Dismorfofobia, ovvero vedersi brutti e preoccuparsene troppo

di Paola 2

La dismorfofobia (dal greco dis – morphé, forma distorta e phobos, timore) è uno specifico tipo di fobia che nasce da una visione distorta del proprio aspetto fisico, innescata da un’eccessiva ed ossessiva preoccupazione della propria esteriorità.
Nei soggetti colpiti provoca un forte stress emozionale e non pochi problemi a relazionarsi. Spesso la paura di non piacere e la scarsa autostima portano all’isolamento sociale e ad una profonda chiusura in sè stessi e nelle proprie insicurezze.
Le persone affette da dismorfofobia sviluppano comportamenti fobico-ossessivi altamente rischiosi per la salute psico-fisica, sfociando in anoressia e bulimia in più di un caso.
Ad esserne maggiormente colpiti gli adolescenti, sia maschi che femmine, in cui è basso il livello di autostima e la sicurezza di sè.


Esistono varie forme e vari livelli di dismorfofobia: l’attenzione del fobico può concentrarsi su una sola parte del corpo, ritenuta brutta e vissuta come un difetto irreparabile, oppure sulla totalità dell’aspetto fisico.
Le parti del corpo su cui più si focalizzano forme di insicurezza ossessive sono il seno, i capelli, le cosce e i fianchi per le donne; pene, testicoli e capelli per gli uomini.
C’è da dire che non è un caso che la dismorfofobia nasca in una società che punta molto sull’aspetto fisico e propone ad adolescenti e non, modelli di bellezza irraggiungibili, spesso anche falsi (visto che molte foto sui giornali sono ritoccate e visto che chirurgia plastica e trucco fanno miracoli).
Davanti a questi modelli di paragone perfetti, ci si sente spesso inadeguati, brutti e non all’altezza del confronto, e negli adolescenti le già profonde insicurezze dell’ età del malessere si acuiscono, sfociando in una vera e propria ossessione per l’aspetto esteriore.
La bellezza è spesso anche fenomeno di discriminazione, chi appare migliore, chi si presenta seguendo certi clichè, ha più successo nel trovare lavoro, viene spesso trattato meglio e tenuto più in considerazione. A volte esistono delle vere e proprie discriminazioni per i brutti anatroccoli, basti pensare alla community Beautiful People, di cui ho parlato qualche tempo fa, che nega l’accesso ai non adoni.
La dismorfofobia va curata, dal momento che può spingere al suicidio, a disturbi ossessivo-compulsivi, a problemi sociali, di coppia, e può portare a sviluppare narcisismo, fobia sociale e disturbi della personalità borderline.
La terapia principale è di tipo cognitivo-comportamentale, della durata di sei mesi, ed è associata alla somministrazione di ISRS, inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.
I pazienti rispondono alla terapia con una diminuizione dello stress e della tensione.
E’ fondamentale, prima di sottoporsi alla psicoterapia, valutare la linea da seguire, in base alla personalità e al grado di gravità della fobia sviluppato dal singolo soggetto.

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