Donazioni samaritane: utili, ma con dubbio

di Cinzia Iannaccio Commenta

E’ sempre una buona notizia scoprire che esistono delle persone buone ed altruiste, soprattutto quando queste mettono a disposizione una parte del loro corpo per uno sconosciuto. Parliamo delle donazioni d’organo samaritane, recentemente approvate dal Consiglio Superiore di Sanità (qui).

In Italia ci sono per ora cinque “samaritani” ufficiali (tra Torino, Milano e Bologna), ma nel mondo, dove la pratica è già applicata da tempo, sono molti di più. E’ chiaro che questa prassi non abbatte le liste d’attesa, ma pensiamo che anche un solo rene in più può salvare la vita a qualcuno. L’Italia, come abbiamo già visto è all’avanguardia nei trapianti d’organo ed una situazione del genere non può che sottolineare la sicurezza e la qualità di questi interventi.

In linea di principio sono tutti favorevoli, ma molti gli esperti del settore preoccupati per come saranno selezionati i “samaritani” e per il rischio che si distolga l’attenzione dalle modalità di espianto da cadavere. Tra questi, Franco Filipponi, presidente della Società Italiana per la Sicurezza e la Qualità dei Trapianti, che spiega:

“Nei Paesi che hanno preceduto l’Italia la donazione samaritana ha attirato numerose critiche dovute alla frequente inosservanza del rispetto dell’anonimato, al ricorso indiscriminato alla pubblicizzazione. I trapianti fra viventi sono una forma supplementare e non sostitutiva di donazione e l’impegno deve essere rivolto all’incremento di organi da cadavere”.

Non a caso sull’American Journal of Transplantation è stato appena pubblicato uno studio completo sui samaritani. Il lavoro,  realizzato dall’equipe del nefrologo Willem Weimar dell’ University Medical Center di Rotterdam, ha avuto come obiettivo l’analisi approfondita delle motivazioni psicologiche del gesto e le conseguenze sulla vita dei donatori stessi.

24 i volontari intervistati a distanza di 2 anni dall’intervento chirurgico: sono risultati in buone condizioni fisiche e psichiche, soddisfatti della propria buona azione. Nel 75% dei casi hanno dichiarato di aver donato per puro altruismo. La selezione è comunque molto rigorosa.

Qualche cifra? A Rotterdam su 100 che si sono offerti tra il 2002 e il 2008, solo 24 sono stati ritenuti idonei. Nel Minnesota dal ’97 al 2003 sono state valutate 360 domande ma sono stati prelevati solo 22 organi. In una rete di centri americani su 608 richieste appena 20 trapianti. Voglia di apparire, auto-promozione e lucro, tra i motivi di esclusione.

[Fonte: Corriere.it]