Ebola, guarito medico americano curato con siero sperimentale

di Valentina Cervelli Commenta

E’ guarito dal virus dell’ebola il dottore americano Ken Brantly, contagiato in Liberia nei primi giorni d’agosto. L’uomo dopo essere stato curato con il siero sperimentale Zmapp è finalmente stato dimesso dalla struttura nella quale era ricoverato.

L’uomo era stato trasferito negli Stati Uniti lo scorso 2 agosto. Da ciò che si può evincere il siero sperimentale ha in pratica mostrato la sua efficacia contro il virus dell’ebola. E questa è una buona notizia. Non solo il virus è stato sconfitto ma la soluzione sembra non rappresentare un pericolo per coloro che lo usano: eticamente l’intera questione del suo utilizzo diventa più semplice da affrontare. Va inoltre detto che lo stesso siero, testato fino a quel momento solo sulle scimmie, purtroppo non è stato di aiuto per salvare il missionario spagnolo morto qualche settimana fa.

In Africa purtroppo la febbre emorragica causata dall’ebola continua ancora a far vittime. I morti sono saliti a 1350 su un totale di 2473 casi. Sono questi gli ultimi dati resi noti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e spaventano ancor di più se collegati all’allerta lanciata da Medici senza Frontiere. L’associazione sottolinea come ancora una volta l’emergenza sia gestita male dalle autorità. L’allarme è lanciato da
Joanne Liu, presidente dell’organizzazione attraverso le pagine del New York Times, che spiega come i dati non siano raccolti in modo adeguato frenando le giuste e possibili azioni da intraprendere:

L’epidemia di Ebola in Africa occidentale è un completo disastro e le agenzie di salute non hanno ancora raggiunto e compreso a pieno il loro scopo. Nessuno ancora ha una reale misura della vastità di questa crisi. Non c’è una buona raccolta dei dati, né una sorveglianza sufficiente.L’Organizzazione mondiale della sanità, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie e gli altri gruppi di aiuto dovrebbero essere maggiormente coinvolti nella prevenzione e sorveglianza, tracciando i contatti delle persone malate. Inoltre servono più persone sul campo.

E la mancanza di una adeguata educazione sanitaria della popolazione non aiuta.

Photo Credit | Thinkstock

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