Dislessia, la causa nel DNA?

di Valentina Cervelli 0

La dislessia è causata da un problema nel DNA? Secondo uno studio condotto in collaborazione tra alcuni dei centri di ricerca più famosi d’Italia, potrebbe in alcuni casi essere causata dall’alterazione di un gene.

Nello specifico hanno collaborato allo studio Marco Cicchini dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) di Pisa, Maria Concetta Morrone dell’Università di Pisa, Daniela Perani dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e Cecilia Marino e Sara Mascheretti dell’Ircss Medea. E ciò che hanno notato può rappresentare la base per un approccio diverso alla malattia: essi hanno infatti rilevato che esiste un’associazione tra il tipo di dislessia causato dall’alterazione del gene DCDC2 e un problema della vista.

In questo modo, come spiegato sulla rivista di settore Journal of Neuroscience, è possibile avere un marcatore genetico per tentare di ottenere una diagnosi precoce della dislessia. Essa di solito si palesa apertamente solo dopo aver evidenziato un ritardo dell’apprendimento e dopo che si sono eliminate altre cause. Come spiega il coordinatore Mario Cicchini alla stampa:

Questo rallenta molto, talvolta anche di anni, ogni forma di intervento. Scoprire un marcatore genetico e fisiologico cambia radicalmente tale prospettiva: in futuro, la diagnosi di questo tipo di dislessia potrebbe essere più semplice e molto più precoce.

Ed il fatto che il gene suddetto appartenga ad una famiglia molto ristretta degli stessi, rende più facile utilizzarlo come cartina tornasole per la malattia. Statisticamente circa il 20% degli affetti da dislessia presenta questa anomalia nel DNA, legata nello specifico alla difficoltà di alcuni soggetti nel riportare in modo corretto l’orientamento o la forma di un oggetto ma non la direzione nei quali si muovono. Si tratta di un deficit limitato nella vita di tutti i giorni dei pazienti, ma può aiutare concretamente gli scienziati a diagnosticare la dislessia in tempi brevi, fin dalla tenerà età, per aiutare le persone a migliorare e non archiviare problemi nell’apprendimento.

Photo Credits | fototip / Shutterstock.com

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