Check up? Presto su smartphone con una app

di Valentina Cervelli Commenta

Il normale check up dal dottore? Presto potrebbe essere superato. La causa? La creazione di un dispositivo per smartphone in grado di analizzare in tempo reale le condizioni di salute della persone. Ci sta lavorando un equipe dell’Università di Messina.

La medicina è destinata a diventare ipertecnologica relegando i professionisti ai margini? Ovviamente no, ma appare evidente come un approccio totalmente differente rispetto al passato stia man mano maturando all’interno dell’intero settore. In base a ciò che i ricercatori italiani stanno mettendo a punto, in futuro potrebbe bastare soffiare su un dispositivo elettronico installato sullo smartphone per conoscere il proprio stato di salute in tempo praticamente reale. Si stima che possa essere effettivamente usato entro quattro anni da ora, almeno in via sperimentale.

Quella che sembra essere una semplice trovata senza sbocchi per molti, in realtà è un vero e proprio sistema di analisi sofisticato messo a punto dal professor Giovanni Neri e dal professor Nicola Donato finanziato dalla Samsung con un budget di 90mila dollari. L’intero stesso progetto, denominato “Safety” rientra nell’ambito del programma “ Global research outreach “ (Gro) dell’azienda sudcoreana. L’Università di Messina è stato l’unico italiano ad essere stato selezionato per poter dare vita ad un progetto. L’integrazione di questo sistema di analisi integrato all’interno del dispositivo cellulare, con un semplice soffio, potrebbe portare ad una diagnosi precoce di diabete, le infiammazione dei polmoni, insufficienza epatica  e più generalmente tutte le patologie per le quali l’espirato e la sua composizione possono rappresentare un punto di partenza nel riconoscimento della malattia stessa. Commentano i ricercatori:

Si tratta di sensori piccolissimi che dovremo rendere quasi invisibili per poterli inserire negli smartphone. Il nostro progetto coinvolge non solo dottorandi di ricerca ma anche studenti della triennale e della magistrale, e prevede lo sviluppo sia hardware che software interamente nel nostro Ateneo.

Uno sforzo comune per un dispositivo che potrebbe rivelarsi davvero interessante. Voi cosa ne pensate?

Photo Credit | Thinkstock

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