Influenza aviaria H10N8, c’è rischio pandemia?

di Valentina Cervelli Commenta

L’influenza aviaria del ceppo H10N8 è diventata la nuova preoccupazione degli scienziati cinesi. Non solo la pericolosissima H7N9 che continua a contagiare persone dal 2013 ma anche questa nuova variante, a quanto pare altrettanto spaventosa.

Al momento una sola vittima è stata registrata, una donna di 73 anni ricoverata a fine novembre in ospedale con polmonite e febbre e trattata contemporaneamente sia con antivirali che con antibiotici. Il caso è stato recentemente studiato e reso disponibile attraverso un articolo sulla rivista di settore The Lancet. Secondo gli esperti il ceppo H10N8 è frutto della ricombinazione di altri ceppi del virus dell’influenza aviaria. I campioni prelevati nella trachea della donna con un tampone orofaringeo hanno mostrato che tutti i geni di questo agente patogeno sono da ricondurre ad una origine aviaria. Le parole degli scienziati del Centro di controllo delle malattie infettive di Pechino sono abbastanza dure per quanto non allarmistiche:

L’analisi genetica del virus H10N8 indica che si tratta di un virus completamente nuovo, con caratteristiche tali da permettergli di riprodursi con efficienza nell’uomo. È importante sottolineare che il virus ha subito una mutazione nel gene PB2, che si ritiene associato a una maggiore virulenza e capacità di adattamento nei mammiferi, che potrebbe consentire al virus di diventare più contagioso per le persone.

Sarebbe quindi la sua capacità di contagio a rendere questo ceppo dell’influenza aviaria pericoloso. A quanto pare il suo tempo di incubazione sarebbe pari a quattro giorni e la donna potrebbe averlo preso all’interno di un mercato di pollame da lei visitato. Il condizionale è d’obbligo visto che i campioni raccolti in loco hanno dato esito negativo: nessuna traccia dell’H10N8 è stata rilevata.

Un nuovo caso sembrerebbe essere stato riscontrato a fine gennaio nella provincia dello Jianxi. A preoccupare, tra l’altro, è il fatto che fino ad ora il sottotipo N8 non era mai stato riscontrato negli esseri umani. La situazione, ad ogni modo, è costantemente monitorata per evitare il rischio di una pandemia.

Photo Credit | Thinkstock

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