Ciclismo, cuore atleti sano anche dopo anni di allenamento ma attenti al doping

di Paola Commenta

Il Giro d’Italia 2010, l’evento sportivo più atteso dagli amanti delle due ruote, ha preso il via da pochi giorni, l’8 maggio scorso, partendo da Amsterdam, e si concluderà dopo 21 tappe a Verona, il 30 maggio. Poco meno di un mese, dunque, in cui però si concentrano le attenzioni di stampa e opinione pubblica su uno sport solitamente snobbato dai media come il ciclismo.

Ed insieme all’interesse per gli atleti e le locations delle varie tappe, spunta, come ogni anno lo spettro del doping. Una recente ricerca effettuata dal Coni da Antonio Pelliccia, e pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology, ha evidenziato come potrebbero essere proprio alcune sostanze dopanti le imputate delle modifiche cardiache spesso riscontrate nei ciclisti.
In un campione di ciclisti del Tour de France è stato infatti notato un ingrossamento del muscolo cardiaco. Stando ai risultati dello studio, si tratterebbe di una modifica non riconducibile allo sport a livello agonistico. Anni ed anni di attività sportiva intensa e di dure sessioni di allenamento non avrebbero alcun effetto negativo sul cuore e sulle sue funzionalità. Anche se in alcuni casi il cuore si presenta ingrandito, non si tratterebbe altro che di un effetto secondario, il cosiddetto cuore dell’atleta, che non ha alcuna conseguenza sulla salute degli sportivi.

Al Coni hanno monitorato la funzionalità cardiaca di ciclisti e corridori per tredici anni, giungendo alla conclusione che a far male al cuore non sia lo sport: la capacità di pompare sangue rimane inalterata dopo anni di attività fisica intensa.
E’ più verosimile, stando al parere degli esperti, che ad essere responsabili di eventuali modifiche riscontrabili nel cuore degli atleti siano le sostanze dopanti. In particolar modo l’EPO, l’eritropoietina, un ormone glicoproteico che interagisce con i recettori Epor presenti nel midollo osseo, portando alla formazione di nuovi globuli rossi.
Gli atleti ne fanno uso perchè una maggiore concentrazione di globuli rossi nel sangue garantisce una migliore ossigenazione dei tessuti e negli sport di durata, come lo è il ciclismo, permette ai corridori di resistere alla fatica.
Nel nostro corpo sono i reni a produrre l’eritropoietina (endogena) quando l’ossigeno che giunge ai tessuti appare insufficiente. Tuttavia esiste quella sintetica (eritropoietina esogena) che viene assunta dagli atleti con conseguenze gravissime per la salute. L’eritropoietina prodotta dai reni è in grado di fare una selezione portando a maturazione solo le cellule funzionali. Nel caso di quella sintetica, invece, si sviluppano anche globuli rossi anomali, con un conseguente aumento del rischio di leucemie e patologie ematiche. Inoltre, usare EPO sintetica diminuisce la fluidità del sangue, aumentando la parte solida (l’ematocrito). Il risultato? Maggiori probabilità di insorgenza di trombi (trombosi), ipertensione, soprattutto in caso di disidratazione (e nelle gare avviene spesso), aritmie cardiache, ictus, morte improvvisa.

In Italia si fa uso di sostanze dopanti anche nel ciclismo a livello amatoriale: in un recente studio effettuato su di un campione di 278 ciclisti della domenica la percentuale di positivi è stata del 12,5%.
Per contrastare il doping quest’anno il Governo ha lanciato l’iniziativa: Niente doping, solo sport. Presentata a Roma l’undici maggio scorso, l’iniziativa prevede la distribuzione di 30.000 borracce trasparenti nel corso delle varie tappe del Giro d’Italia marchiate con il nome/slogan della campagna.
La sensibilizzazione dei cittadini al tema del doping avverrà anche grazie ai messaggi trasmessi da Radio Rai, a margine del commento delle tappe del Giro. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo sport Rocco Crimi ha spiegato, nel corso della presentazione avvenuta alla presenza del presidente del Coni Gianni Petrucci, che

Il doping è sleale, è una frode ed è illegale. Ma non solo. Nuoce gravemente alla salute, favorendo l’insorgenza di molte patologie, tra cui il diabete, le patologie cardiovascolari e i tumori.

Borracce trasparenti, dunque, per sottolineare che se il doping è una pratica illegale, il ciclismo non deve essere  di conseguenza valutato sotto una luce negativa per via dei numerosi casi di abuso di sostanze dopanti tra i corridori. Al contrario è uno sport che si può praticare in trasparenza, in modo sano. Come ha sottolineato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Gianni Letta:

Dopo tanti scandali legati al doping che hanno colpito questo sport è purtroppo passato questo messaggio. Ma non è così. E la borraccia che sarà distribuita nel corso delle gare rappresenta proprio i valori leali e trasparenti di questa disciplina e dello sport in generale.

[Fonti: www.quotidiano.net.ilsole24ore.com; www.my-personaltrainer.it; www.unità.it]