Ospedali psichiatrici giudiziari: tra video shock e promesse

di Valentina Cervelli 3

Una assistenza adeguata, per il malato psichiatrico è di fondamentale importanza. Non ha potere di garantire sempre una ripresa o una guarigione, ma rappresenta e deve rappresentare sempre il punto cardine di un processo riabilitativo necessario.

Ha creato quindi grande scalpore la visione del filmato, prodotto dalla commissione  d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, relativo alla attuale situazione di 6 OPG italiani, tra i quali figura la struttura tristemente nota del nosocomio psichiatrico giudiziario di Aversa.

Sono anni che la situazione dell’ospedale campano viene denunciata ripetutamente dai media: si tratta del racconto di un degrado infinito che vede i pazienti psichiatrici vivere pressochè come animali, costretti, per avere un po’ di acqua fresca, ad utilizzare il buco di un orinatoio come refrigeratore.

Trenta minuti di filmato che pesano come un macigno sulle coscienze. Muffa,  liquidi di scarico in uscita da strutture sanitarie non funzionanti, cibo abbandonato a terra, vetri delle finestre rotte e malati costretti a lavarsi senza riscaldamento.

Una situazione fortunatamente non epidemica rispetto alle strutture in generale, ma che colpisce. Sottolinea il ministro della Salute Ferruccio Fazio:

Sappiamo da tempo che queste strutture sono un problema ma la legge per risolverlo è forse troppo lenta.

Un disegno di legge, mai portato a compimento, è infatti allo studio del parlamento dal 2008. Nel frattempo, dallo stesso ministro è arrivato l’impegno  dell’emanazione di linee guida sui requisiti necessari da rispettare in queste strutture.

Per ciò che riguarda l’Opg di Aversa nello specifico, la Commissione denuncia la presenza di  gravi carenze sia a livello strutturale che igienico sanitarie, le quali unite al naturale sovraffollamento ed alla assenza pressoché totale di riabilitazione, non fanno altro che dimostrare la propria lesività nei confronti della dignità personale di coloro che vi sono rinchiusi.

Spiega l’on. Ignazio Marino, a capo della commissione di inchiesta:

Si tratta di un inferno dimenticato  in cui sono rinchiuse 1.500 persone, ma di queste 350 potrebbero tornare a casa. Vogliamo collaborare con i ministri affinché si chiudano le strutture con mancanze igienico-sanitarie.

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Fonte: Ansa

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