Stalking, Anna Oxa molestata da un medico: obbligato ad un trattamento psichiatrico

di Cinzia Iannaccio 4

Stalking: un nuovo caso di molestie. Protagonista stavolta, la splendida Anna Oxa. Il persecutore, un medico milanese di 61 anni. I due si erano conosciuti presso l’Associazione “Coscienza e Salute” di cui facevano parte. Una situazione comune, in cui si può fare amicizia e si ha l’opportunità di scambiarsi il numero di telefono. Cosa in questo caso accaduta ad una donna famosa, ma che abitualmente succede nelle relazioni sociali. Purtroppo però l’uomo ha cominciato ad insistere in modo pressante con telefonate ed sms che presto avevano perso i contenuti tipici del rapporto amichevole. Tutto ciò come sappiamo provoca paura, ansia e stress.

La cantante si è così veduta costretta a denunciare il fatto alle autorità. Effettuate le verifiche del caso  le forze dell’ordine dopo pochi giorni si sono recate a casa dell’uomo che nei messaggi e nelle telefonate aveva assunto toni minacciosi. Inizialmente il medico si è barricato in casa, ma alla fine si è fatto convincere ad uscire e a farsi condurre in ospedale per un TSO un trattamento sanitario obbligatorio, psichiatrico. Basterà?

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[Fonte:Agi]

Commenti (4)

  1. Adesso anche una telefonata di troppo (ma tropporispetto a cosa?) diventa molestia. Che dovrebbe dire allora chi dalla situazione naturale e dalle pretese femminili è costretto (magari suo malgrado) a telefonare, senza sapere se il tentativo avrà successo, ovvero sarà gradito, e ricevendo magari in cambio atteggiamenti di malcelata sufficienza, o addirittura di aperto di disprezzo, quando non di irrisione, perfidia e inganno?
    Vi sono due ipotesi che potrebbero vedere l’uomo non colpevole.
    1) buona fede di lui:
    2) stronzaggine di lei:

    SPIEGAZIONE POSSIBILE 1.

    SPIEGAZIONE POSSIBILE 2.

    1. Gli italiani avranno anche poca onestà, ma nonostante questo (o forse proprio per questo) la giurisprudenza è sempre stata rigorosa nelle definizioni e garantista nelle applicazioni.
    Ora si vuole fare un’eccezione a tutto ci proprio per “difendere le donne”, quindi per stupidità cavalleresca e demagogia femminista. Ecco dove vedo l’intenzione antimaschile!
    Anche l’omicidio è un reato grave, ma non si condanna qualcuno a trent’anni o all’ergastolo solo sulla parola dell’accusa. Invece nei casi di violenze/molestie si pretende di dire sotto sotto “per evitare che alcuni soprusi restino impuniti, nel dubbio bisogna denunciare e condannare” (vedi la Carfagna e il carcere preventivo per i soli accusati). Questo avviene di fatto lasciando alla presunta vittima il “diritto” sia a definire a posteriori e secondo i propri soggettivi parametri il confine fra lecito e illecito sia di far valere come prova la sua sola parola (legittimità confermata più volte dagli ermellini con ragionamenti degni dei peggiori sofisti e dimentichi dell’insegnamento kantiano sull’esistenza che non è un predicato).
    La premessa risiede proprio nell’introdurre fra le fattispecie di reato anche quanto non lascia tracce oggettivamente riscontrabili, anche quanto non ha oggettivamente nulla né di violento né di molesto ma ha la sola colpa di esprimere (in maniera più o meno poeticamente vaga o popolarmente schietta, nobilmente raffinata o banalmente triviale) disio naturale per il corpo della donna e di non essere a posteriori da questa gradito (dopo che per lo ha implicitamente indotto e socialmente preteso!), anche quanto non include nulla più del classico gioco delle parti fra maschio e femmina (voluto dalle donne e dalla natura, nel quale il primo fa la prima mossa, insiste, resiste ai no, ritenta e reinventa nuove strategie e la seconda fugge, si nega e lotta come chi vuol essere vinta, non per allontanare ma per accrescere disio, testare interesse, prendere tempo per decidere con calma, per verificare la presenza o l’eccellenza delle doti volute, per godersele se presenti o divertirsi comunque della situazione di potere psicosessuale se assenti), anche quanto viene commesso senza la benché minima violenza nel senso classicamente inteso con ci dal diritto e dalla ragione.
    C’è una differenza fra corteggiamento e molestia, fra perseveranza amorosa o anche solo amichevol e stalking?
    Ma l’uomo non può vedere, prima di provare, la differenza, perchè essa sussiste solo nel soggettivo gusto della donna inconoscibile a priori. Non è forse disprezzato chi, come me, se ne andrebbe al primo dubbio?
    Chi dice qusto o è un’eccezione o è una falsa.
    Esiste (in tali casi) almeno 1/2 di possibilità che i no della donna significhino non già inviti a desistere e ad andarsene, bensì a restare, riprovare, sorprendere con nuovi diversi tentativi, poichè da tale capacità di resistere ai dinieghi la donna misura il reale grado d’interesse dell’uomo (e quindi la propria avvenenza, appagando la vanità), accresce il di lui desio (e quindi il proprio potere), prende tempo per valutare con calma e senza impegno l’eventuale presenza o eccellenza in lui delle doti di sentimento e intelletto volute per un rapporto, per goderne già la presenza o dileggiarne l’assenza e per indugiare in quella situazione di preminenza erotica e di vantaggio psicologico data dall’essere sul piedistallo in quanto mirata e disiata di per sè per la bellezza innanzi a chi, messo alla prova con la tensione di un esame, deve offrire e soffrire di tutto per mostrarsi alla sua altezza (chi sostiene le donne non si comportino così quando sono davvero interessate ad un uomo mente per la gola): in tal caso l’uomo pu benissimo aver agito in buona fede (tanto più che chi interpreta quei no per dei veri no subisce il disprezzo a vita dalle donne quale pavido nel corteggiamento e finisce costretto a cercare la propria amante col telescopio fra l’intatta luna e le scintillanti stelle).
    Qui si sta difendendo l’ipocrisia delle donne.
    Le donne per prime pretendono che un uomo sia “insistente” e bollano come pavido chi (come me) non lo è (non lo vuole essere perchè non ama sentirsi disiante prima che disiato).
    Le donne per prime non concedono sì espliciti ma usano i no come prova per chi a loro interessa di più!
    Esisterà sicuramente il vero molesto e il vero violento disinteressato al consenso della donna e desideroso solo di costringerla, ma esiste anche il corteggiatore inesperto che, in tutta buona fede, non pu sapere se la donna si sta negando perchè non interessata o…proprio perchè interessata. Solo andando avanti e scoprendo le carte potrà saperlo (e cercare di intuire se e come insistere o ritirarsi).
    E chi agisce in buona fede (e senza fare nulla di oggettivamente violento o minaccioso) non può essere considerato colpevole di un reato solo perchè non possiede quelle doti seduttive e quelle abilità diviniatorio-corteggiatorie pretese da quella singola donna!
    Chi corteggia deve giocoforza agire per primo. Non si può sapere in anticipo in una sfera tanto soggettiva se il tentativo avrà successo (ovvero se sarà gradito). E se i primi tentativi (la cassazione ha sostenuto che per considerarea “reiterate” le molestie bastano due sole volte) sono già potenzialmente reato, nessuno proverà più. Già così, per come se la tirano le occidentali si era fino a ieri al limite della sopportabilità.
    Ora alla naturale timidezza, alla razionale considerazione di non convenienza (nel dare tutto in pensieri, parole e opere per ricevere come funzione di variabile aleatoria), all’emotiva ritrosia a doversi sentire “sotto esame”, al rifiuto psicologico a trovarsi nella condizione del cavalier servente pronto a tutto per un sorriso e potenzialmente vittima d’ogni tirannia, umiliazione e inganno, si aggiunge pure il pericolo del carcere.
    La natura falsa di certe donne moderne come te non finisce mai di stupire.
    Natura ipocrita al massimo grado, perchè ti lamenti di chi insiste per tramutare in sì i tuoi no quando chi non insiste e sbaglia nell’altro senso (ovvero interpretando per un no vero un negarsi soltanto apparente e in realtà volto solo ad accrescere disio, a testare interesse e a guadagnare tempo per valutare e godersi le eventuali doti che si costringe l’uomo a mostrare, viene punito con l’eterno disprezzo delle donne per gli uomini “pavidi” nel corteggiamento e, quindi, con la castità a vita, … escluse), perchè ti lamenti di chi non ti lascia tranquilla quando chi lascia “tranquille” le ragazze, è definito “pauroso” e “non uomo” (per natura prima ancora che per cultura l’uomo è costretto alla fatica della conquista, per cui non pu né aspettare che la donna si faccia avanti per prima né chiedere a priori ed esplicitamente un permesso formale e scritto per questo o quello come fosse in un ufficio burocratico (giacché tal meccanicismo burocratico rovinerebbe qualsiasi naturalità dell’amore), ma deve tentare, deve agire per primo senza sapere se il suo gesto, la sua parola, il suo tentativo di contatto, saranno graditi: deve di volta in volta fare il primo passo (con il gesto, la parola e il tatto) e vedere le reazioni. E queste non sono quasi mai esplicite e dichiarate o verbali (le parole in certi momenti sono di troppo), ma quasi sempre implicite, nascoste in sguardi, sorrisi, gesti, movimenti di tacita accettazione, respingimenti finti o finte lotte di chi non vuol vincere, o addirittura, come fra gli animali, fughe di chi vuol essere seguita e “parole” e suoni che sembrano di diniego e invece invitano a insistere e vincere le resistenze. Come chiunque in guerra sia costretto a dare battaglia, l’uomo deve agire senza sapere se la propria azione avrà successo, non pu l’uomo chiedere al “nemico” quale attacco gradisca, ma deve provare, rischiare, sorprendere, insistere e resistere, per scoprirlo, regolandosi poi in base alle reazioni. Solo l’esito della prova pu dirgli se procedere nell’attacco o ritirarsi. Prima del contatto (sia esso con la parola, lo sguardo, il gesto o il tocco), infatti, neppure la donna pu sapere se volere o non volere, giacché certe cose si valutano per esperienza, non per speculazione: non esiste donna che non sia … pronta a concedersi a prescindere da tutte quelle sfumature di luci, parole, sospiri, sguardi, carezze, labbra sfiorate, frasi non dette e pensieri non mai immaginati che solo la situazione ambientale crea e nessun ragionamento aprioristico pu far realmente provare. E prima di poter valutare la reazione della donna nemmeno l’uomo pu essere sicuro di essere stato accettato o meno. E se lo stesso primo tentativo vale come molestia e addirittura l’errore nell’interpretare la reazione della donna come stupro, allora tutti gli uomini andranno giustamente a … ), perché dici di essere tranquilla quando il tuo agire consiste nell’indurre l’altro all’azione alla cieca (e poi giudicare se questa non ti piace):
    le donne per prime in genere pretendono che sia l’uomo a sopportare i rischi e le fatiche della cosiddetta conquista (ad agire o inscenare e indovinare quanto a loro gradito), e poichè in una sfera tanto soggettiva come quella amorosa quanto piace all’una dispiace all’altra (e prima di conoscerlo per esperienza non lo si pu indovinare per speculazione) bisogna sempre tentare senza sapere a priori se il tentativo avrà successo (ovvero sarà gradito), poichè una preventiva dichiarazione, una richiesta esplitica, o comunque un rigido schematismo comportamentale fugherebbero ogni effetto sorpresa, ogni atmosfera erotica ed ogni spontaneità necessaria alla riuscita dell’amor naturale, non si possono dichiarare tutte le intenzioni, richiedere tutte le autorizzazioni, o domandare ove la controparte gradisca “l’attacco” (come non lo si potrebbe fare con il “nemico”), ma si deve procedere per tentativi regolandosi poi su come procedere o ritirarsi in base alle reazioni (a come si vienea accettati o respinti), tentando di indovinare dalle parole dette e da quelle non dette quali siano le reali intenzioni della donna, e poichè la donna pretende di sentirsi conquistata non è accettato arrendersi ai primi dinieghi, ma bisogna (come nelle battaglie) insistere, resistere e contiunuare nel rischio e nello sforzo, e se già il primo tentativo pu essere considerato a posteriori molestia e la riuscita in quella schermaglia amorosa pretesa dalle donne per sentirsi “conquistate” (e nella quale all’uomo spetta di inseguire chi, fuggendo, vuol essere seguita e di vincere le resistenze di chi, lottando, vuole essere vinta) addirittura stupro, allora si dice a tutte le “normali” grazie e arrivederci e ci si rivolge solo e soltanto alle prostitute, le cui modalità sono chiare ed esplicite, le cui pretese sono soltanto economiche e con le quali sono dunque possibili accordi razionali, consensuali e noti a tutti a priori su cosa fare e non fare, senza inganni, ferimenti o fraintendimenti.

    2.
    La donna ha consapevolmente, per capriccio, vanità, interesse economico-sentimentale o gratuito sfoggi di preminenza erotica, lasciato credere che l’amicizia stesse profondandosi in sentimentale, per poi sorprendersi dell’illusione dell’uomo. Prima le donne instillano la follia nell’animo altrui, poi si lamentano se le reazioni di chi hanno reso folle vanno al di là della ragione!
    Più in generale, il “fare le stronze” (ormai divenuto costume nei luoghi di divertimento come in quelli di lavoro, negli incontri brevi e occasionali per via o in discoteca come in quelli più lunghi e sentimentali), ovvero trattare con sufficienza o aperto disprezzo chiunque tenti un qualsiasi avvicinamento erotico-sentimentale, mostrare pubblicamente, per capriccio, vanità , aumento del proprio valore economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza, le proprie grazie solo per attirare, illudere e sollevare nel sogno chi poi si vuole far cadere con il massimo del fragore, della sofferenza e del ridicolo, diffondere disio agli astanti e attrarre a sè (o addirittura indurre ad arte a farsi avanti e a tentare un approccio) sconosciuti che non si è interessate a conoscere ma solo a ingannare, far sentire nullità e frustrare sessualmente, dilettarsi a suscitare ad arte disio per compiacersi della sua negazione e di come questa, resa massimamente beffarda, umiliante e dolorosa per il corpo e la psiche da una raffinata, intenzionale e premeditata perfidia, possa far patire le pene infernali della negazione a chi è stato dapprima illuso dal paradiso della concessione, attirare e respingere con l’intenzione di infliggere continuamente tensione psicologica, ferimento intimo, senso di nullità , irrisione al disio, umiliazione pubblica e privata, inappagamento fisico e mentale degenerante se ripetuto in ossessione e disagio scivolante da sessuale ad esistenziale (con rischio di non riuscire più a sorridere nel sesso e di avvicinarsi ad una donna senza vedervi motivo di patimento, tirannia e perdita di ogni residuo interesse per la vita), usare insomma sugli l’arma della bellezza in maniera per certi versi ancora più malvagia di quanto certi bruti usino sulle donne quella fisica) non è un diritto, è una vera e impunita forma di violenza sessuale psicologica ai nostri danni, perchè i danni (piaccia o no al femminismo) esistono (e vanno dalla cosiddetta “anoressia sessuale” al suicidio, dal precoce bisogno di prostitute ad un disagio psichico ora celato con l’ironia ed ora pronto ad esplodere in eccessi di aggressività: che per millenaria consuetudine “cavalleresca” o per moderno appiattimento sul femminismo, gli uomini tendano a negare spesso anche a loro stessi le proprie sofferenze, non toglie che essi in tali casi siano davvero vittime).
    Quando ero giovane tentavo anche di vedere le donne sempre come gemme rare e preziose da difendere e proteggere ad ogni costo e sognavo di poter essere il loro cavaliere e il loro poeta-cantore d’immortalità.
    Poi, dopo essere stato trattato con sufficienza se non con aperto disprezzo non da miss italia, ma da donne di bellezza men che mediocre, dopo aver sperimentato quanto illusorie siano le credenze sull’anima gemella con cui dialogare come il poeta alla luce della luna confidando i teneri sensi, i tristi e cari moti del cor, la ricordanza acerba, dopo aver toccato con mano l’esistenza di donne il unico scopo esistenziale pare quello di suscitare ad arte il desiderio per poi compiacersi della sua negazione e infliggere così tensioni psicologiche, ferimenti intimi, sofferenze emotive, irrisioni al disio, umiliazioni pubbliche o private, dolori d’ogni sorta nel corpo e nella psiche, inappagamenti fisici e mentali fino all’ossessione e disagio da sessuale ad esistenziale, al solo fine della propria vanagloria, del proprio patologico bisogno d’autostima, del proprio sadico diletto, del proprio interesse economico-sentimentale o del proprio gratuito sfoggio di preminenza erotica, dopo averle viste trattare l’uomo come uno specchio su cui testare la propria avvenenza, un pezzo di legno innanzi a cui permettersi di tutto, un giullare da far impazzire e illudere per crudele scherno e poi deludere, un burattino da manovrare per divertimento e poi gettare a piacere dopo averlo irriso, e averle addirittura sentito affermare esplicitamente il loro ruolo essere quello di usare l’illusione della bellezza come arma per far patire gli uomini fisicamente e mentalmente, per tenerli ad arte nell’inappagamento corporale e psicologico, per farli sentire un nulla innanzi a loro, per tiranneggiarli in ogni ambito, per rendere la loro vita un susseguirsi di irrisioni d’ogni sorta, di umiliazioni private e pubbliche e di frustrazioni sempiterne d’ogni disio, per gettarli in un abisso di pene da inferno dopo aver promesso il paradiso, per rendere loro impossibile vivere la sessualità in maniera tranquilla e appagante, e far dimenticare il sorriso e la libertà dei giorni in cui ancora non si amava, per togliere ad essi ogni altro interesse per la vita ed ogni residua speranza di gioia, e il ruolo dell’uomo dover essere quello di accettare sorridendo senza fiatare tutto questo e tutto faticare, tutto offrire, tutto soffrire per loro nella vana speranza, dopo aver visto coetanei indotti non solo alla depressione, ma persino al suicidio dalle donne dalla cui bellezza e dal cui veleno sentimentale sono stati intenzionalmente illusi e morsi, ho lasciato perdere ogni prospettiva cavalleresca, ho cambiato idea, ed ora credo nella necessità di avere sempre delle armi per pareggiare in desiderabilità e potere la bellezza femminile, non perchè le donne siano tutte malvagie e perfide, ma perchè non è nè moralmente nè razionalmente accettabile che un uomo possa trovarsi senz’armi alla mercè di quel sottoinsieme di tiranne vanagloriose e di stronze prive di limiti, regole e pietà che potrebbe incontrare abbandonandosi ingenuamente all’arte del corteggiar pulzelle (prima del contatto non si può sapere se una fanciulla sia stronza e già dopo il primo contatto o si è già stati feriti nel corpo o nella psiche o è troppo tardi per poter sfuggire alla trappola, alla tirannia, all’inganno o alla perfidia che la stronza di turno ha preparato senza farcene accorgere). Come non sarebbe accettabile che una fanciulla innocente possa trovarsi senza difesa alla mercè di un sottoinsieme di uomini violenti e privi di scrupoli.
    Detto per inciso, per difendere le fanciulle dai bruti vi sono gli organi di polizia e le leggi, ma per difendere i fanciulli dalle stronze non sono nè state istituite leggi nè tantomeno si sono instaurati costumi (stupdità cavalleresca e demagogia femminista incentivano al contrario lo stronzeggiare senza limiti nè remore nè regole, dato che permettono alla donna letteralmente di tutto davanti all’uomo senza dover temere le reazioni per via del suo status di intoccabile che la rende arrogante peggio delle scimmie sacre del templio di benhares).

    SPIAGAZIONE POSSIBILE 3

    Alt.
    Fermi tutti.
    Ho trovato questo in un sito più serio:
    http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-5e71ed2a-2220-4d99-9ad3-a972066ae868.html

    “ha iniziato infatti a tempestarla di messaggini e telefonate, privi di minacce o riferimenti sessuali, ma molto insistenti”

    Quindi, probabilmente, c’è una terza ipotesi
    3) Ella ha smesso improvvisamente e inspiegabilmente a rispondere alle telefonate amichevoli o di lavoro. Il medico, che magari aveva bisogno di un parere o di un’informazione, ha continuato a chiamare e lasciare messaggi (all’oscuro del fatto che all’improvviso e senza motivo ella non volesse più parlare con lui) come si fa sempre quando si cerca qualcuno che non risponde. E lei, che magari si è “dimenticata” di dire al medico di non disturbarla più, va alla polizia.
    E questa fa irruzione in casa di uno stimato medico trattandolo come un delinquente per la sola parola di una donna di spettacolo! Certo, anch’io mi sarei barricato in casa! E avrei pure aperto il fuoco contro questi carabinieri-cavalieri sempre pronti a servire, riverire, proteggere le femmine secondo le leggi femministe come quelle sullo “stalking”, sul divorzio e sulla cosiddetta “violenza sessuale”. Schifo, schifo, schifo.

  2. @ Flavio Zabini:
    Ciao, mi permetto di risponderti a tono.
    1. Il sito più serio che tu hai citato con la frase “privi di minacce….” è l’unico che afferma ciò. Il mio spunto è stata l’ AGI http://www.agi.it/rubriche/ultime-notizie-page/201104031426-cro-rom0426-stalking_anna_oxa_denuncia_medico_per_molestie, dove si parla di toni sempre più minacciosi. Solitamente approfondisco su più fonti ed anche rai 1(visto che la rai è seria, parla di minacce, anzi usa il termine “maniaco”.
    http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-df677e0b-0e53-4130-a621-240d12b23c29.html. Inoltre le agenzie con le parole “minacce” sono state lette in diretta alla Oxa ieri pomeriggio….
    2. Lo stalking non è un problema solo femminile, anche gli uomini vengono colpiti, solo con minore frequenza
    3. la differenza tra corteggiamento amoroso e molestia? A 15 anni l’incertezza adolescenziale (almeno ai miei tempi) crea certe incertezze. Ma durano poco. Se una donna o una ragazzina dice NO è NO, non forse. Se un amico non risponde x 10 volte ai messaggi, che fai continui a mandarglieli o lasci perdere? Cosa c’è di non chiaro in questo?
    4. Se pure i toni non fossero stati minacciosi, essere tempestati di telefonate e sms è sempre una molestia.
    5. Se in un approccio sessuale una donna ci ripensa all’ultimo momento e l’uomo prosegue nel suo intento è violenza sessuale e non stronzaggine: un rapporto sessuale consenziente deve esserlo fino alla fine, e se ci si ripensa, vuol dire che il ragazzo in questione non si sta comportando come deve, che crea un disagio….
    6. Ce ne sono tanti di stimati medici, avvocati, pittori, operai (in generale mi scuso con le categorie, è per dire)…..stolker!….
    7. La Oxa non ha mai cercato pubblicità, non lo avrebbe mai fatto in questo modo.
    8. Sai perché è importante la legge sullo stalking? Perché occorre mettere un limite alle persone che ancora oggi ragionano come te, che pensano seppur ingenuamente di poter insistere in nome dell’amore o della stronzaggine delle donne.
    …scusami veramente, ma sono stata vittima dai 15 ai 30 anni di uno che mi tempestava di telefonate, anche mute, ma che creavano tanta ansia….mi lasciava anche dei fiori sulla macchina, e non mi sembravano un corteggiamento, ma una minaccia funerea. E non ho mai saputo chi era. Il tutto è finito solo quando ho cambiato casa. Non c’era la legge e le denunce non arrivavano mai a buon fine. Per cui se sei veramente in buona fede, cerca di comprendere cosa lo Stalking comporti. Ti prego.

  3. @ Cinzia Iannaccio:
    1) Che sia la presunta vittima a parlare di minacce non prova nulla.
    Che altre agenzie parlino di minacce significa ancora meno data la superficialità dei giornalisti. Purtroppo il modo di dare le notizia politicamente corretto in senso femminil femminista mi induce a pensare a questo: se un sito si premura di scrivere che non vi sono toni minaciosi, lo fa perchè lo ha verificato, se gli altri ne parlano, lo fanno (senza verificare nulla) perchè ne parla l’accusatrice e perchè quando si parla di donne si pone sempre davanti il caso più grave immaginabile.

    2) Questo non significa nulla. Non perchè ne possano usufruire anche gli uomini la legge diventa più sensata. La minore frequenza è dovuta al fatto che spetta a noi corteggiare e non a voi (solo chi deve fare può sbagliare). E al fatto che noi sembriamo crudeli, voi lo siete, voi sembrate sentimentali, noi lo siamo.

    Nel cosiddetto “stalking”, come in tutto ciò che non ha una realtà in sè ma è pura parola importata d’oltreatlantico, è d’uopo distiguere il reale dall’immaginario, i fatti dalle parole. Bisogna dunque chiarire sempre se i fatti contestati sono oggettivamente violenti e minacciosi (come tentativi insistenti di aggressione o lettere minatorie) o se vengono definiti tali solo dalla soggettiva (suggestiva o intenzionale che sia) interpretazione della presunta vittima e in realtà, lungi dal contenere violenza o minaccia, non si distinguono da normali atti quotidiani (come telefonare ad una persona conosciuta o aspettare un’amica sotto casa) altrimenti non costituenti reato (e che sono resi penalmente rilevanti solo, per via della follia giuridica importata in Italia dalla Carfagna, a posteriori e a discrezione della denunciante).
    Nel primo caso, si tratta di fatti comunque puniti anche prima dell’invenzione carfagnesca (mai è stato ammesso in uno stato di diritto minacciare o usare violenza verso un altro cittadino). Il fatto che molte volte “la polizia non facesse nulla” poteva solo significare che: a) non si trattava di fatti gravi, ovvero producenti danni oggettivi, rilevanti e riscontrabili; b) conformemente al lassismo giuridico di una nazione in cui le madri assassine non vedono manco il carcere e i delinquenti abituali non vengono manco inseguiti e condannati, non si calcava la mano più di tanto nè nella rapidità d’indagine e d’azione dell’autorità di ps nè nell’entità delle pene comminate. Anche nel caso di fatti gravi (che venivano puniti comunque, come l’omicidio), essi non dimostrano affatto una maggiore violenza del genere maschile, ma semplicemente la sua condizione di disagio e costrizione cui non resta altra via d’uscita dalla ribellione violenta.
    Lungi da me dare sempre ragione agli uomini o giustificare tutti gli omicidi.
    Senza entrare nei motivi per cui “vendicarsi” di un ex-partener (di ambo i sessi) possa essere giusto o sbagliato, noto solo quanto è sotto gli occhi di tutti.
    Quando una donna (a torto o a ragione) vuole vendicarsi di un uomo, ha dalla natura a disposizione tutte le armi (la perfidia sessuale, l’inganno sentimentale, il veleno amoroso, la tirannia erotica, la capacità d’intrigo, l’uso strumentale delle persone o delle leggi, la violenza indiretta, la violenza psicologica, la violenza della debolezza, il vittimismo) per ucciderlo o indurlo al suicidio, per sbranarlo in senso economico-sentimentale, per distruggere la sua vita e la sua psiche senza commettere formalmente reato o anche facendo sì che altri commettano il reato per lei (Salomè madrina delle mandanti) e (anche qualora per strano caso priva di tali doti naturali di seduttrice o manipolatrice) ha dalla cultura tutti i modi per rendere la condizione esistenziale del proprio ex simile a quella dell’esule ottocentesco, privato di famiglia, casa, roba, depredato di ogni avere, allontanato dai figli e dagli affetti materiali e morali, derubato di ogni possibilità materiale e morale di rifarsi una vita e di ogni residua speranza di felicità (quando non della stessa libertà e della stessa salute con le ormai solite false o strumentali accuse cui seguono carcerazioni preventive, spese insostenibili e cazzi e mazzi vari), non infrangendo la legge, ma anzi sfruttandola.
    Quando un uomo (a torto o a ragione) vuole vendicarsi della propria ex, non ha invece altro modo che inveire contro di lei per strada e minacciarla con le uniche armi che possa agitare di persona (una volta che quelle delle legge sono oramai schierate a senso unico “in protezione della donna”), specie dopo che un giudice lo ha privato di tutto.
    Nel secondo caso, quando nulla di violento è commesso, ma solo tentativi (magari patetici o goffamente poetici) di riallacciare il rapporto sono manifestatamente espressi e reiterati, si tratta della dimostrazione di quanto detto da Nietzsche: “le donne sembrano sentimentali, gli uomini invece lo sono. Gli uomini sembrano crudeli, le donne invece lo sono”.
    Se davvero spesso gli uomini non possono rassegnarsi alla perdita dell’amata (come non vi si sono rassegnati i poeti da Tibullo a Petrarca) è solo e soltanto perchè quanto per le donne, alla fine, è solo un mezzo per ottenere apprezzamenti, appagamenti di vanità, sicurezza per la prole, bella vita per sè, regali, mantenimenti o anche solo momenti psicologicamente piacevoli, per gli uomini è davvero, parafrasando il Tasso, “vita de la loro vita”, un’essenza e un senso vitale senza i quali la vita stessa perde significato e al di là dei quali resta solo la possibilità di uccidere o essere uccisi. Se solo gli omicidi commessi per mano maschile fossero maggiori di quelli compiuti da donne, allora si potrebbe (volendo rimanere ciechi alle motivazioni di chi di fatto viene in occidente dalle donne vampirizzato con beneficio di legge) ancora ammettere per ipotesi la tesi della “violenza maschile”. Poichè invece, parallelamente, anche i suicidi amorosi sono maggiori da parte degli uomini, allora si deve concludere in favore della mia tesi.
    E far passare per maggiore malvagità quanto è invece maggiore e più profonda sentimentalità significa avere nel cuore non il chiaro di luna, bensì il NERO DI SEPPIA.

    Suffragherò queste mie considerazioni con i fatti.
    Quando la legge dello stalking fu approvata, il primo a finire in carcere fu un ragazzo sentimentalmente fragile (la madre lo aveva abbandonato, segnando così la sua psiche e i suoi rapporti con le donne) “colpevole” di aver tentato più volte di avvicinare (senza alcuna intenzione minacciosa o violenta oggettivamente dimostrabile, altrimenti sarebbe stato condannati ben prima per violenza privata o minacce) la ex-fidanzata che lo aveva lasciato dopo quasi una decina d’anni di rapporto intimo. I giudici ebbero il coraggio di metterlo addirittura in carcere prima del processo e l’avvocata disse che l’esperienza, per quanto dura, era servita a “farlo crescere”. Ora io non so quale cuore possa sentire giusto condannare chi già soffre per amore, considerare vittima la donna che ha provocato tale sofferenza solo perchè riceve qualche telefonata o qualche tentativo d’approccio di troppo e carnefice l’uomo che soffre e non trova altro modo per esprimere la volontàò di ritrovare l’amore perduto, ma so che nessun cervello sano può considerare “formativo”, specie per una persona giovane, immatura, non tendenzialmente delinquente, anzi psicologicamente fragile, un ambiente di violenza, inganno e sopraffazione quale il carcere.
    La vicenda mi colpì. Scissi questo, ma non lo pubblicai.
    [quote] Che cercare di avvicinare persone con le quali si sono intrattenuti rapporti sentimentali comporti il rischio del carcere (e per la solita vaghissima definizione omnicomprensiva del reato voluta dalla demagogia delle propugnatrici e la presunzione di colpevolezza de facto, come tipico dell’inquisizione femminista, rischia lo stalking anche chi non fa nulla di oggettivamente nè violento nè molesto, nè tantomeno minaccia o danneggia) è qualcosa di talmente crudele, perverso, eccessivo e iniquo da potere essere considerato giustizia soltanto dalla perfidia femminil-femminista. Chi agisce preda della follia amorosa dovrebbe semmai avere riconosciute (qualora compia qualcosa di oggettivamente sbagliato) delle attenuanti, non delle aggravanti (o addirittura delle definizioni di reato per cose banali come telefonate, regali, sms o tentativi di incontro per strada che altrimenti reato non sono). Due parole sui maschi. I maschi sono, almeno nelle cose afferenti l’amor naturale, assai più ingenui delle femmine, amano credere davvero alle favole, quasi in ogni caso (al contrario delle donne, che al principe azzurro credono solo quando vedono lo splendore di ori, castelli e regali) e quindi sono più soggetti, già per debolezza propria (conseguente il naturale trasporto per la bellezza, o, meglio, per la sua illusione, poi facile a profondarsi in complicazioni sentimentali e spesso cosmiche) a cadere in quella trappola erotico-sentimentale (e a volte anche economico-sentimentale) che il volgo vile chiama “amore” (e nella quale vi è tutta la crudeltà dalla natura anche quando la donna in oggetto non ha nulla di intenzionalmente malvagio). Una legge davvero giusta (ovvero protesa, in ogni campo, a difendere i più meno difesi per natura) dovrebbe semmai punire quelle femmine che, per vanità, capriccio, sadico diletto, interesse (materiale o morale d’autostima) o gratuito sfoggio di preminenza o qualsiasi altro strampalato o sensato motivo sfruttano per i loro fini la predetta debolezza e usino le armi erotico-sentimentali a loro disposizione per natura provocando consapevolmente danni alla psiche di chi nella vita le incontra (più o meno occasionalmente). Qua invece si infierisce su chi già soffre a causa dell’amore per una donna (a volte senza la volontà di quest’ultima, a volte invece per sua precisa volontà). Non dico che tutte le vittime di stalking siano delle stronze, ma sono pronto a scommettere sull’esistenza, fra di esse, di un certo numero di perfide e di mentitrici, cui la legge serve da strumento di arbitraria vendetta o da ulteriore arma per infierire su chi già hanno sbranato sentimentalmente, economicamente o psicologicamente. Penso che chi ha sostenuto questa legge meriti di incontrare almeno qualche volta nella vita un insieme di uomini in grado di far loro provare lo stesso dolore fisico e mentale e di produrre la medesima devastazione psicologica e la stessa umiliazione sessuale. Avete già capito cosa intendo e non faccio eccezioni nemmeno alle amiche. [/quote]

    Pochi giorni fa un altro ragazzo, la cui unica colpa è stata quella di litigare con la fidanzata, è stato finalmente assolto dopo mesi e mesi di custodia cautelare in carcere causata solo dal fatto di essersi trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato dopo la denunzia della cognata (egli non poteva ancora sapere di essere stato denunciato per stalking e diffidato dall’avvicinarsi da quella casa, e soprattutto non aveva fatto nulla nè di male nè di simile allo stalking pur secondo le femministe).

    http://falseaccuse.blogspot.com/2010/09/unaltra-vittima-di-false-denunce-sei.html

    Questo succede quando, per via di un abominio giuridico importato da oltreatlantico ed inserito a forza nel nostro ordinamento, fatti altrimenti non costituenti reato possono divenire penalmente rilevanti sulla sola parola della presunta vittima (cui sono di fatto concessi i poteri sia di definire il reato in abstracto sia di stabilire la sua sussistenza nel caso concreto).

    Commentano le giornaliste “si moltiplicano le denuncie, sono ormai 4000 le donne che usufruiscono di questa legge” (come se la denunzia sola equivalesse ad una dimostrazione di effettiva gravità e soprattutto realtà dei fatti contestati).

    Sfido che le denunzie aumentano! Anche senza avere fantasia e limitandosi a constatare la tendenza al litigio e all’esagerazione (da ambo i sessi) del popoli italico, appaiono evidenti le possibili (e, come mostrato dai fatti citati, reali) applicazioni della legge (ben diverse dalle esigenze di “pubblica sicurezza” nel cui minestrone sono state approvate) e il loro rischio di “sistematicità”. Se la definizione del confine fra lecito e illecito si basa sulla soggettiva sensibilità della presunta vittima senza alcun obbligo di raffronto oggettivo con il reale (lo “stato di ansia” di cui parla la legge non è scientificamente definito e, poichè la decisione del giudice si può basare sulla sola parola dell’accusa in assenza di riscontri oggettivi, è come decidesse la donna stessa la sussistenza del reato nel caso concreto) allora chiunque, per qualunque motivo (dal ricatto premeditato al capriccio di giornata, dalla vendetta arbitraria al gratuito sfoggio di preminenza sociale nell’esser presa a priori quale unica fonte di sensibilità e verità umane mentre l’altra campana è tenuta a tacere e se parla considerata solo degna o del riso o del disprezzo), può, in qualunque momenti, accusare qualunque uomo per il più normale degli atti (dicendo che le ha “messo ansia”), se i provvedimenti restrittivi della libertà possono essere emessi anche prima e anche senza riscontri oggettivi e testimonianze terze delle presunte violenze o minacce, allora le ex-mogli troveranno comodo, come prima mossa, usare lo stalking come arma per rendere inefficace l’affido condiviso dei figli o per trattare da una posizione di forza la causa di divorzio. Ecco da dove saltano fuori i “grandi numeri dello stalking contro le donne”!

    Ecco perchè dico che il motivo della legge sullo stalking non sono le fantomatiche e presunte molestie ma la demagogia femminista che vuole dare alle stronze in occidente un’arma in più per infierire sugli uomini alla bisogna.
    Può sinceramente essere considerata positiva una legge che produce i fatti sopra indicati (e non mi si dica che la sua assenza produrrebbe uxoricidi: essi esistono come esistono gli omicidi e possono e debbono essere perseguiti allo stesso modo, senza fare prima il processo alle intenzioni, rendendo reato un atto non ancora violento solo perchè nella testa della presunta vittima anticiperebbe una futura più grave violenza: altrimenti secondo tale principio tutti i cittadini di tutti i sessi dovrebbero essere messi ai domiciliari per prevenire tutti i reati)?
    E come debbono essere considerate le donne che l’hanno sostenuta?

    3) Ti ripeto, se tu non pretendi dall’uomo l’insistenza o, se vogliamo, la perseveranza nel corteggiamento, se non usi questa per misurare il reale grado di interesse dell’uomo o il tuo reale potere di attrazione, per accrescere il di lui disio o la tua vanità e il tuo valore “erotico-sentimentale”, sei o un’eccezione o una bugiarda.
    Le donne moderne sono perfide perchè non solo pretendono di mantenere, in un’epoca in cui blaterano di uguaglianza e di moderni diritti, l’antico privilegio di quella maschiera di servitù (imposta a tutti gli uomini verso tutte le donne) chiamata galanteria, retaggio del medievo e indegna di un uomo libero (di cui tutto l’oriente ride come ne avrebbero riso i greci), ma soprattutto perchè anche quando mi vorrebbero non respingere ma attrarre
    pongono dei dinieghi, della ambiguità e delle difficoltà a mo’ di prova per testare l’interesse accrescere il disio, prolungare il momento di preminenza psicosessuale (in cui esse sono accettate per quello che sono -belle- mentre io sono costretto a fare qualcosa per sperare di essere considerato degno di accettazione, in cui esse possono già rilassarsi, abbandonarsi se vogliono alla voluttà o al sentimento, e divertirsi – a scelta con me o su di me – mentre io sono sottoposto alla tensione di un esame o comunque costretto a rimanere in me per mostrare di me quanto penso che per esse possa essere “il mio meglio”), valutare con calma la presenza o eccellenza in me delle doti da loro volute per un rapporto, iniziarsele a godere se presenti o a sbeffeggiarle se assenti. E se sbaglio in un senso (prendendo per inviti a riprovare, insistere e resistere dei no veri) rischio il codice penale, se sbaglio nell’altro (prendendo per no veri i dinieghi appositamente escogitati per mettermi alla prova ed attrarmi ulteriormente) sono sicuro di ricevere l’eterno disprezzo per i “pavidi nel corteggiamento”. Non è una situazione sostenibile!
    Io per primo sono favorevole a che i no siano no e i sì sì espliciti. Purtroppo sono le donne che amano usare un altro linguaggio (quello, appunto del forse).
    Non si è mai visto nessuno avere successo con donne che non siano prostitute dichiarate semplicemente chiedendo in maniera esplicita all’oggetto del suo disio di poter godere delle sue grazie corporali. Chi facesse così potrebbe suscitare solo o ilarità o sdegno, se non altro per il fatto di voler imporre un meccanicismo da stato burocratico nell’atto più naturale della vita. Obbligare (con la minaccia di pesanti pene detentive) un uomo a richiedere sì espliciti dalle donne significa dunque nella realtà dei fatti imporgli la castità a vita (puttane a parte).
    Chi ha avuto successo con le donne ha insistito e ha avuto la fortuna che la dama di turno ha interpretato l’insistenza come prova di interesse e non come molestia. Ma questo è soggettivo e soprattutto inconoscibile a priori!
    Chi aspetta dei sì espliciti finisce come me a cercare l’amata con il telescopio fra le vaghe stelle dell’Orsa e, come il Leopardi, a confidare i teneri sensi e i tristi e cari moti del cor alla luna ed alle stelle.
    Certo, se una non mi risponde ai messaggi io lascio perdere. Ma io, per costituzione “effemminata”, amo essere disiato più che disiare, quindi lascio perdere non solo se la risposta manca o è negativa, ma anche solo se, pur essendo positiva, non è corredata da manifestazioni di gioia evidenti. Ma io non sono un “uomo vero”. Per le donne sono trasparente. Io detesto insistere e corteggiare. Magari non verrò denunziato per stalking, ma sicuramente finirò come il Leopardi.

    4) Essere tempestati di telefonate è molestia solo se si ha detto esplicitamente di non voler più essere chiamati. Altrimenti l’altra parte può continuare a chiamare anche solo per preoccupazione sulla fine che abbiamo fatto, specie se si sparisce all’improvviso e senza motivo dopo aver tenuto un contatto amichevole quasi quotidiano.
    Chi ti dice che non si è in tale situazione?

    A me è capitato che un’amica, la quale fin dal primo momento della conoscenza ha mostrato un interesse addirittura “sospetto”
    (sembrava la più interessata, aveva chiesto ella il contatto mi contattava quasi tutti i giorni o era contenta quando lo facevo io, dichiarava continuamente di aver piacere a dialogare con me anzichè fare altro al pc e fuori, esprimeva a parole e sensazioni di gradire la mia compagnia e di percepire come attraenti, anche troppo, da far temere banali le sue risposte, i miei discorsi), dopo mesi di contatto quotidiano in chat, sia letteralmente sparita senza spiegazione nè preavviso, da un giorno all’altro. Ora, io, che non ero innamorato, mi sono limitato a mandarle uno o due messaggi a distanza di mesi per sentire che fine aveva fatto e a invierle gli auguri di Ferragosto. Se fossi stato invaghito, o anche solo interessato alla sua sorte, avrei dovuto essere perseguito per stalking se avessi continuato a cercare di contattarla come sempre, come secondo la sua abituale volontà? Anche se non mi ha mai e poi mai detto (come sarebbe stato suo diritto) di non avere più piacere a sentirmi? Anche se tutto il suo comportamento precedente mi avrebbe fatto supporre il contrario? E temere che la sua sparizione sia stata dettata da “causa di forza maggiore” (e quindi giustificante miei eventuali tentativi di rintracciarla)?

    Comunque, se un amico non risponde ai miei messaggi ed ho bisogno di lui, io continuo a contattarlo, perchè spetta a lui, se non per giurisprudenza almeno per educazione, dirmi gentilmente di non voler più avere a che fare con me. In caso contrario come faccio a sapere di non doverlo più cercare?

    5) Non volermi fraintendere apposta. Una donna (come un uomo) può sia rifiutare subito sia cambiare idea dopo, ma non può partire con l’intenzione di usare l’occasione del respingimento per ferire, irrire, umiliare. QUELLA è violenza sessuale psicologica (che sfrutta una debolezza psicosessuale dell’uomo con la stessa prepotenza con cui il ragazzo più grande sfrutta la debolezza fisica del più piccolo per tormentarlo). Spero tu riesca a capirlo.
    Proprio in tale suscitare disio solo per compiacersi della sua negazione (e di come essa, resa massimamente beffarda, umiliante e dolorosa possibile per il corpo e la psiche del malcapitato, possa suscitare le pene della negazione dopo il paradiso della concessione) dovrebbe integrarsi il reato di violenza psicosessuale femminile. Perchè? Per lo stesso identico motivo per cui si considera reato sessuale tutto quanto viola la psiche della donna nella sfera sessuale (anche se magari all’uomo non darebbe fastidio)! Perchè ferisce, irride, umilia nella sfera sessuale la psiche del soggetto (secondo i parametri propri del sesso cui appartiene, ovviamente).
    Se dici “per fortuna ciò non è reato” evidentemente sei una stronza patentata che giustifica la propria prepotenza sessuale. E vuoi affermare il diritto delle donne a fare le stronze contemporaneamente al dovere dell’uomo di non fare “il molesto”. Vuoi che il danno subito dall’uomo (sentirsi “oltraggiati”, ma io direi piuttosto “feriti, irrisi, umiliati, annullati nella psiche “dal fatto che la presunta avance non dia poi quel che sembra promettere prima”, ma io direi “dall’intenzione della donna di usare la debolezza erotico-sentimentale maschile per ferire, irridere, umiliare, far sentire nullità l’uomo attratto e disprezzato, al solo scopo di testare la propria avvenenza, compiacersi del proprio potere o addirittura godersi la sofferenza di corpo e psiche altrui) per via di una “libertà sessual-comportamentale femminile” (attirare tutti per poi selezionare chi eccelle nelle doti volute è inscritto nell’istinto femmineo, anche quando la parlantina o la coscienza lo nascondono o lo ignorano, e per questo viene presentato come “diritto della donna”, “liberta’ di essere noi stesse , di esprimerci e vestirci come ci pare” o “bello dell’essere donna” o “gioco della seduzione limitata ai sensi e non estesa al sesso”) non sia penalmente rilevante, mentre lo sia quello subito da una donna (sentirsi “molestata” da “advances maschili troppo insistenti”, ma io direi, poiché nessuno puo’ sapere a priori se il tentativo sara’ alla fine gradito e se la singola donna pretenda o meno una dimostrazione di tenacia e costanza dal corteggiatore anche a fronte di apparenti e apposite manifestazioni di non gradimento da parte di lei, “oggetto delle attenzioni naturalmente proprie al gioco della parti in cui il maschio fa la prima mossa, insiste, resiste ai dinieghi, insegue chi fugge per farsi seguire e vince nella lotta amorosa chi lotta per essere vinta”) per via di una “libertà sessual-comportamentale” maschile (mirare, disiare e cercare di ottenere la bellezza è parimenti inscritto nell’istinto maschile e quindi parimenti spacciabile per “diritto d’espressione dell’uomo”). Bella parità.
    Per non considerare poi come generalmente nel primo caso il danno a lungo termine per la psiche del soggetto sia non irrilevante (dall’anoressia sessuale al suicidio), mentre nel secondo sia risibile (non conosco donne suicidatesi per le troppe advances degli uomini, anche se tutte strillano per una mano morta o un complimento ose’). Quanto ferisce voi ma generalmente non noi dev’essere reato, quanto ferisce noi ma generalmente non voi no (per motivi ben comprensibili dalla biologia) no. Una legge paritaria dovrebbe o condannare o assolvere entrambi i comportamenti (ritenendoli “non rilevanti perchè afferenti una materia troppo privata e soggettivo” o viceversa “rilevanti perchè producenti nelle vittime tensione emotiva, sofferenza psicologica, potenziale disagio da sessuale ad esistenziale) e non DISCRIMINARE fra essi (come tu fai dicendo “per fortuna per la legge è così).
    La tua affermazione ha lo stesso valore di chi dicesse “grazie a dio in certi paesi costringere una moglie al rapporto non è reato”. Fai del tuo giudizio arbitrario la base secondo cui dire “questo deve essere reato e questo no”. Ma è proprio del fatto che anche il sentire maschile dovrebbe essere ascoltato dal legislatore e non solo quello femminile che si sta parlando!
    Non si sta ovviamente dicendo che debba esistere un obbligo di concedersi per tutte quelle che lo lasciano credere, ma un obbligo a non lasciarlo credere intenzionalmente se non lo vogliono: non è la stessa cosa! Come dire: “io non sono obbligato a trasferire un bene a tuo favore, ma se te lo prometto, magari in cambio di qualcosa – e nel caso dell’allumese il qualcosa possono essere fatiche, attenzioni, complimenti, regali, concessioni materiali o morali, sudditanze psicologiche, tensioni emotive, esposizioni sentimentali ecc. – e poi non lo attuo perché così, per vanità, disonestà, interesse in denaro o autostima, o sadico diletto, ho pianificato fin dall’inizio, allora commetto reato, esattamente come lo commette chi non mantiene quanto promette in qualunque ambito di scambio -e anche la sfera erotico-sentimentale ha un’economia (con l’aggravente che le sua monete sono la nostra vita, la nostra felicità, la nostra psiche).
    Il fatto che, fino a quando l’inganno non sia scoperto, la vittima maschile non si mostri (in genere) contraria agli atti seduttivi femminili non elimina affatto la gravità della stronzaggine, ma anzi, come su detto, la circostanzia. Anche la vittima di truffa prima di sapere della natura delle promesse altrui sembra contenta di accettare il “rapporto di scambio”. Questo non impedisce l’integrazione del reato di truffa (aggravata). Nel mio caso non perdo soldi, ma qualcosa di ancora più prezioso (specie se la stronzaggine è reiterata): la possibilità per il resto della vita di sorridere nel sesso o guardare con naturalità  a una donna e alla di lei bellezza, o comunque di approcciarmi alle ragazze senza vedervi una potenziale fonti di tirannie, inganni e perfidie, senza essere arrestato dal provare senso di nullità o di irrisione al disio davanti alla prima donna che mi mostri le grazie guardandomi poi con sufficienza o con aperto disprezzo (per non dire con ostilità minacciosa di denuncia) proprio mentre la miro e proprio perchè la miro (considerando con ciò colpa o difetto la parte più profonda, vera, delicata e sincera di me e della mia natura).
    Inoltre, il fatto che la natura mi spinga a disiare qualcosa non significa affatto che la mia mente e la mia psiche siano contente di essere sottoposte (senza che me lo sia stato chiesto) a tale disio (sia che secondo natura indugi nel mirare ed attendere, sia che, contro-natura, mi sforzi di guardare e pensare ad altro: ma perchè devo essere costretto ad uno sforzo contro natura per sopravvivere o evitare guai giudiziari o psicologici?). Sostenere il principio contrario (come fanno le femminil-femministe) porterebbe (applicato al caso duale della violenza sulle donne) ad affermare l’assurdo secondo cui una donna la quale avesse un orgasmo durante una violenza dovrebbe essere considerata consenziente.
    Provocazione per provocazione, potrei dire che, in ogni caso, bisogna soprattutto vedere se l’accusatrice è una innocente fanciulla vittima di una unilaterale, improvvisa e immotivata violenza oppure una stronza che per costume si diletta a suscitare ad arte il disio per poi compiacersi della sua negazione (e di come questa, resa da una scientifica e pianitifaca perfidia massimamente beffarda per il disio, umiliante per l’animo e dolorosa per il corpo e la psiche dei malcapitati, possa provocare le pene dell’inferno della privazione dopo le promesse del paradiso della concessione) e non mostra nè limiti nè remore nè regole nel divertirsi sadicamente secondo il suo costume consistente nell’utilizzare (per vanità, capriccio, patologico bisogno di autostima, interesse economico-sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza erotica) l’arma erotica al fine di ferire la psiche di qualunque uomo le capiti a tiro. Se infatti la donna per prima ha attratto ad arte e finto di accettare l’interessamento, come può poi pretendere che l’uomo interpreti univocamente i successivi dinieghi come rifiuto sincero e non piuttosto come prova del reale grado di interessamento da parte sua (giacchè anche in base a quanto un uomo è disposto a tentare, insistere e resistere innanzi ai dinieghi della donna questa misura la propria avvenenza, il grado di interesse dell’uomo e decide se concedersi o meno)?

    Se si è dilettata a suscitare ad arte il disio per poi compiacersi della sua negazione (e del trauma che un rifiuto, reso intenzionalmente il più crudele, beffardo e umiliante possibile, verso chi è stato scelto fra tanti. e indotto con ogni mezzo a farsi avanti solo per essere sottoposto alla pena dell’inferno dopo la promessa di concessione del paradiso, genera nelle sessualità più fragili e nelle menti più sensibili) perchè dovrebbe poi vedere come fatto grave e “senza scuse” la decisione dell’uomo di non trattenersi nella frustrazione? Ammesso e non concesso sia umanamente possibile trattenersi in certi frangenti d’ebrietà alcolica o sessuale, perchè mai dovrebbe essere preteso come obbligo tale sforzo? Perchè un uomo dovrebbe accettare di soffrire per non ferire nella sessualità chi lo ha intenzionalmente ferito con le armi della sessualità stessa?

    Perchè chi si è visto infliggere dalle armi della bellezza, dell’attrazione e dell’inganno tensione emotiva, ferimento intimo, derisione e disprezzo nel profondo naturale di sè, irrisione al disio, senso di nullità, umiliazione pubblica e privata, sofferenza fisica e mentale, addirittura inappagamento fino all’ossessione e se reiterato disagio da sessuale ad esistenziale (con conseguenze variabili dall’anoressia sessuale alla perdita di ogni altro interesse per la vita e di ogni residua speranza di felicità, fino al possibile suicidio, passando per l’incapacità futura di sorridere ancora alla vita e al sesso o di poter approcciare una donna senza sentirla come potenziale fonte di ferimenti, inganni, tirannie e perfidia d’ogni sorta), non dovrebbe reagire cercando con le proprie armi di infliggere alla controparte un trauma sempre nella sfera sessuale di gravità pari o superiore?
    Lo so che i casi da te citati sono per la legge attuale solo violenza e non stronzaggine, ma solo e soltanto perchè la legge attuale, parto di stupidità maschilistico-cavalleresca (nemmeno prima del femminismo è mai esistito il reato di “stronzaggine”) e demagogia femminista, considera tutto quanto urta la particolare sensibilità femminile (atti, detti, sguardi o toccate) come oggettivamente offensivo e quindi punibile dalla legge e quanto invece ferisce (in maniera spesso assai più grave, come si può oggettivamente rilevare dal numero di suicidi cagionati da una donna o, senza arrivare agli estremi, dalla diffusione fra i maschi di problemi come l’anoressia sessuale o il precoce bisogno di prostitute,certamente più sviluppati dei fantomatici problemi di chi deve “respingere troppe advances”) l’altrettanto particolare (e non già inesistente) sensibilità maschile (ad esempio il comportamento intriso di stronzaggine, divenuto regola nelle femmine moderne, anche quando non usano le mani, e spesso motivato da prepotenza, vanagloria, necessità di autostima o sadismo o comunque volontà di provocare sofferenza emotiva) sia trascurabile, appartenente alla normalità, alla tollerabilità o comunque al “diritto della donna” (addirittura alla “gioiosa comunicazione”) e non provocante oggettivamente in sé offesa o umiliazione (anche se è quanto l’uomo prova, di fronte a sé o agli altri, quanto sente come intima ferita nella sessualità e può provocargli traumi, blocchi psicologico e metterlo a disagio emotivo, momentaneo e poi esistenziale), potenziale fonte di disagio solo in seguito a “condizioni soggettive non causate dalla donna” e quindi penalmente “non punibile”. Pura demagogia femminil-femminista! Stai svolgendo un ragionamento circolare nel momento in cui accusi di ciò gli uomini (ovvero: “il comportamento della “stronza” non deve essere molestia/violenza perchè per le donne non lo sarebbe, il comportamento del corteggiatore petulante o dell’uomo dalle mani lunghe deve essere molestia/violenza perchè per le donne lo è”).
    Io voglio invece che anche il sentire maschile (e non solo quello femminile) venga valutato nel formulare le leggi e nello stabilire cosa è molesto e cosa violento nella particolare sfera sessuale, che anche quanto mette sessualmente a disagio gli uomini, ferisce la loro emotività e genera tensione nella loro psiche (anche qualora ciò non sia vero a parti invertite) venga considerato penalmente rilevante alla pari di quanto produce disagio, ferimento ed ansia alle donne (che è penalmente rilevante anche quando non produrrebbe quasi nulla a parti invertite). Ecco cosa voglio dall’ordinamento e dai giudici! Voglio che anche la condizione psicologica “media” degli uomini sia limite civile alla libertà di comportamento e vestimento delle donne così come limite alla libertà di comportamento e vestimento degli uomini è la sensibilità psicologica “media” femminile. Altrimenti significa che ci considerate tutti insensibili!
    Ma voglio tranquillizzarti. Non dico che esista il diritto a stuprare la stronza (come non esiste d’altronde il diritto a castrare un violentatore), ma che non possa esistere il diritto a fare la stronza e la stronzaggine debba in sè essere considerata una forma di violenza sessuale (la quale ovviamente in uno stato civile non può giustificare lo stupro o comunque un’altra violenza).

    6) Quindi, come la Carfagna e contro la Costituzione, vorresti la presunzione di colpevolezza per tutti gli uomini? O comunque la sproporzione della pena (essere internati per qualche telefonata di troppo in un paese in cui le madri assassine non vedono manco la galera)?

    7) La questione non è tanto se Anna Oxa sia o meno sincere o abbia bisogno o meno di pubblicità, ma se qualunque donna ha il diritto di mandare in galera qualunque uomo non solo con la sua sola parola (contro la presunzione di innocenza), ma addirittura definendo a posteriori (e in maniera soggettiva e inconoscibile a priori) il confine fra lecito e illecito (non vi è alcuna definiziona tassativa su cosa per legge “generi ansia, induca a cambiare abitudini o giustifichi una paura per la propria incolumità: quindi decide il giudice sulla base del solo soggettivo sentire della donna, privando così l’uomo pure della possibilità di autodifesa: di un gesto oggettivamente violento e molesto si può provare che non esista, ma del fatto che una persona si senta in un modo o nell’altro non si può dire nulla), e se qualche telefonata di troppo debba giustificare l’internamento del “colpevole” (se si va con questo metro, chi accusa falsametne di stupro dovrebbe essere condannata a vent’anni di manicomio almeno, perchè l’ansia e il trauma psichico del carcere da innocenti o comunque del sentirsi messi alla gogna mediatica e sociale, con la prospettiva di una vita distrutta sotto ogni punto di vista sociale e morale sono infinitamente superiori).

    8) Il limite andrebbe messo a quelle che, come te (non so quanto in buona fede), ritengono di potersi permettere di tutto sugli uomini (qualsiasi provocazione più o meno sessuata, qualsiasi tensione psicologica, qualsiasi ferimento intimo, qualsiasi irrisione al disio, qualsiasi umiliazione pubblica e privata, qualsiasi colpo al corpo o alla psiche, qualsiasi inflizione di senso di nullità innanzi alla bellezza che può avere e fare tutto da e su tutti, inappagamento fisico e mentale fino all’ossessione, disagio, specie se reiterato, da sessuale ad esistenziale) senza dover farsi carico delle conseguenze (un po’ come le scimmie sacre del Templi di Benhares).
    E bada a come parli, io non ho mai usato nè insistenza nè violenza con nessuna (nonostante molte se lo sarebbero “meritato”, dovendo ragionare con il principio del contrappasso per cui a qualche telefonata di troppo devono corrispondere condanne penali). Piuttosto ripensa tu a quello che la stronzaggine elevata a stile di vita comporta per gli uomini. E quanto siano dispari certe legislazioni.

    Se toccare un culo(o un seno) costa anni di carcere e esclamare un complimento qualche mese, ed ora fare qualche telefonata di invito o complimento fino a 5-6 anni di carcere e decine di migliaia di euro di ammenda (o, come in questo caso, il TSO), allora il fare le “stronze” (come ormai divenuto costume nei luoghi di divertimento come in quelli di lavoro, negli incontri brevi e occasionali per via o in discoteca come in quelli più lunghi e sentimentali), ovvero trattare con sufficienza o aperto disprezzo chiunque tenti un qualsiasi avvicinamento erotico-sentimentale, mostrare pubblicamente, per capriccio, vanità , aumento del proprio valore economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza, le proprie grazie solo per attirare, ingannare e sollevare nel sogno chi poi si vuole far cadere con il massimo del fragore, della sofferenza e del ridicolo, diffondere disio agli astanti e attrarre a sè (o addirittura indurre ad arte a farsi avanti e a tentare un approccio) sconosciuti che non si è interessate a conoscere ma solo a ingannare, far sentire nullità e frustrare sessualmente, dilettarsi, con (s)vestimenti, movenze, sguardi espliciti e atteggiamenti impliciti, silenzi eloquenti e parole ambigue, a suscitare ad arte disio per compiacersi della sua negazione (e di come questa, resa massimamente beffarda, umiliante e dolorosa per il corpo e la psiche da una raffinata, intenzionale e premeditata perfidia, possa far patire le pene infernali della negazione a chi è stato dapprima illuso dal paradiso della concessione), attirare chi si vuole solo respingere, illudere chi si vuole solo deludere, fingere di apprezzare chi si vuole solo disprezzare, attrarre intenzionalmente, scegliere fra tanti e invitare all’approccio chi si vuole poi trattare come uno qualunque, un uomo senza qualità, un banale scocciatore, chi poi si vuole far sentire un puro nulla davanti a sè e agli altri, chi si vuole poi chiamare “molesto” quando, in maniera magari maldestra, comunque sincera, cerca di carpire i favori, attirare e respingere con l’intenzione di infliggere continuamente tensione psicologica, ferimento intimo, senso di nullità , irrisione al disio, umiliazione pubblica e privata, inappagamento fisico e mentale degenerante se ripetuto in ossessione e disagio scivolante da sessuale ad esistenziale (con rischio, per il giovane maschio, di non riuscire più a sorridere nel sesso e di avvicinarsi ad una donna senza vedervi motivo di patimento, tirannia e perdita di ogni residuo interesse per la vita), usare insomma sugli l’arma della bellezza in maniera per certi versi ancora più malvagia di quanto certi bruti usino sulle donne quella fisica) dovrebbe essere punito con decenni di reclusione e centiniaia di migliaia di euro di multa, perchè il danno alla psiche è notevolmente maggiore (e va dalla cosiddetta “anoressia sessuale” al suicidio, da una quasi patologica timidezza al farsi avanti con le ragazze alla completa impossibilità futura a sorridere e volere in tema di corteggiamente in particolare e di “amore” in generale, e quindi anche di “vita” in senso pieno, dal precoce bisogno di prostitute ad un disagio psichico ora celato con l’ironia ed ora pronto ad esplodere in eccessi di aggressività).
    Il fatto che gli uomini, per obbligo culturale a mostrarsi forti e cavalieri e per plagio psicologico femminista (che li dipinge come carnefici anche quando sono vittime) in genere non lo ammettano non significa non esista.
    Se tu ti senti in ansia per chi magari in maniera insolita ma comunque non violenta nè offensiva, ti apprezza (con fiori, omaggi e telefonate), come ti sentiresti se, essendo uomo, rischiassi (come rischia ogni maschio sin dalla pubertà) di essere oggetto di odio e di disprezzo proprio da colei verso le cui grazie si è mossi da quel desiderio che, avendo la naturalità come di una primavera che irrompe, di un fiore che sboccia, di un fiume che si getta a valle dalle rocce, di una stella che fori l’oscurità notturna con lo splendore divino, è germoglio di ogni amor naturale e motore d’ogni poesia, proprio da colei verso cui si è tentato di esprimere con il guardo, la voce, il gesto, il suono, apprezzamento immediato e sincero (in maniera più o meno raffinata, più o meno esplicita, più o meno poetica, più o meno scontata, più o meno imaginifica, più o meno comune, comunque non violenta, non offensiva e semmai “volgare” solo nel senso di “comune anche al volgo”), e proprio perchè la sì è disiata e proprio mentre la si desia, e soprattutto se dovessi subire la stronzaggine di chi usa l’occasione del respingimento per ferire, irridere e umiliare?

    Già che dobbiamo (nostro malgrado) sempre fare la prima mossa senza poter sapere a priori se il tentativo sarà gradito (e rischiando di essere trattati con malcelata sufficienza o addirittura con aperto disprezzo, quando non con una dose di violenza fisica e psicologica spettante piuttosto a veri e propri assalitori, se con immediatezza e sincerità, attraverso la parola, lo sguardo, il gesto, esprimiamo il disio spontaneo -o comunque l’apprezzamento subitaneo – per le lunghe chiome, il chiaro viso, la figura slanciata, le membra marmoree, la pelle liscia ed indorata come sabbia baciata dall’onda e dal sole, le braccia scolpite, le gambe lunghissime e modellate, le rotondità del petto, il ventre piatto e levigato e l’altre grazie ch’è bello tacere, o comunque di essere chiamati “molesti” se, dopo magari essere con fatica e buona volontà riusciti, nella speranza di compiacervi e di stabilire un contatto sia pur solo momentaneo ed emotivo con voi, a vincere la naturale timidezza, la razionale considerazione di non convenienza (nel dare tutto in pensieri, parole e opere per ricevere come funzione di variabile aleatoria), l’emotiva ritrosia a doverci sentire “sotto esame”, il rifiuto psicologico a trovarci nella condizione del cavalier servente pronto a tutto per un sorriso e potenzialmente vittima d’ogni tirannia, umiliazione e inganno, a farci avanti, continuiamo con complimenti formulati e inviti meditati),
    già che non possiamo arrenderci ai primi dinieghi (pena il vostro eterno disprezzo per i “pavidi nel corteggiamento”) ma dobbiamo (per pretesa vostra) insistere, resistere ai dinieghi (da voi una buona metà delle volte appositamente posti come prova, dal significato del tutto opposto ad un invito ad andarsene), inventare nuovi modi, nuove proposte, offrire e soffrire sempre di più (per permettervi di verificare il nostro interesse, accrescere il nostro disio, valutare con calma l’eventuale presenza in noi delle doti da voi volute, pregustarle se presenti o irriderle se assenti, indugiare in tale condizione di preminenza psicosessuale),
    già che dobbiamo (per disparità naturali) sottostare alla condizione psicologicamente critica di chi è costretto a fare qualcosa (o comunque ad essere “sotto esame”) innanzi a chi invece è già mirata, disiate e accettata per quello che è (bella, quando non vi è la bellezza supplisce l’illusione del desio) e può già rilassarsi e scegliere se divertirsi con noi o su di noi, dando con ciò la possibilità alla dama di turno di usarci (per capriccio, moda, vanità, interesse economico-sentimentale, gratuito sfoggio di preminenza erotica, patologico bisogno di autostima o sadico diletto) come freddi specchi su cui testare l’avvenenza, pezzi di legno innanzi a cui permettersi di tutto, come giullari del cui disio irridere, come attori condannati alla parte dei dongiovanni per compiacere la vanagloria femminile, come cavalier serventi costretti a dare tutto in pensieri, parole ed opere per la sola speranza, come mendicanti d’amore alla corte dei miracoli indotti, nell’attesa della sportula a guardare e implorare dal basso verso l’alto colei dal cui gensto dipendono il paradiso e l’inferno, o addirittura come pupazzi da scegligere fra tanti, sollevare per gioco nell’illusione (fingendo apprezzamento) e gettare poi con il massimo del disprezzo, dell’umiliazione e del dolore, punching ball insomma per gli allenamenti delle stronze,
    vieni pure a dire che se anche in buona fede sbagliamo la non immediata interpretazione delle vostre intenzioni nel corteggiamento dobbiamo andare in galera?

    Come si può pretendere che un uomo addirittura corteggi quando anche solo la prima naturale espressione (più o meno raffinata, più o meno poetica, più o meno esplicita a seconda delle inclinazioni, degli stili e delle conoscenze di ciascuno) del suo desiderio per le grazie femminili può essere  ad esclusivo arbitrio della presunta vittima reputata un reato da accostare addirittura agli stupri (è stato inserito nello stesso demagogico provvedimento “sicurezza”)?
    Se proseguirà questa deriva (perchè è qui che si va a parare, sul cosiddetto abominevole “stupro visivo”) di leggi e costumi circa la cosiddetta “molestia sessuale” nessun uomo dabbene mai più corteggerà. Come si fa infatti a sapere a priori se  un complimento, un atto, uno sguardo sarà considerato molesto o meno? Nel dubbio un uomo savio non farà assolutamente nulla. Non ci si lamenti allora se gli uomini non vogliono più corteggiare: ora alla naturale timidezza, alla razionale considerazione di non convenienza (nel dare tutto in pensieri, parole e opere per ricevere come funzione di variabile aletaoria), all’emotiva ritrosia a doversi sentire “sotto esame”, al rifiuto psicologico a trovarsi nella condizione del cavalier servente pronto a tutto per un sorriso e potenzialmente vittima d’ogni tirannia, umiliazione e inganno, si aggiunge pure il pericolo del carcere.

    Questo porterà ad una uccisione sul nascere della spontaneità di ogni uomo (soprattutto se giovane) in ogni rapporto con le donne e un conseguente progressivo allontanamento di ogni uomo dotato d’intelletto dal genere femminile.
    Sarà anche vero che la maggioranza delle donne non denuncerà un ammiratore per un complimento osè, e  si limiterà  a segnalare i casi davvero molesti, ma se si supponessero tutte le persone buone e giuste non servirebbe neppure la legge.
    Quanto rende le leggi (presenti e future) ispirate al principio di questo spot abominevole è il fatto di permettere a quel sottoinsieme di donne false e perfide di denunciare chicchessia per capriccio, vendetta arbitraria, ricatto, interesse o gratuito sfoggio di preminenza erotico-sociale (nel poter far finire nei guai un uomo con l’arma dell’attrazione sessuale e nell’esser creduta a priori mentre l’altra parte è tenuta a tacere e se parla reputata indegna d’ascolto e degna solo o del riso o del disprezzo).
    Non sto dicendo che le donne siano tutte perfide e sadiche, sto solo esprimendo il mio sdegno per una giurisprudenza tale da permettere a chi lo sia di infierire massimamente sul primo uomo incontrato per strada. Sarebbe come una giurisprudenza che permettesse agli stupratori di infierire sulle vittime (le donne se ne lamenterebbero anche senza considerare tutti gli uomini stupratori).

    Se la definizione del confine fra lecito e illecito è lasciata alla arbitraria interpretazione e alla irriproducibile (e spesso inconoscibile) sensibilità della presunta vittima, come sarà possibile anche per chi non ha fatto nulla di male dichiararsi innocente? Se una donna dichiarerà di essersi sentita molestata, come farà l’uomo accusato a sostenere il contrario, non essendo nelle sue facoltà entrare nella psiche della controparte e mostrare che non vi è stata sensazione di molestia? Che la donna menta o meno, l’uomo potrà soltanto dire di non aver avuto intenzione di molestare e di non aver compiuto nulla di oggettivamente molesto.
    Se però l’oggettività del diritto è sostituita dalla soggettività femminile la condanna risulterà sistematica (poichè il reato verrà definito a posteriori e a capriccio della presunta vittima). Bella prospettiva per uno stato di diritto.
    Chiunque cammini per strada e incontri una donna ormai rischia due anni di carcere anche senza aver intenzione di farle nulla, anche senza compiere alcuna molestia. Avendo infatti voluto definire con tale parola anche quanto non lascia alcun segno oggettivamente riscontrabile, sarà sovente impossibile dimostrare l’esistenza o meno della molestia. E se si prosegue quanto si sta affermando in termini di violenza sessuale, si finirà per credere a priori alla donna (considerata de facto unica fonte di verità e sensibilità umane da difendere e proteggere ad ogni costo, anche a quello dello stato di diritto) pur senza testimonianze di terzi o riscontri oggettivi, e fidandosi soltanto del suo racconto “credibile” (qualcuno ha forse confermato o provato il presunto sguardo molesto costato 10 giorni di carcere ad un povero malcapitato viaggiatore?).
    Ciò che davvero è molesto (così come pure ciò che davvero è violento) erano puniti anche prima. Qui si sta solo allargando la definizione ad esclusivo capriccio delle presunte future vittime. Peccato il contrario non valga per gli uomini (la stronzaggine femminile non è reato).

    Adesso ti racconto la mia di storia. Quando avevo poco più dell’età in cui tu tu spaventavi dei fiori, provai (dopo una pubertà trascorsa sognando per la vita un’ascoltatrice di teneri sensi e ricordanze acerbe e vedendola rispecchiarsi nell’aurea di idealità armoniosa e beata del plenilunio) per la prima volta a stabilire un contatto con il mondo femminile reale. Incontrai un fanciulla che, non tanto per doti estetiche, ma per il suo contegno alle feste schivo e leopardiano, attirò la mia attenzione e la mia simpatia, le quali parevano ricambiate (dato che di solito non parlava con nessuno, il fatto lo facesse con me sembrava presagire un’intesa). Iniziai a chiamarla. Ero preparatissimo a ricevere un rifiuto. Eppure non ricevetti nè gli sperati sì nè i temuti (ma accettati) no. Ricevetti solo dei forse. Io continuavo ogni volta a domandare se per caso la disturbassi o se volesse che non la chiamassi più, ma essa diceva che aveva piacere a parlare e ad essere chiamata. Stanco dei suoi forse, preparai un piano dialettico per costringerla a dire o sì o no. La risposta fu che ci avrebbe pensato e mi avrebbe risposto dopo qualche tempo. Passai i giorni più orrendi della mia vita. Non stetti mai male come quella volta, nemmeno quando fui malato. Quale fu infine la risposta? “Sì, accetto di uscire con te ma mi piace un altro”.
    Avesse detto no non vengo sarebbe stata comprensibile, Dicendo così invece diede l’idea dell’indecisione, o, meglio, della tattica attendista di chi vuole studiare o mettere alla prova qualcosa o qualcuno senza esporvisi troppo, come se volesse tenersi comunque una porta aperta (quando avrei perfettamente accettato mi venisse anche sbattuta in faccia: avrei pianto solo quel giorno), non precludersi la possibilità di occasioni di incontro solus ad solam nelle quali verificare ovviamente con calma e senza impegno l’eventuale presenza o eccellenza in me delle doti pretese per un rapporto (e non sensibili al primo sguardo o nei banali incontri della vita moderna) o semplicemente tenermi di scorta nel caso di mancata riuscita di altri intrighi amorosi.
    Morale della favola: dopo i primi incontri i suoi forse andarono avanti per mesi (come la mia continua disponibilità a farmi da parte se avesse voluto darmi un no definitivo), fino a quando ammise: “sì, ho detto di no, ma tu continua a chiamarmi, perchè potrei anche cambiare idea”. E quando io piangevo per causa sui lei mi rise in faccia. Ovviamente fui io a troncare (e a non volerne sapere quanto per interposta persona fece sapere “di aver cambiato idea”, non so quanto sinceramente).
    Perchè racconto questo?
    In primis, per smentire la tua frase “quando una donna dice no è no, non forse”.
    In secundis, per testimoniare come la stronzaggine femminile produca dei traumi alla psiche delle vittime non troppo diversi da quelli subiti dalle donne abusate: da quella volta ho smesso di sorridere alla vita e al sesso e non riesco più ad avvicinare una ragazza senza sentirvi fonte di inganno, perfidia, tirannia, umiliazione pubblica e privata, irrisione al disio, ferimento intimo, disagio sessuale ed esistenziale (come, credo, chiunque si sia trovato ad essere vittima di violense psicosessuali dall’altro sesso). Non ho avuto una vita sessuale e sentimentale normale per causa sua (le cose in tenera età segnano a vita). L’ansia che ho provato in quei tempi non credo possa essere inferiore a quella di chi riceve telefonate di ammiratori sinceri e il trauma per la mia vita e la mia psiche è probabilmente stato superiore a quello di una famosa cantante che riceve qualche sms.
    Esiste una legge per difendermi? No, la Carfagna fa solo leggi per mettermi in galera se cerco pagando l’appagamento almeno dei bisogni naturali (per quelli sentimentali ho capito dover ricorrere alle superne creature dell’arte inventate dai poeti, chè con le donne normali finirei per impazzire, uccidere o essere ucciso).

    Tornando all’argomento, e concludendo, è imbecille chi osa lodare la Carfagna per il suo fantomatico “buon lavoro” soprattutto in riferimento alla legge sullo Stalking (contraria solo al buon senso, mentre quella sulla carcerazione preventiva, contraria alla presunzione di innocenza, è stata santamente fermata dalla Consulta).
    Proprio quello dimostra invece il pessimo lavoro (assieme alle porcherie dette e fatte approvare sulla presunta necessità di mandare trattare dei cittadini come stupratori prima ancora che la presunta violenza sia dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio in un regolare processo, possibilmente con riscontri oggettivi e testimonianze terze rispetto all’accusa: la gravità di un’accusa non può fungere da presunzione di colpa).
    E’ stato un atto di conformismo ideologico (alla pari di tante altre riprese di modi e pensieri filo-occidentali voluti dalle solite lobbies) alla demogogia femminista d’origine oltreatlantica per consentire anche in Italia, nel migliore dei casi, alle puttane legalizzate d’occidente (ovvero le donne sposate) di continuare a permettersi (grazie a privilegi di natura non più contrastati anzi favoriti dalla cultura e a quelli affermati dalle leggi a senso unico su divorzio, aborto e violenza sessuale) verso gli ex qualsiasi qualsiasi riduzione ad esule ottocentesco (privato di casa, famiglia, roba) e qualsiasi sbranamento economico-sentimentale senza dover temere le comprensibili reazioni, nel peggiore, a tutte le femmine di far finire in galera, per capriccio, ricatto, vendetta arbitraria, interesse economico-sentimentale (come non far scoprire il tradimento al partner ufficiale o guadagnare i soldi di un eventuale accordo extragiudiziale) gratuito sfoggio di preminenza sociale (nell’esser creduta a priori mentre la controparte è tenuta a tacere e se parla viene fatta oggetti di irrisione o sdegno a priori) o addirittura sadico diletto (nel mostrare a sè e alle amiche di poter rovinare, come per scommessa, la vita a chiunque, semplicemente parlando e facendo la vittima, secondo il proprio umore di giornata) qualsiasi uomo con a sola parola, anche prima e anche senza riscontri oggettivi dei fatti contestati (peraltro di fumosa definizione).
    Da un punto di vista giuridico, è inaccettabile che, secondo l’esclusiva valutazione soggettiva e a posteriori della presunta vittima (decide il giudice, ma potendosi basare la sua decisione sulla semplice parola accusatoria, presa ad unica fonte di verità e sensibità umane, a unico discrimine fra atti non costituenti reato e “comportamento volto a generare ansia e a mutare abitudini”, è come se giudicasse la donna stessa, non essendo manco definite ansie e abitudini in senso scientifico o comunque oggettivo possano divenire penalmente rilevanti fatti (come aspettare un’amica sottocasa o il rivolgerle complimenti, regali e corteggiamenti) di norma non costituenti reato (il confine fra lecito e illecito dovrebbe essere stabilito in maniera chiara a tutti e a priori: si chiama tassatività del diritto).
    Da un punto di vista morale, si tratta di una chiara inversione dell’equità e della giustizia: chi agisce sotto l’influsso della “follia amorosa” (specie se questa, per capriccio, vanità, interesse economico sentimentale, gratuito sfoggio di preminenza erotica o addirittura sadico diletto nel provocare il paradiso dell’illusione seguito dall’inferno della negazione, è stata intenzionalmente suscitata dalla controparte) dovrebbe, semmai, godere di attenuanti nel caso compisse atti in sè reato (dall’omicidio passionale alla minaccia d’ira), in quanto non pienamente in grado momentaneamente di intendere e di volere, e non già finire in galera, con pene maggiori a quelle spettanti agli autori di rapine, furti e violenze private, in seguito a fatti di norma non penalmente rilevanti (come telefonare ad un’amica, aspettarla sotto casa, regalarle dei fiori o tentare di riallacciare un rapporto).
    Da un punto di vista teorico, è pure possibile che per un “normale” corteggiamento, se “non autorizzato”, si prendano da sei mesi a sei anni: ma come fa un corteggiamento ad essere a priori autorizzato se l’atto del corteggiare consiste proprio nel propriziare (con una sconosciuta) incontri solus ad solam al fine di mostrare alla donna eventuali doti di sentimento o intelletto da lei apprezzabili con le quali ottenere l’autorizzazione ad accedere alla sua intimità? Nemmeno la donna può sapere fin dall’inizio se vorrà concedere o meno l’autorizzazione (prima del minimo contatto necessario a fornire occasione di conoscenza non banale, prima di vivere di persona l’eventuale coinvolgimento emotivo, estetico o intellettuale).
    E se il solo tentativo di ottenere tale autorizzazione può costituire, anche quando non violento nè offensivo nè minaccioso, un reato, allora nessuno più mai corteggerà (dato che, per volontà della natura e della donna, spetta purtroppo all’uomo l’onere di compiere la prima mossa, di farsi avanti senza sapere se il tentativo avrà successo ovvero sarà gradito, di non arrenders ai primi dinieghi, poiché questi potrebbero anche essere non inviti ad andarsene, bensì modi per accrescere il disio, testare il reale interesse dell’uomo e guadagnare tempo per verificare la presenza nell’uomo delle doti materiali, ideali o sentimentali volute e nel frattempo o goderne la presenza o dileggiarne l’assenza, ma di ritentare, insistere e resistere ai rifiuti, regolandosi, solo in base alle reazione della donna, se e come proseguire nell’attacco o battere in ritirata, esaminando ogni atto, sguardo e sospiro come si farebbe in guerra, in assenza di messaggi espliciti, banditi qui “per gioco”, con le intercettazioni criptate).

    Addio

  4. @ Flavio Zabini:
    Ciao, mi spiace che qualcuno, anzi qualcuna ti abbia ferito così tanto. Sì, quello che racconti è un caso di stronzaggine, ma come dici tu di una ragazzina. Ci può stare x l’età. Io oggi sono una signora “matura” e ragiono da adulta,ho sbagliato a dire che anche le ragazzine dicono no per dire no, ma è solo un gioco infantile nella maggior parte dei casi, non necessariamente con intento crudele. Eppure non generalizzo. Le stronze, come pure gli stronzi esistono, ci nascono, geneticamente modificati così. Si tratta di alcune tipologie di persone (pessime), che ho avuto modo di incontrare nella vita e mi hanno ferito molto. Ma io non faccio distinzione tra uomini e donne, quello che è capitato a te ragazzo è ad altri 1000 è capitato anche a 1000 fanciulle.

    Sai da bimbe le amiche ti dicevano: “se ti dice che si vuole fidanzare con te digli che ci devi pensare, sennò pensa che sei una facile…..”. La mia prima cotta? 13 anni circa. Lui si dichiara, io gli dico che ci dovevo pensare…..e lui non me lo ha più chiesto: dopo un mese si è fidanzato con una delle mie amiche e sono rimasti insieme 10 anni;))) Capito che fessa? Altro che crudele io. Eppure non sono stata a pensarci più di tanto, al successivo ho detto immediatamente di sì!

    Ma tornando allo stalking e alle molestie. Credo che certe situazioni di molestie (che non sono solo sessuali) non abbiano differenza di genere. E’ ovvio che l’educazione di dire “non ho più piacere di sentirti”, sia alla base di tutto. Ma la vita è strana. A volte si prova imbarazzo a dire,” mi annoi” o “mi piace un altro/a” e si preferisce svicolare…è più facile, anche e soprattutto oggi nel mondo delle mail e delle chat, oltre che degli sms. Altre volte, si vorrebbe tutti i giorni chiamare una persona cara e si rimanda minuto per minuto…arrivando a scomparire per mesi, pur volendo il contrario;)

    Alcuni tuoi pensieri li condivido, ma non tutti (il mondo è bello perché vario). Le leggi possono essere opinabili, alcune buone ad esempio sono totalmente inapplicate…..

    Mi dispiace anche che dici “Il limite andrebbe messo a quelle che, come te (non so quanto in buona fede), ritengono di potersi permettere di tutto sugli uomini (qualsiasi provocazione più o meno sessuata, …ecc). Come fai a dire queste cose se non mi conosci? Io mi faccio carico di tante cose, tant’è che potevo non risponderti ed invece sono qui a scrivere…..
    E poi aggiungi
    “E bada a come parli, io non ho mai usato nè insistenza nè violenza con nessuna…” Io tuo tono non è dei più gradevoli, e potrebbe essere anche mal interpretato, ma forse ti ho offeso con quell’esempio. Ti chiedo scusa, non mi sono neppure sognata di riferire questi concetti a te visto che non ti conosco. Mi riferivo al concetto “limite” e concreto su quello che è il confine tra il piacere e la violenza psicologica oltre che sessuale.

    Mi piacerebbe si aprisse un dibattito sereno su questo tema, che sia costruttivo, che aiuti ad un confronto per capire ciò che deve essere “il rispetto reciproco” prima ancora di una legge. E di sicuro su questo siamo d’accordo. Mi dispiace (ancora) perché (da quello che scrivi) vedi in maniera negativa tutto il mondo femminile. Spero di sbagliare.
    Addio anche a te….e complimenti per la dialettica.;) Scrivi bene.

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