I prematuri sopravvivono di più

di liulai 1

La sopravvivenza dei neonati estremamente prematuri è cambiata negli ultimi anni, tanto che oggi si discute animatamente nel mondo medico sull’opportunità di intervenire con manovre di sostegno e rianimazione. Informazioni importanti in merito provengono da uno studio condotto da David Field e colleghi e recentemente pubblicato sul British Medicai Journal nel quale sono stati confrontati i tassi di sopravvivenza dei bambini nati tra la 22esima e la 25esima settimana di gestazione nei periodi 1994-1999 e 2000-2005.

Il numero di parti e la proporzione di neonati morti in sala parto sono risultati simili nei due intervalli presi in considerazione, mentre si è assistito ad un significativo miglioramento nella sopravvivenza dopo la dimissione dall’unità di cura intensiva neo-natale: dal 36% del periodo 1994-1999 al 47% del 2000-2005. Precisa Field

“Questi cambiamenti sono attribuibili soprattutto al sostanziale miglioramento della sopravvivenza dei bambini nati alla 24esima e 25esima settimana”.

Nei 12 anni dello studio si è passati infatti dal 24% al 41% di sopravvivenza per i neonati di 24 settimane e dal 52% al 63% per quelli di 25 settimane. La situazione però cambia se si analizzano i dati relativi ai bambini nati alla 23esima settimana gestazionale. Per questi neonati ammessi a trattamenti di cura intensiva, la sopravvivenza dopo dimissione è rimasta praticamente invariata: 18,52% nel primo periodo contro 18,46% nel secondo.

Sono stati inclusi nelle analisi anche i bambini nati dopo sole 22 settimane di gestazione: 150 nel corso dell’intera durata dello studio, ma nessuno di loro è sopravvissuto, e ciò dovrebbe far riflettere sull’obbligo di rianimazione che si vorrebbe imporre in Italia. I risultati presentati da Field confermano i bassi tassi di sopravvivenza per i neonati estremamente prematuri, già osservati in precedenti studi clinici, ma sottolineano anche l’importanza di un aggiornamento continuo dei dati disponibili su un argomento tanto delicato.

 Ne è prova il fatto che le percentuali di decessi prima dell’ammissione a trattamenti di cura intensiva rilevati nello studio sono simili a quelle valutate da Epicure, studio prospettico sui neonati estremamente prematuri nati nel Regno Unito e in Irlanda nel 1995, ma ci sono stati apprezzabili miglioramenti per i bambini nati a 24 e 25 settimane nell’ultimo periodo analizzato. Tutto ciò dipende, come ricordano gli autori, dai continui progressi tecnologici che consentono oggi la sopravvivenza di neonati molto prematuri e che fino a pochi anni fa erano destinati a morte certa.

Affrontare un parto estremamente prematuro non è però solo una questione tecnica: vengono chiamate in causa anche valutazioni di tipo etico e morale sia da parte dei medici, sia dei genitori del piccolo. L’età gestazionale influenza senza ombra di dubbio non solo la sopravvivenza, ma anche la vita futura del bambino e dei genitori: i danni legati a una formazione non completa degli organi interni raramente sono privi di conseguenze. Inoltre, recenti studi clinici indicano che prima di decidere come affrontare un parto di questo genere è importante considerare altri parametri oltre all’età del neonato trai quali il peso alla nascita e il sesso del bambino. E’ sembre bene tuttavia che una decisione così delicata sia sempre frutto di un comune accordo tra medico e genitori.

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