Sindrome di Laron e immunità al cancro

di Redazione 1

Potrebbe essere celata nel corredo genetico di un gruppo di cittadini di Loja, in Ecuador, una delle più efficaci armi anticancro mai scoperte dalla ricerca scientifica. Ad accomunare queste persone la Sindrome di Laron (altrimenti detta Sindrome di resistenza primaria all’ormone della crescita), una malattia genetica molto rara (ne risultano affette circa 180 persone in tutto il mondo) dovuta a una mutazione nel gene del recettore dell’ormone della crescita GH (che risulta assente), che causa bassa statura/nanismo, obesità, acromicria, ipotonia muscolare, ipogonadismo e ipogenitalismo.

Secondo il pediatra israeliano di fama mondiale Zvi Laron, direttore della unità di ricerca di endocrinologia e diabete del Centro medico Schneider di Petach Tikwa a Tel Aviv, i cosiddetti “Nani di Laron” sarebbero infatti immuni da tumori. L’esperto ha infatti analizzato il dna di 222 persone affette da nanismo, 129 delle quali afflitte dalla suddetta sindrome e tutte sono risultate immuni al cancro, diversamente da quanto rilevato per i loro congiunti di primo grado, tra i quali figuravano diversi casi di tumore.

Le persone affette dalla Sindrome di Laron sono spesso di origine ebraica, fino al 1990 la metà di esse risultava infatti proveniente da territori israeliani, e per questo motivo si presume che gli abitanti di Loja colpiti da questa patologia siano discendenti degli ebrei spagnoli convertiti forzatamente al cristianesimo e trapiantatisi in America Latina (i cosiddetti marrani).

A far propendere gli studiosi per questa ipotesi la loro consuetudine di contrarre matrimonio all’interno della comunità e la diffusione di nomi di origine ebraica. Tuttavia non esistono prove certe di ciò. Mentre quel che i ricercatori, giunti da tutto il mondo in Ecuador, ritengono più importante è capire se lo studio approfondito della sindrome potrà condurre alla scoperta di una efficace arma genetica nella lotta contro il cancro.

Quanto alla terapia della Sindrome di Laron invece l’unico farmaco rivelatosi sinora efficace è il cosiddetto IGF-1.

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