Dall’Irlanda un nuovo farmaco anti-leucemia

di Piera 1

Dalla Gran Bretagna potrebbe arrivare l’ultima novità terapeutica per sconfiggere la leucemia, la terribile malattia che ogni anno, purtroppo, affligge un gran numero di persone, tanto che solo negli Stati Uniti, ogni anno, si registrano circa 16 000 morti.

Un’ equipe di ricercatori irlandesi, però, hanno scoperto una nuova molecola, denominata PBOX-15, capace di distruggere le cellule malate con un ottimo risultato mai riscontrato nei farmaci oggi in uso ed utilizzabile quindi, anche in quei pazienti che hanno dimostrato resistenza agli altri trattamenti.

I pazienti affetti da leucemia vanno incontro ad una serie di scompensi che causano poi solitamente anche altri disturbi come l’anemia, dovuta principalmente alla scarsa produzione di globuli rossi, la comparsa di infezioni ed emorragie. Nella forma acuta, questa patologia,  ha una prognosi rapida ed infausta e le uniche terapie restano la chemioterapia ed il trapianto del midollo che permettono di incrementare parzialmente l’aspettativa di vita del paziente.

Il Professor Mark Lawler, a capo del team di ricerca che ha visto la collaborazione tra scienziati irlandesi del Trinity College Dublin, St James’s Hospital e Belfast City Hospital, ed esperti  italiani provenienti dall’Universita’ di Siena,  ha dichiarato che “Si è ancora nelle prime fasi dello sviluppo della molecola; bisogna effettuare altri studi fondamentali, per esempio capire quali possano essere gli effetti collaterali”. Il Professore spiega anche che nei test condotti sui pazienti affetti da leucemia, il farmaco ha attaccato e spezzato la struttura delle cellule malate dando ottimi risultati. Un motivo in più, secondo Lawler, per incrociare le dita e cercare di “offrire questa nuova speranza ai malati di cancro”.

Inoltre, il farmaco PBOX-15, si e’ dimostrato efficace anche nel trattamento della leucemia linfocitica cronica (Llc), il tipo di canco del sangue e del midollo osseo che rappresenta la forma di leucemia piu’ comune e diffusa in Occidente nei pazienti adulti, come evidenziato anche dalla rivista Cancer Research.

[Fonte: AGI]