Lesioni cutanee: i sostituti dermici accelerano il processo di guarigione

di Marco Mancini Commenta

In Italia circa 2 milioni di persone soffrono di ulcere e piaghe, racchiuse in un’unica fastidiosa categoria: quella delle lesioni cutanee. Si tratta di lacerazioni della pelle che, per un motivo o per un altro, si formano in particolar modo dopo i 65 anni, e più si è anziani e più è lenta la guarigione. Questa delle volte non avviene nemmeno, ed in questo caso si parla di lesioni croniche, cioè quelle con cui una persona convive per sempre, che compaiono in circa l’11% dei pazienti in ospedale. Una nuova tecnica di bioingegneria però promette di cambiare il destino di queste piaghe.

Il nuovo metodo prevede dei “sostituti dermici”, cioè una pelle artificiale (detta bioingegnerizzata), creata da materiale biologico umano, ma in laboratorio. Questa, utilizzata negli innesti, non solo copre la parte lesionata come avveniva fino a qualche anno fa, ma ora è in grado anche di avviare il processo di “riepitelizzazione”, cioè permette di velocizzare la guarigione e la rigenerazione della pelle.

Il vantaggio di questi prodotti nella cura delle lesioni cutanee consiste nella loro capacità di creare e sostenere un ambiente ottimale per l’attività cellulare necessaria per la riparazione dei tessuti. Le medicazioni tradizionali non consentono di modulare l’attività cellulare né di influenzarla direttamente. Questi farmaci possono agire anche come rivestimenti biologici che proteggono la lesione dall’ambiente esterno

ha spiegato il prof. Gerit Mulder, docente di Chirurgia e Ortopedia presso l’Università di California, San Diego, Dipartimento di Chirurgia e Divisione Trauma, illustrando la nuova tecnica. Il medico spiega che questi sostituti cutanei servono per “sostituire o rimpiazzare in toto o in parte i componenti normalmente presenti nella cute umana”. Insomma, per dirla in maniera semplice, sono in grado di sostituire definitivamente una parte della pelle lesionata, oppure solo temporaneamente, finché questa non si ripristina naturalmente, anche se con qualche “aiutino”. L’applicazione di queste tecnologie è nata per le condizioni estreme, come le lesioni che non rispondono alle cure tradizionali come le ulcere croniche, in particolare nelle persone diabetiche, ma se con l’utilizzo sempre più in aumento il prezzo dell’intervento dovesse abbassarsi, potrebbe essere assegnata a sempre più pazienti.

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