Filler anti-età, rischiosi come le protesi PIP? Il parere dell’esperto

di Cinzia Iannaccio 1

 I filler anti età potrebbero essere il prossimo scandalo europeo in campo di medicina estetica esattamente come le protesi per il seno della società PIP (Poly Implant Prothese), non adeguatamente testate e dunque realizzate con materiali tossici per l’organismo umano. L’allarme, che non è nuovo, arriva dalla Gran Bretagna dove proprio in queste ore gli specialisti del settore hanno denunciato una situazione non più gestibile. In commercio esistono oltre 160 tipi di filler, che vengono liberamente commercializzati, acquistati ed iniettati da chiunque, senza i benché minimi controlli. Ed il rischio di un effetto collaterale drammatico è dietro l’angolo.

Anche dal Ministero della Sanità britannico è stata ammessa una forte carenza legislativa circa la medicina e chirugia estetica ed annunciata al contempo una inversione di tendenza. Ci si spera, ma nel frattempo i chirurghi inglesi spiegano come tutto sia diverso negli Stati Uniti, dove esistono in commercio solo 6 tipi di filler. Questo perchè tali sostanze per essere autorizzate dalla FDA (Food And Drug) statunitense necessitano di test di laboratorio e clinici, molto approfonditi. Ed in Italia? Anche nel nostro Paese la situazione è simile alla Gran Bretagna. Ce lo spiega in un’intervista la dottoressa Patrizia Gilardino, chirurgo plastico  e membro del Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica) e della Società Americana di Chirurgia Plastica (ASPS):

“dati allarmanti di effetti collaterali particolari nell’ambito dell’utilizzo di filler all’acido ialuronico attuamente nel nostro Paese non ci sono. Non sono particolarmente in disaccordo con l’allarme lanciato in Gran Bretagna: effettivamente esistono in commercio tantissimi tipi di filler, almeno 50 se non addirittura di più. Il problema vero però sta nelle modalità necessarie per l’immissione in commercio dei vari prodotti, sia acido ialuronico che altro”.

Ovvero come accade il tutto? Quali test?

“Negli Stati Uniti questi prodotti vengono considerati come i farmaci e dunque soggetti a tutte le 4 fasi di studi scientifici, compresa l’ultima che prevede test clinici controllati e di sicurezza (oltre che di efficacia) su pazienti volontari. In Europa invece i filler sono considerati “dispositivi medicali” e dunque per immetterli in commercio è necessaria (ovvero basta) l’apposizione del marchio CE da parte del produttore della sostanza. Tale marchio serve a garantire che i dispositivi medicali vengono realizzati rispettando determinate norme di qualità e sicurezza. E’ evidente dai fatti delle protesi mammarie in silicone PIP, che questo status quo può portare a rischi concreti per il paziente”.

A dirla tutta, quando si è in presenza di prodotti complessi o particolari proprio come un filler iniettabile sotto cute, è obbligatorio allegare al marchio CE anche una documentazione clinica e bibliografica al riguardo della sostanza che, dopo l’immissione in commercio, se vengono segnalati casi anomali, può essere ritirata o bloccata proprio come accaduto con le protesi francesi un anno e mezzo fa. E’ chiaro quindi che tutto si basa su una certificazione clinica scritta presentata dall’azieda produttrice e non esistono test di società esterne di verifica, mentre il marchio CE garantirebbe solo la corretta pratica industriale. Quello che accade nell’organismo a breve e lungo termine non è dato sapere.

“Vero. Nei nostri studi medici arrivano di continuo informatori scientifici che ci prospettano nuovi materiali iniettabili, anche con documentazioni allegate di tutto rispetto. Personalmente però mi affido solo ed esclusivamente a quei pochi prodotti che hanno l’autorizzazione FDA.”

In Italia le commissioni di controllo non hanno registrato casi drammatici in cui i pazienti  ci hanno rimesso la vita, ma notevoli sono i casi di denuncia per volti deturpati da un filler permanente. Oggi ne questi, ne i cosiddetti semipermanenti si usano quasi più nel nostro Paese, anche su indicazioni della comunità scientifica internazionale. Si usano cioè solo filler riassorbibili, meno rischiosi, benché dagli effetti limitati nel tempo. Ma anche in questo sta l’importanza della scelta del professionista?

“Sì è fondamentale. Ma ci tengo anche a ricordare che la legge italiana stabilisce che solo un medico può inoculare materiali di questo tipo”.

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Foto: Thinkstock

 

 

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