Tumore al seno: svolta per ottimizzare la cura e combattere le recidive

di Cinzia Iannaccio Commenta

Un nuovo passo avanti nella cura del tumore al seno e delle sue recidive, grazie all’osservazione del recettore HER2. A fare la preziosa scoperta scientifica un team di scienziati dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena che ha appena pubblicato i dati al riguardo sul Clinical Cancer Research. Ma di cosa si tratta? E tale innovazione scientifica modificherà le aspettative di guarigione delle donne? Sicuramente si. Ecco come.

Prima di tutto occorre sapere che non tutte le neoplasie sono eguali e si sviluppano allo stesso modo. Per questo è sempre necessaria la biopsia, anche dopo l’asportazione totale del seno. In laboratorio si ricercano particolari recettori (proteine), collegati allo sviluppo delle cellule neoplastiche. A seconda di quello che l’anatomo-patologo trova si procede con la terapia farmacologica. Uno di questi è quello chiamato HER2, ed è indice di una particolare aggressività, quella che purtroppo provoca ricadute. Oggi esiste un farmaco biologico, un anticorpo monoclonale, il trastuzumab capace di bloccare questa proteina e dunque di avere risultati determinanti sulla guarigione. L’importanza della scoperta degli scienziati del Regina Elena corrisponde proprio a questo passaggio. Fino ad ora la ricerca di tale recettore, considerato stabile, si effettuava solo all’inizio della malattia: le donne che ne avevano alte concentrazioni venivano trattate col medicinale biologico, le altre no. Grazie ad un esame diagnostico innovativo, la dottoressa Marcella Mottolese Anatomo-patologa dell’IRE, insieme ai suoi colleghi è riuscita ad osservare nel tempo questo recettore scoprendone la capacità evolutiva: si può cioè modificare, aumentare di concentrazione, diminuire, passare da positivo a negativo e viceversa.  Spiega:

“abbiamo valutato l’incidenza delle variazioni di HER2 tra tumore primitivo e metastasi in una casistica retrospettiva di 137 pazienti trattate chirurgicamente per Carcinoma Mammario. In questo modo abbiamo evidenziato una modificazione di HER2 nel 12% delle metastasi….durante la progressione della malattia, vi è un costante e frequente incremento del numero di copie del gene HER2.”

Nel concreto: individuando nel corso del trattamento un incremento del recettore in questione è possibile cambiare terapia, magari utilizzando il trastuzumab, inizialmente non ritenuto necessario per assenza dell’HER2. Conclude la Dott.ssa Alessandra Fabi, del Dip. di Oncologia Medica IRE:

“Questo risultato   ha una importanza rilevante per il beneficio clinico che le pazienti possono ottenere dall’effettuare un trattamento con trastuzumab alla ricaduta di malattia. Pertanto è fortemente consigliabile nella pratica clinica, lì dove ci sono sedi di ripetizione di malattia che possono essere sottoposte a biopsia, rideterminare lo status  di HER2.”

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[Fonte: Ifo]

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