Influenza suina: le scuole chiudono o no?

di Marco Mancini 1

Per ora è un ni. Secondo il volere della Ministra dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, le scuole italiane che sono partite regolarmente, e quelle che inizieranno a breve, faranno orari e giornate regolari, almeno per ora. La paura del contagio da influenza A è molto forte, anche perché si sa che nelle scuole un virus si propaga a tutti gli alunni con la velocità della luce.

Niente chiusura dunque, se non nei casi gravi. Nel momento in cui dovesse essere rilevato un caso di contagio da influenza suina, il malato deve assolutamente rimanere a casa e non tornare a scuola finché non lo dice il medico. Ma se insieme a lui, risultassero contagiati anche molti suoi compagni, e ci fossero i primi segni di contagio a tutto l’istituto, a quel punto la scuola in questione verrebbe chiusa fino a data da destinarsi. Il Ministero dell’Istruzione ha appena promulgato alcune regole in merito. Le trovate dopo il salto.

Il documento comincia con la precisazione che non si tratta di un ordine categorico, ma che ogni caso dev’essere valutato a prescindere da ciò che accade agli altri, dunque ci saranno aggiornamenti continui anche su queste indicazioni. Il punto primo è il più comune, che dovrebbe essere seguito non solo a scuola, ma in ogni ambito della vita quotidiana: lavarsi spesso le mani, starnutire nel fazzoletto, non mangiare cibo o non toccare posate usate da altri, non portare alla bocca mani, penne o qualsiasi altro oggetto che potrebbe trasportare il virus, avere una buona pulizia e areazione dei locali, ecc.

E’ molto importante restare a casa al primo segno simil-influenzale. Potrebbe essere troppo tardi se ignoriamo qualche sintomo, e poi ci ritroviamo con la febbre alta nell’aula scolastica, con il rischio di infettare gli altri. In questo caso, è importante contattare immediatamente il medico di famiglia per tutti i consigli del caso. Si potrà ritornare a scuola solo 48 ore dopo la scomparsa della febbre, salvo diverse indicazioni fornite dal medico. Inoltre è bene anche mantenere la dirigenza scolastica informata sul proprio stato di salute. Tali norme sono applicabili non solo agli studenti, ma a tutto il personale scolastico.

A risentirne saranno le gite le quali, nel momento di picco (previsto tra febbraio e marzo, ma che potrebbe anche essere anticipato), potranno essere cancellate, specialmente se prevedono l’assembramento di più scuole. Saranno inoltre evitate tutte le attività di gruppo in cui decine di persone possono venire in contatto. Nonostante le nuove regole prevedano che in caso di epidemia possa venir chiusa la scuola, l’istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli è stato il primo in Italia a chiudere a causa del contagio, dopo che soltanto a due studenti è stato diagnosticato il virus. Questo fa capire quanta confusione regni ancora nel nostro Paese.

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