Obesità: la psicoterapia può aiutare a sconfiggerla

di Marco Mancini 1

Un programma di psicoterapia può funzionare meglio dei metodi tradizionali salute nella prevenzione del rischio di obesità tra gli adolescenti, o anche di quelli per evitare di essere in sovrappeso, spiegano dei ricercatori americani nella loro relazione. Il programma

si concentra sul miglioramento delle relazioni interpersonali e mira alle difficoltà sociali e interpersonali di fondo che influenzano gli individui e che li portano ad impegnarsi in comportamenti disadattivi

ha affermato Marian Tanofsky-Kraff professore assistente presso il Dipartimento per gli Uniformed Services University of Medical and Clinical Psychology, in un comunicato stampa. La docente è co-autore di un nuovo studio che ha riguardato il programma per aiutare i giovani a mantenere il controllo di ciò che mangiavano.

La dottoressa Tanofsky-Kraff ha poi spiegato che questo programma

È basato su un presupposto che il binge eating avviene in risposta allo scarso funzionamento sociale e agli stati d’animo negativi conseguenti.

Il binge eating è un impulso incontrollato che porta a mangiare qualsiasi cosa sia disponibile in quel momento, ben oltre il fabbisogno nutrizionale che una persona ha. Gli autori hanno effettuato lo studio ingaggiando 38 ragazze che partecipavano alle sessioni di psicoterapia o prendevano parte ad altri programmi sanitari messi a disposizione dagli istituti scolastici. Nel corso di un periodo di 12 mesi, le partecipanti che hanno preso parte alle sessioni di psicoterapia avano una maggiore probabilità di stabilizzare o ridurre il loro indice di massa corporea, una misura più precisa per l’obesità rispetto al solo peso, rispetto alle loro coetanee che non prendevano parte a nessun programma.

Se il programma

si rivela efficace, potremmo essere in grado di prevenire non solo l’aumento di peso eccessivo, ma lo sviluppo delle relative condizioni negative per la salute in un sottogruppo di giovani sensibili

ha concluso Tanofsky-Kraff. Lo studio è pubblicato sulla rivista International Journal of Eating Disorders.

[Fonte: Yahoo]

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