SLA, speranza reale di cura dalle staminali

di Valentina Cervelli Commenta

Non si può parlare ancora di cura definitiva per la SLA, la sclerosi laterale amiotrofica, ma è di certo un punto a favore della ricerca e della lotta contro questa malattia neurodegenerativa quello segnato dai primi 18 trapianti di cellule staminali celebrali eseguiti dal prof. Angelo Vescovi.

Essi rientrano in una specifica sperimentazione relativa alla patologia condotta su dei pazienti italiani per mostrare la sicurezza di questo tipo di protocollo legato al trapianto di cellule staminali. Uno dei risultati più importanti raggiunti in questa studio di fase I? In 3 pazienti è stato riscontrato anche un evidente beneficio neurologico. Lo ripetiamo, si tratta di risultati preliminari che però danno la speranza di poter raggiungere in futuro ad una terapia che possa portare alla guarigione.

Le cellule staminali cerebrali umane sono state prelevate da feti abortiti spontaneamente e nel corso del follow up dei pazienti che hanno subito il trapianto non sono stati rilevati effetti collaterali importanti legati alla procedura: fattore questo che rende possibile continuare con lo studio considerando sicuro il protocollo di azione. E’ innegabile che come approccio terapeutico contro la SLA, questo appena presentato sia all’avanguardia rispetto a ciò che è stato provato finora. Questo non significa che sia azzardata a livello deontologico: essa infatti è in accordo con le regole dell’Agenzia Europea del Farmaco e le cellula staminali prodotte seguono il regime GMP e sono certificate dall’Aifa, l’Agenzia Italiana del farmaco.

Ulteriori conferme ad ogni modo si renderanno necessarie. La buona notizia è che i dati raccolti daranno modo agli scienziati di passare alla fase II della loro sperimentazione nel 2016: ovvero quella parte in cui potranno dimostrare l’efficacia del loro protocollo terapeutico contro la SLA. I pazienti coinvolti saranno tra i 70 e gli 80. Nel caso in cui anche questa parte dello studio dovesse portare dei risultati positivi si passerebbe alla fase III, quella in grado di dare il via libera alla terapia: le speranze di una cura per questa patologia si farebbero sempre più tangibili.

Photo Credits | Elena Pavlovich / Shutterstock.com

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