Bambini troppo vivaci? Forse sindrome da deficit di attenzione e iperattività

di Redazione 1

Si sa, i bambini, per definizione, sono vi­vaci. Qualcuno più degli altri. Ma in questi ultimi anni è emerso un vero e proprio disturbo comporta­mentale che va sotto il nome di ADHD (Attention-Deficit/Hyperac­tivity Disorder), o più semplice­mente ADD (Attention Deficit Disorder), acronimo che sta per “sindrome da deficit di attenzione e iperattività’‘. Molti genitori non fanno che la­mentarsi e preoccuparsi per l’energia apparentemente ine­sauribile dei propri bambini, ma in pochi sanno come compor­tarsi quando questa vivacità si trasforma in un disturbo clinico concreto. Non lasciamoci prendere dal pa­nico e, innanzitutto, impariamo a distinguere tra una sana esuberanza e un’iperattività da curare.

 Non esistono ancora dei veri e propri test, ma bisogna osservare innanzitutto l’umore del proprio bambino. Un bambino affetto da ADHD infatti presenterà una situazione, sia a casa che a scuola, abbastanza complessa poiché si renderà conto lui stesso di essere in un certo senso “diverso” dagli altri, che spesso gli faranno notare questa sua particolare propen­sione al disturbo e lo metteranno in disparte. Se vostro figlio va me­diamente bene a scuola, ha degli amici ed è sereno, in generale po­trete stare tranquilli: ha solo biso­gno di sfogarsi!

In caso contrario, sarà bene con­tattare in primis il pediatra e poi, eventualmente, lo specialista per determinare la presenza o meno della sindrome. La diagnosi vera e propria avviene osservando la vita quotidiana del bambino, soprattutto nel rapporto con i suoi coetanei, sia nel gioco che nel contesto scolastico. Alcuni sintomi di questa sindrome sono: forte disattenzione (es. non ese­gue i compiti a scuola o fa errori di distrazione); non ascolta quando gli si parla; non esegue nessuno dei compiti che gli si assegnano, nemmeno a casa (es. mettere in ordine); perde spesso gli oggetti o viene distratto facilmente da sti­moli esterni; si mostra fisicamente irrequieto (muove mani e piedi in continuazione e non sta seduto); salta e corre continuamente, indi­pendentemente dalla situazione che sta vivendo; parla troppo, anche interrompendo gli altri; cerca continuamente il contatto fi­sico, anche in modo violento.

Il campanello d’allarme per poter definire il bam­bino seriamente iperattivo do­vrebbe dunque scattare in età scolare. Quando la presenza della sindrome viene invece confer­mata, esistono dei metodi e degli accorgimenti da intraprendere per arginare i possibili danni. Si con­siglia innanzitutto un approccio non farmacologico, ma psicolo­gico ed educativo del bambino per comprenderlo e saperlo gestire consapevolmente. Quando si ha a che fare con un bambino iperattivo, che la sua sia una sindrome conclamata o meno, bisognerà stabilire delle regole comporta­mentali, che varranno sia per lui che per i genitori.

Esiste anche un metodo farmacologico per curare la sindrome da deficit di attenzione e iperattività nella sua forma più grave (ossia, quando il bambino è eccessivamente aggressivo, ingestibile, senza alcun segno di miglioramento), ma sono state mosse infi­nite critiche al suo impiego in età evolutiva, in quanto comporta l’uti­lizzo di psicofarmaci piuttosto po­tenti. In Italia sono nate varie associazioni e campagne di far­macovigilanza perché non ven­gano usati tali metodi sui bambini. In ogni caso, è consigliabile affi­darsi ad un esperto (psicologo o neuropsichiatra) per consigli te­rapie non invasive, ricordando che l’assunzione di psicofarmaci ad una così giovane età deve essere ritenuto un rimedio estremo.

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