Cancro al pancreas, consumo di carne insaccata può aumentare il rischio

di Valentina Cervelli 3

Sono stati diversi gli studi che in questi ultimi anni hanno associato un eccessivo consumo di carne allo sviluppo di tumori. Uno studio recentemente patrocinato dalla Cancer Foundation svedese e condotto dal Karolinska Institutet di Stoccolma ha mostrato come in particolare gli insaccati possano favorire l’insorgenza del cancro al pancreas, palesandosi come un fattore di rischio comprovato.

Il tumore della ghiandola pancreatica è uno dei più difficili da combattere e quello caratterizzato da una delle percentuali più alte di mortalità. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista di settore British Journal of Cancer hanno sottolineato come anche soli 50 grammi di carne lavorata al giorno possono aumentare del 19% il rischio di sviluppare il cancro al pancreas rispetto a chi è ad esempio vegetariano. Nello specifico, potrebbero “lavorare” in tal senso anche una salsiccia o due fettine di pancetta.

Ovviamente maggiore è la quantità di carne che si assume, maggiore è il rischio che si corre. Secondo i dati raccolti dai ricercatori 100 grammi di insaccati al giorno fanno salire il rischio fino al 38%, mentre 150 grammi portano addirittura, rispetto a chi non mangia carne, il rischio di incidenza fino al 57%.

In questo caso gli uomini sembrano essere più a rischio delle donne. Analizzando undici studi pregressi sulla correlazione tra il consumo di carne ed il cancro al pancreas, i ricercatori hanno rilevato che gli uomini che avevano mangiato circa 120 grammi al giorno di carne rossa, avevano altresì sviluppato il 29% di rischio in più di sviluppare la patologia cancerosa.

Come spiega la coordinatrice dello studio Susanna Larsson:

Il tumore al pancreas ha il più  basso tasso di sopravvivenza. Quindi, così come la diagnosi precoce, è importante capire cosa può far aumentare il rischio di questa malattia. Se la dieta influisce sul cancro al pancreas allora questo potrebbe influenzare le campagne di salute pubblica per contribuire a ridurre in primo luogo il numero dei casi di sviluppo di questa malattia.

 

Photo Credit | Thinkstock

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Fonte: BJC

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