Tumore utero, in cosa consiste il progetto Aurora

di Valentina Cervelli 2

Combattere il tumore al collo dell’utero anche nei paesi da poco aggiuntisi all’Unione Europea. E’ questa la finalità del progetto Aurora, cofinanziato dalla UE.

Questa particolare patologia tumorale è il secondo tumore femminile per diffusione e mortalità. Picchi notevoli di questa malattia sono stati registrati proprio nei paesi dell’ex unione sovietica entrati a far parte dell’Eurozona alla fine dello scorso anno.L’iniziativa è patrocinata dalla Commissione Europea (attraverso la sua Agenzia esecutiva per la salute ed i consumatori, n.d.r.) , il nostro  l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (ONDA)  e l’ISES, l’Istituto europeo per lo sviluppo economico.

Il progetto, partito il primo dicembre dello scorso anno, vede la partecipazione attiva di ben 11 degli stati membri. Al centro dell’attività, vi è ovviamente la promozione di informazioni e conoscenze al fine di abbattere sensibilmente le percentuali di contagio della malattia.

Il tumore del collo dell’utero è causato dal papilloma virus, scientificamente indicato con l’acronimo HPV. Si tratta di un virus trasmissibile sessualmente. I primi fattori di rischio sono la promiscuità sessuale e la scarsa igiene. Non sempre il contagio da HPV porta al tumore: si tratta di una eventualità legata al sottotipo del virus: alcuni si manifestano attraverso semplici lesioni dermatologiche, altri comportano una forte incidenza tumorale.

L’Italia è stato il primo stato a mettere a punto una strategia preventiva nei confronti del virus cercando di contenere lo svilupparsi del cancro al collo dell’utero, mettendo in atto un piano di vaccinazione contro la malattia e fornendolo gratuitamente a tutte le donne al di sopra dei 12 anni.

Sebbene l’iniziativa sia rivolta in particolare a quegli stati dove le statistiche ne sottolineano l’importanza, si tratta di un progetto volto genericamente a tutta la comunità europea, in modo tale da portare tutti gli stati che la compongono a specifici cambiamenti, ove necessari, nei protocolli stessi riguardanti la malattia, al fine di salvaguardare in particolare le fasce più a rischio, ovvero le donne in età fertile.

Spiega il presidente di ONDA Francesca Merzagora:

Con questa iniziativa vogliamo ampliare a livello europeo, il lavoro realizzato in Italia per la promozione della prevenzione primaria e secondaria del tumore al collo dell’utero.

Ed aggiunge:

Il nostro lavoro di advocacy per la salute della donna avrà certamente più impatto se potremo anche incidere sui programmi europei, in particolare in quei Paesi che più recentemente di altri sono entrati a far parte dell’Unione e dove si verificano i maggiori problemi nello sviluppo delle attività di prevenzione e informazione alla popolazione.

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Fonte: Agi Salute

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