Parkinson, arriva la neuromodulazione

di Valentina Cervelli 2

 La disabilità, più o meno grave, che il morbo di Parkinson comporta, spinge i ricercatori a trovare sempre più soluzioni in grado di dare al paziente una vita sempre più normale e non osteggiata dai sintomi. Tra le varie tecniche, ultimamente si è molto parlato della neuromodulazione.

Nel corso dell’incontro annuale sul tema, tenutosi qualche giorno fa presso l’Aula Brasca del Policlinico Agostino Gemelli, gli specialisti dei maggiori centri italiani di cura di questa patologia hanno tentato di fare il punto sulla tecnica e sui suoi vantaggi.

In Italia sono purtroppo più di 200.000 le persone affette attualmente dal morbo di Parkinson: ed il numero aumenta di circa 12mila casi ogni anno.  Il Parkinson è una malattia degenerativa, cronica, ma soprattutto progressiva che porta alla morte dei neuroni di alcune aree del cervello. I sintomi, come la riduzione della mobilità, la rigidità ed il tremore, possono essere contenuti sul breve e medio termine, ma sul lungo termine una cura effettiva ancora è latitante.

La neuromodulazione chirurgica è sicuramente la terapia attualmente più funzionante in tal senso. Introdotta circa 20 anni fa nei protocolli riguardanti la patologia è in grado di facilitare il movimento dei pazienti e modularne le funzioni alterate. E proprio a tal proposito si è parlato dell’importanza dell’intervento di tipo stereotassico, ovvero dell’azione possibile da intraprendere grazie al casco che con l’utilizzo di un computer e degli elettrodi permette di intervenire con precisione millimetrica nella zona da stimolare.

Ciò che è apparso decisamente confortante nel corso dell’incontro è che sebbene l’informazione sulla malattia spesso non sia adeguata ed aggiornata, sono diverse le tecniche messe a punto e già in uso da tempo pe combattere questa patologia. Non solo, diversi studi sono in atto, anche nel nostro paese. Attualmente, quello seguito con maggior interesse è quello della dott.ssa Beatrice Cioni, ricercatrice presso l’Istituto di Neurochirurgia della Università Cattolica di Roma, che riguarda un test randomizzato e controllato sull’efficacia della stimolazione della corteccia motoria.

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