Tachicardia a riposo: le cause, le cure

di Valentina Cervelli Commenta

La tachicardia, soprattutto se a riposo, è un problema che non deve essere ignorato. Il cuore che improvvisamente inizia a battere senza freno ed è necessario comprendere perché faccia in questo modo. In molti casi si tratta di disturbi transitori e privi di pericolo, in altre può essere segno di malattia. Scopriamone di più.

Tachicardia a riposo: le cause

Quando la tachicardia si presenta a riposo, non bisogna allarmarsi immediatamente, ma nemmeno rimanere impassibili senza tentare di comprendere il perché di questi attacchi. Ripensiamo al nostro comportamento. In primis a quello alimentare e farmacologico. Il cuore infatti può correre più veloce, anche a riposo ed improvvisamente, se consumiamo delle bevande come te è caffè, per loro natura eccitanti. O ancora se assumiamo dei farmaci come i broncodilatatori dell’asma. La tachicardia può essere causata inoltre da una condizione di ipertiroidismo o da febbre, da disidratazione ed ansia.

Solo in casi più gravi e con la concomitanza di altri sintomi come la difficoltà a respirare, la sudorazione profusa e fredda e l’eccessivo pallore può essere collegata a patologie cardiache come l’infarto e lo scompenso cardiaco. In ogni caso è bene tenerla sotto controllo.

Tachicardia a riposo: quali esami

Per comprendere la causa degli attacchi di tachicardia a riposo uno degli esami basilari ai quali sottoporsi è l’elettrocardiogramma, seguiti da analisi del sangue e in caso di necessità, stabilita dal cardiologo, di accertamenti più ampli volti a comprendere perché il cuore aumenti la sua frequenza senza motivazioni apparenti.

Tachicardia a riposo: le cure

Ovviamente se la tachicardia a riposo è derivante da uno stile di vita alimentare sbagliato, basterà correggere tale comportamento per poter tornare ad una situazione di normalità. In caso di patologia sono differenti le opzioni: si va dai farmaci all’intervento. Medicinali anti-aritmici solitamente sortiscono l’effetto desiderato, anche se in alcuni casi è consigliata l’ablazione cardiaca, in cui in pratica la zona di tessuto che determina il problema elettrico viene distrutta usando le radiofrequenze. Nei casi più gravi ed espressioni di aritmie , può rendersi necessario l’impianto di specifici stimolatori.

Photo Credit | Thinkstock

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