reazioni avverse ai farmaci.

Gli studiosi hanno stilato una lista dei trenta gruppi di farmaci più rischiosi per un soggetto in età avanzata. Tra i principali figurano gli gli antibiotici sistemici, i farmaci antiipertensivi e antiaritmici, gli analgesici, gli antipiretici, gli antinfiammatori, gli antidepressivi. In particolare pare che gli antiaritmici vengano assunti spesso in maniera scorretta, causando effetti collaterali frequenti. Anche i farmaci utilizzati come terapia alle malattie polmonari croniche e per le patologie neurodegenerative creano non pochi effetti collaterali. A rischio è anche l’utilizzo nei pazienti con condizione clinica di comorbilità di ormoni quali i glucocorticoidi di sintesi.

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