Rosolia in gravidanza: i rischi e cosa fare

di Valentina Cervelli 1


La rosolia è una malattia esantematica spesso sottovalutata. Non eccessivamente virulenta in età infantile, si manifesta in particolare nei bambini in età scolare e nei giovani adulti. Sebbene non vi sia una cura specifica per questa malattia, una vaccinazione è disponibile in molti stati. La prevenzione data dal vaccino è necessaria per evitare forme congenite di questa patologia, molto pericolose in caso di contagio da parte di una donna in gravidanza.

Ovviamente quando parliamo di rosalia congenita, intendiamo l’infezione che sviluppa il feto in  quei casi nei quali rimanere contagiata dalla rosalia è una donna incinta non sottoposta a vaccinazione in età infantile. Nelle gestanti, la comparsa di questa infezione virale può causare la morte del feto o dare vita a quella che viene conosciuta come la sindrome della rosolia congenita, conosciuta nel mondo con l’acronimo CRS. Secondo una statistica eseguita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità almeno 110mila bambini ogni anno nascono affetti dalla sindrome.

Un bambino colpito in età infantile da rosolia, di solito sperimenta sintomi lievi e privi di conseguenze.  Se ad essere colpito un adulto, non solo i sintomi presentano un’oggettiva difficoltà di gestione (vi è il rischio del sopravvenire di uno stato d’infertilità, N.d.R.) ma in caso di gestanti, oltre al rush cutaneo ed alla febbre che può arrivare ai 39°C, vi è un forte rischio di aborto, di malformazioni congenite e parto prematuro. E’ stato verificato che il virus passa dalla madre al feto nel 90% dei casi.

La sindrome da rosolia congenita nel bambino, non solo pone lo stesso ad essere “infettivo” e quindi a “produrre” il virus per oltre un anno, ma a sviluppare patologie come il diabete, malattie cardiache, problemi di vista ed udito fin dalla nascita. Sono stati rilevati anche dei casi di autismo e disfunzioni tiroidee. Tutte malattie in grado di mettere a repentaglio lo sviluppo psicofisico del bambino.

E’ in questo quadro, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che deve essere inserita l’obbligatorietà di una vaccinazione, in età infantile, contro questa malattia.  La reazione del sistema immunitario al vaccino è pressoché priva di conseguenze, ma è in grado di immunizzare permanentemente l’individuo.

OMS

Photo Credit| Thinkstock

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