La pandemia di influenza aviaria è molto difficile che capiti, basse probabilità di legame con quella suina

di Marco Mancini Commenta

Il virus dell’influenza aviaria avrebbe dovuto attuare almeno due simultanee mutazioni genetiche prima che potesse essere facilmente trasmesso da uomo a uomo, secondo una ricerca pubblicata su PLoS One. Gli autori del nuovo studio, dell’Imperial College di Londra, l’Università di Reading e la University of North Carolina, Stati Uniti, sostengono che è molto improbabile che due mutazioni genetiche si possano verificare nello stesso momento.

Questo nuovo studio si aggiunge alla nostra comprensione del perché l’influenza aviaria non ha ancora provocato una pandemia, e probabilmente come mai sarà molto difficile che si leghi anche al virus all’influenza suina. All’inizio di quest’anno, i ricercatori hanno anche mostrato che i virus dell’influenza aviaria non prosperano negli esseri umani, perché, a 32 gradi Celsius, la temperatura all’interno naso di una persona è troppo bassa. I ceppi H5 dell’influenza sono diffusi nelle popolazioni di uccelli di tutto il mondo. I virus del ceppo H5N1 hanno infettato più di 400 persone dal 2003.

L’H5N1 ha un alto tasso di mortalità negli esseri umani di circa il 60%, ma ad oggi non vi è stata alcuna trasmissione interumana del virus, in modo da provocare una pandemia. Questo studio suggerisce che una ragione per cui l’H5N1 non ha ancora provocato tale pandemia è che due mutazioni genetiche dovrebbero accadere allo stesso tempo, al fine di consentirgli di infettare le cellule e diventare trasmissibile. Allo stato attuale, il virus H5 può infettare solo uno dei due principali tipi di cellule in bocca e naso, un tipo di cellula conosciuta come cellula ciliata. Al fine della trasmissione da uomo a uomo, avrebbe bisogno di essere in grado di infettare gli altri tipi di cellule, e non quelle ciliate.

Per infettare una cellula, il virus dell’influenza usa una proteina chiamata HA che si attacca ad una molecola recettore sulla superficie della cellula. Tuttavia, può farlo soltanto se la proteina HA si adatta a questo particolare recettore. Questa ricerca dimostra che l’H5 sarebbe in grado di effettuare questo tipo di adattamento.

Il professor Wendy Barclay, autore dello studio all’Imperial College di Londra, ha dichiarato:

Il virus H5N1 è particolarmente cattivo, in modo che quando l’uomo ha iniziato ad essere infettato dall’influenza aviaria, la gente ha iniziato ad andare nel panico. Una pandemia di H5N1 può essere devastante per la salute globale. Per fortuna, non abbiamo ancora avuto una grave epidemia, e questo ha portato alcune persone a chiedersi, “cosa è successo all’influenza aviaria?” Abbiamo voluto sapere perché il virus non è stato in grado di passare da uomo a uomo.

La nostra nuova ricerca suggerisce che sia meno probabile di quanto si pensava che il virus H5N1 causerà una pandemia. Le possibilità che esso si sottoponga al tipo di mutazione doppia che sarebbe necessaria sono estremamente basse. Tuttavia, i virus mutano sempre, quindi non dovremmo essere compiacenti. I nostri risultati non intendono dire che questo tipo di pandemia non potrebbe mai accadere. E’ importante che gli scienziati continuino a lavorare sui vaccini in modo che le persone possano essere protette se tale evento si dovesse verificare.

In questi giorni in cui l’allarme influenza suina è aumentato, e si parla anche di mutazione di tale virus, almeno una buona notizia c’è. Da questa ricerca si può concludere, come dice il professor Barclay, che non è detto che il virus dell’influenza suina e quello dell’aviaria non si possano unire per provocare una pandemia disastrosa, ma che è alquanto difficile che questo accada.

[Fonte: Sciencedaily]

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