Cellule staminali: quelle prelevate con l’amniocentesi utili per la medicina rigenerativa

di Cinzia Iannaccio 4

 Grazie alle cellule staminali, che ne hanno dimostrato la potenzialità, per il futuro, non troppo lontano, la scienza sta mirando alla cosiddetta medicina rigenerativa, cioè alla creazione in laboratorio di tessuti da utilizzare per sostituire parti del nostro organismo danneggiate, ammalate, come nel caso di ustioni, fratture, o lesioni di altra origine. Le cellule staminali si trovano anche nel liquido amniotico e ci sono novità da questo punto di vista. Chi ha fatto una amniocentesi dovrebbe sapere che il liquido amniotico prelevato dalla pancia della mamma è ricco di cellule staminali. Di solito non si sa invece che i primi 3 ml di tale sostanza vengono gettati: le linee guida europee danno questo suggerimento per evitare l’eventualità di una contaminazione del campione destinato all’indagine prenatale, con la cute della donna. In realtà in queste poche gocce si concentrano dalle 20.000 alle 30.000 cellule staminali (definite mesenchemiali) pluripotenti, ovvero dalle alte capacità di replicarsi in tessuti organici molto diversi tra loro come quello osseo, muscolare, nervoso, cartilagineo e del sangue.

Ebbene in Italia esiste l’unico centro al mondo per la crioconservazione di cellule staminali da liquido amniotico, ad uso autologo: la Biocell Center con sede a Busto Arsizio (VA). Che significa? Ogni donna che per altri motivi si sottopone ad amniocentesi, potrà chiedere la crioconservazione (conservazione tramite congelamento) di queste cellule staminali particolari per un futuro uso autologo (ovvero per il bambino che sta per nascere o per un familiare) nell’eventualità di una necessità futura. Queste cellule pluripotenti saranno utili per rigenerare molti tessuti malati e per la terapia cellulare. Attualmente sono circa 160 le applicazioni cliniche sull’uomo in fase di approvazione, dunque la ricerca è già andata molto avanti e comincia a raccogliere i suoi preziosi frutti. Un esempio concreto lo fa Giuseppe Simoni, genetista e direttore Scientifico del Biocell Center:

“Ad oggi sono due i principali filoni delle applicazioni terapeutiche. Il primo è rappresentato dalla rigenerazione di tessuti solidi e le più importanti ricerche in tal senso sono quelle condotte dal Professor Dario Fauza dell’Harvard Medical School di Boston(USA), che ha utilizzato le staminali del liquido amniotico per ricostruire in laboratorio una parte di diaframma, un segmento di trachea e uno sterno, che ha poi ha impiantato alla nascita in ovini affetti da gravi malformazioni congenite. La prospettiva è quella di utilizzare le cellule presenti nel liquido amniotico per generare dei tessuti da trapiantare in bambini che nascono con gravi patologie. Il secondo filone riguarda invece la terapia cellulare di malattie che non hanno un’origine genetica. Una delle principali applicazioni in fase di studio riguarda la cura della degenerazione maculare e della retinite pigmentosa attraverso la creazione di epitelio pigmentato retinico e fotoricettori, un progetto al quale stiamo lavorando in collaborazione con il dipartimento di Oftalmologia dell’Harvard Medical School”.

Insomma, un modo “ecologista” e piacevole per vedere la scienza, che non spreca nulla, e soprattutto non ha implicazioni etiche come nel caso delle cellule staminali embrionali.

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