Malattie cardiovascolari: un aiuto dalla rosa canina

di Valentina Cervelli 2

 Quello delle malattie cardiovascolari è un problema decisamente sentito dalla popolazione. Scarsa attività fisica ed una alimentazione sbagliata possono portare ad una loro manifestazione. Ora una ricerca pubblicata sulla rivista di settore European Journal of Clinical Nutrition ci spiega come l’estratto di rosa canina possa abbattere l’incidenza di queste patologie riducendo il colesterolo nel sangue e la pressione sanguigna.

Lo studio, condotto dai ricercatori della svedese Università di Lund, si è concentrato nel verificare la validità dei benefici da sempre decantati nei confronti del nostro organismo di questi particolari fiori, divenuti “famosi” in passato perché si credeva potessero essere in grado di curare la rabbia canina. A livello fitoterapico, è risaputo, le sue bacche sono ricche di vitamina C (in misura 500 volte più alta rispetto agli agrumi) e posseggono delle proprietà antinfiammatorie ed antiossidanti.

Gli scienziati svedesi  hanno utilizzato un estratto secco in polvere dei frutti, conosciuto anche sotto il nome di “cinorrodonte” su un gruppo di 31 pazienti obesi, di entrambi i sessi per verificare eventuali cambiamenti nella loro condizione fisica. Ai volontari è stato chiesto di bere un composto con quaranta grammi di questa sostanza estratta dalle bacche, per ogni giorno in un periodo di tempo di sei settimane.

Tutto questo per verificare l’ipotesi di una certa utilità della rosa canina per abbattere il rischio di incidenza non solo delle malattie cardiache ma anche del diabete di tipo 2. Passato questo periodo, i pazienti oggetto dello studio sono stati sottoposti a tutta una serie di analisi di routine, alle quali sono seguite altre sei settimane di assunzione, per controllo, di una bevanda a base di succo di mele ed uva e nuovi esami clinici.

Dopo l’assunzione di rosa canina, i partecipanti allo studio hanno fatto registrare un calo della pressione del 3,4 % di media. Percentuali salite al 5% per il colesterolo generale ed al 6% per quello cattivo.

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Fonte: European Journal of Clinical Nutrition

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