Malasanità: morti 27 neonati in 15 giorni

di Paola 6

I casi di malasanità non ci sono solo in Italia e non sappiamo se consolarci con questa notizia oppure rabbrividire al pensiero che in 15 giorni in un ospedale turco possano morire ben 27 bambini appena venuti al mondo
La denuncia del sindacato dei medici dell’ospedale pubblico di Ankara, in Turchia, lascia sconvolti: benchè la direzione attribuisca le cause del decesso ognuna a complicazioni differenti, in realtà sarebbero state le scarse condizioni igieniche ad aver provocato delle infezioni a catena.

E’ lotta aperta tra la versione dei sindacati e quella dell’ospedale: i medici sostengono che i neonati morti in questi giorni erano tutti prematuri, mentre i sindacati affermano che le quindici morti sarebbero avvenute addirittura tutte concentrate in un arco di tempo di tre giorni.
Quel che è certo è che la situazione sembra davvero poco chiara e che risulta necessario capire davvero chi è responsabile di queste morti.

Commenti (6)

  1. Altro caso di malasanità infanticida, purtroppo.

    Articolo tratto Dal Corriere del Veneto

    Iscritti nel registro degli indagati il ginecologo e l’ostetrica

    Il cesareo è tecnicamente riuscito, ma per la bimba non c’era più niente da fare (archivio)

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    THIENE (Vicenza) – E’ stata eseguita ieri l’autopsia su Noemi, la bambina nata morta all’ospedale di Thiene. L’esame autoptico, conferito per stabilire i motivi del decesso, non è stato determinante. Non sono state trovate cause di morte che po­trebbero essere legate allo stato di salute della neonata. Era insomma una bambina sana e non presentava patologie. Così come avrebbe­ro stabilito i referti delle ecografie e degli esa­mi eseguiti durante la gravidanza. Resta da eseguire l’esame istologico sulla placenta. Sa­rà invece decisivo l’incidente probatorio che dovrà stabilire quando si è staccata la placen­ta. Dalla risposta a questo quesito dipendono le eventuali responsabilità dei medici che ave­vano preso in cura la donna. Quello che dovrà essere capito è se ci sia stato un parziale o tota­le distacco della placenta. Ma soprattutto in che momento sia successo. Christina Taube era arrivata in ospedale giovedì scorso alle 8.30 col marito Francesco Panozzo. Accusava dolori al ventre. La sofferenza fetale della bam­bina che portava in ventre è stata invece indi­viduata 6 ore dopo, vero le 14.30. Solo a quel punto è stata preparata la sala operatoria per un intervento di urgenza. Malgrado un inter­vento chirurgico tecnicamente riuscito per Noemi non c’era più niente da fare.

    E’ proprio sulla ricostruzione cronologica dei fatti che potrà essere stabilito se siano state seguite le procedure o se invece ci sia stata negligenza da parte dei sanitari. Quello che il consulente dovrà accertare non appena gli verrà affidato l’incarico, attraverso la documentazione medi­ca, è a che ora si sia verificato il distacco, e, se possa essere avvenuto diverso tempo prima ri­spetto al momento del parto. Sarà necessario comprendere anche se le perdite ematiche fos­sero sintomatiche, e in caso di risposta positi­va, perché non siano state considerate impor­tanti. La donna infatti ne aveva dato notizia verso la mattinata, ma, secondo la famiglia, non erano state valutate. Insomma la consu­lenza dovrà suggerire se sia stato fatto tutto il possibile per portare a buon fine la nascita del­la bambina o se siano stati trascurati sintomi evidenti. Nel registro degli indagati sono stati iscritti per omicidio colposo il ginecologo Carlo Dorizzi e l’ostetrica Laura De Munari.

    Romina Varotto
    29 luglio 2009

  2. Buongiorno a tutti, sono il presidente di un’Associazione che tutela, gratuitamente, i pazienti vittime della malasanità. L’associazione si chiama O.DI.S.SE.A. “onlus per il diritto alla salute al servizio dell’ammalato” e lo staff della stessa è composto da medici, psicologi, volontari ed avvocati che tuetelano le vittime della malsanità in maniera totalmente gratuita. CHIAMATEMI e vi aiuteremo a risolvere i vostri problemi . RIBELLIAMOCI ALLA MALASANITà E ALLA MALAPOLITICA . NON RINUNCIAMO A FAR VALERE I NOSTRI DIRITTI……………..Alessandro Milo xxxxxxxx

  3. @ Alessandro Milo:

  4. Più SIGNORI e meno dottori – MALASANITA’

    I medici hanno paura delle denuncie e delle psicosi dei pazienti: notizia di un quotidiano di qualche giorno fa. Medici stressati, anzi bruciati: notizia del Corriere della sera di qualche mese fa.
    Quindi? Psicotici sono i pazienti? No. I pazienti sono persone che si rivolgono a medici e ospedali pagando, e pure delle parcelle care, perché si illudono di avere delle risposte serie.
    E nella medicina, nella sanità, una risposta sola potrebbe oramai essere seria: che ci dicessero che non ne sanno nulla, che possono solo tirare a indovinare, che possono prescrivere medicine della casa farmaceutica che più li ha corrotti, sperando che passi un po’ di tempo prima che finiscano per intossicarci. Che possono operarci e se non litigano coi colleghi a chi ha fatto più soldi, se non dimenticano qualche garza o bisturi nella nostra pancia, se non ci tolgono un tumore che non abbiamo… forse ne usciremo vivi.. e che se sono mamma e bambino c’è buona possibilità che si salvi almeno uno.. che ci dicano la verità.
    Ma messe e ammesse così le cose.. come si giustificherebbero i salari e le parcelle salate? La verità
    smonterebbe il sistema truffaldino che gira intorno alla sanità. I pazienti potrebbero tornare ad essere persone e magari ci sarebbe qualche signore in più anche tra i dottori.
    Perché sinceramente… siamo veramente stanchi. Perché sinceramente è ora che qualche cosa cambi. Quello del medico è, e deve essere, il lavoro più umile e NON E’ IL CONTRARIO. Il “guaritore” dei tempi antichi operava per missione e viveva di qualche offerta se gli veniva fatta.
    Adesso il medico vive ed opera per una cosa sola: i soldi. Il Dio denaro è l’unico Signore che conosce. E i pazienti non sono niente. Devono solo sperare e credere, e tacere e morire e possibilmente senza far rumore. Perché i medici sono stanchi, stressati, bruciati. E hanno tante cose da fare. Sono occupati allo studio e in ospedale; sono in politica e ai convegni dai quali portano parole e niente fatti.
    E’ ora che diciamo basta. La gente ha bisogno di signori e questi sono solo dottori; e cominciamo a denunciare fino a quando, chi non se la sente, non va a fare un altro tipo di mestiere; fino a quando molti medici non andranno a lavorare i campi o a fare quello che gli pare. Possiamo sempre lasciar loro il titolo.. tanto per quel che vale!
    E per quello che riguarda la ricerca: dobbiamo andare piano, non dobbiamo avere fretta, ha detto l’esimio professore Veronesi.
    E chi intanto muore… peggio per lui che non ha avuto la pazienza di aspettare tempi migliori. Ma basta, ma fateci il favore…!!!

    Teresa Carere

  5. @ teresa carere:
    In occasione del convegno INDIGNIAMOCI sulla malasanità tenutosi a Polistena e a Reggio Calabria il 25 e 26 novembre 2010

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