Troppe pillole del giorno dopo. Al di là delle polemiche occorre più informazione tra i giovani

di Salvina 3

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Molta, troppa, disinformazione in materia di contraccezione tra i giovani italiani. Il dato era già emerso al Congresso Europeo di ginecologia e ostetricia tenutosi nel Marzo scorso a Lisbona, dove gli esperti lanciarono, fra l’altro, anche l’allarme per la diffusione fra gli adolescenti di metodi anticoncezionali fai da te, inutili e dannosi per la salute e la sessualità. Un nuovo allarme giunge stavolta dal decimo congresso europeo di contraccezione, a Praga: 370.000 pillole del giorno dopo vendute nel 2007, soprattutto a giovani donne sotto i venti anni, per le quali il ricorso alla contaccezione d’emergenza sembra essere diventato un’abitudine.

Ma la pillola del giorno dopo, oltre ad essere un farmaco che incide notevolmente sull’equilibrio ormonale, rappresenta un rimedio estremo che ha la sua massima efficacia solo se assunta entro le 24 ore dal rapporto sessuale potenzialmente fecondo. Il rischio di gravidanza quindi rimane e con questo quello di ricorrere ad un aborto. Per questo motivo la Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia), col patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri, ha già promosso la campagna di educazione sessuale «Scegli tu». Adesso l’intento dei ginecologi italiani è di proseguire in questa direzione incentivando l’adozione di metodi anticoncezionali sicuri ed efficaci.


Ad esempio, come afferma Rosella Nappi, ginecologa dell’Università degli studi di Pavia, gli anticoncezionali ormonali, come pillola e cerotto, sono particolarmente efficaci, ma solo il 13% delle giovani donne vi fa ricorso, nonostante li ritengano sicuri e riconoscano loro il pregio di garantire una maggiore spontaneità nei rapporti intimi. Ben più popolare, anche se leggermente meno sicuro, è il preservativo, al quale va riconosciuto invece il merito di proteggere anche dalle malattie sessualmente trasmissibili.

Il preservativo rappresenta infatti il metodo anticoncezionale più diffuso in 12 paesi europei. Questo il risultato di un’indagine presentata, sempre a Praga, da Giovanni Benagiano, dell’Università La Sapienza di Roma, secondo la quale il 70% dei giovani che decidono di adottare delle protezioni, lo sceglie in occasione del primo rapporto. Tuttavia, come emerso da una ricerca dell’Università di Selcuk in Turchia, non tutti gli uomini sanno usarlo correttamente: alcuni, ad esempio, lo indossano dopo aver cominciato il coito, mentre altri non controllano eventuali rotture. Resta comunque il dato sconfortante che vede ben il 50% degli italiani privi di qualunque tipo di protezione durante il primo rapporto sessuale.