Ictus, limitare i danni con l’ipotermia

di Valentina Cervelli 1

Ictus: l’ipotermia potrebbe aiutare a limitare i danni.  Raffreddare il cervello dei pazienti colpiti da tale patologia facilita il recupero delle attività, riduce i danni cerebrali, ma soprattutto aumenta la sopravvivenza.

Si tratta di una ipotesi ventilata da un gruppo di scienziati dell’Università di Edimburgo in uno studio riportato dalla Bbc.  Le tecnica studiata dal dott. Malcom MacLeod e dal suo team ha convinto diversi luminari provenienti da tutta Europa e riuniti nel consorzio EuroHYP a cercare di raccogliere adeguati finanziamenti per poter iniziare un trial di conferma su circa 1200 pazienti colpiti da ictus.

Non si tratta di una ipotesi fantascientifica: terapie similari sono state sperimentate con successo su pazienti sofferenti di attacco di cuore e con lesioni allo stesso presenti fin dalla nascita. Al momento la tecnica utilizzata corrisponde all’immissione di gocce intravenose di ghiaccio e dei tamponi freddi sulla pelle in grado di portare la temperatura corporea a 35°, leggermente più bassa di quella normale.

Quella messa a punto dai ricercatori scozzesi porterebbe il corpo in uno stato di ibernazione artificiale, ad una temperatura che si aggira (anche in questo caso, n.d.r.) sui 35° in modo da far sopravvivere il cervello con un minore apporto di sangue ma dando  al personale medico il tempo necessario di riparare i vasi sanguigni bloccati o hanno subito danni. Il raffreddamento, in questo caso, avverrebbe attraverso la copertina refrigerante e una iniezione di infusione salina a 4°.

Come spiega il dott. Macleod

Ogni giorno mille cittadini europei muoiono per un ictus, cioè uno ogni 90 secondi, e circa il doppio sopravvive con gravi disabilità. Con l’ipotermia terapeutica si possono migliorare i risultati per almeno 40mila cittadini europei l’anno.

Il consorzio punta ad ottenere 12 milioni dalla Commissione Europea ed altri 4 milioni attraverso donazioni private di università ed enti. La sperimentazione, effettuabile su circa 1200-1500 pazienti europei, coinvolgerebbe circa 80 ospedali in ben 21 paesi, tra i quali l’Italia. Nel nostro paese sono 11 i nosocomi interessati a partecipare al trial. Tra di essi vi è il Sant’Andrea di Roma. Come sottolinea il direttore di Neurologia del nosocomio, il dott. Francesco Orzi:

In città come Roma ci sono circa 20 casi al giorno e in Italia sono circa 190mila ogni anno. Circa il 20-30% si ristabilisce completamente in un mese, ma circa il 20-25% muore nel giro di un anno, specie nel primo mese. Questa terapia consentirebbe di ridurre la disabilità associata all’ictus.

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Fonte: Agi salute