Protesi d’anca difettose e pericolose: ed i pazienti cosa devono fare?

di Cinzia Iannaccio 8

 Come promesso continuiamo a parlare di protesi d’anca difettose e pericolose. Nel nostro primo articolo (qui) abbiamo indicato il modello (DePuy ASR) e raccontato come è scoppiato il caso a Striscia la Notizia: grazie alla denuncia di un ortopedico, il professor Francesco Bizzarri. Il medico, trovandosi di fronte numerosi pazienti con protesi a rischio, necessarie di una sostituzione, ha deciso di approfondire la questione scoprendo che effettivamente il meccanismo di richiamo da parte delle asl non era stato preciso e soprattutto non univoco su tutto il territorio italiano. Dati i rischi per la salute, ha ritenuto opportuno insistere su un’informazione più vasta e precisa possibile, per la quale, non ha potuto fare altro che rivolgersi al noto tg satirico.

Proseguiamo dunque la nostra intervista, iniziata ieri, proprio sulle motivazioni che lo hanno spinto in questo senso: i pazienti.

“ E’ questo che mi preme di più. La maggior parte di questi pazienti è anziano, con una serie di co morbilità: hanno il diabete, l’ipertensione, vari problemi cardiaci, e soprattutto hanno paura di sottoporsi nuovamente ad un intervento chirurgico di questo tipo, piuttosto invasivo. Mi chiedono conferme, di garantirgli che l’operazione andrà bene, ma non posso farlo, la chirurgia ha sempre i suoi rischi, anche in casi più semplici e con pazienti giovani. Inoltre sono abbandonati a loro stessi. Quelli rintracciati, testati e risultati positivi, a cui dunque si consiglia vivamente di sottoporsi al cambio di protesi, non sanno, come, dove e cosa fare. Qualcuno dovrebbe prenderli in carico, seguirli fino all’intervento e dopo per controllare se gli effetti collaterali del cobalto si manifestano o il rischio rientra, ed invece no. Questo non accade. E’ per questo motivo che ho deciso di sollevare il caso. Le dirò di più…prima di fare la denuncia pubblica ho cercato di capirci qualcosa su come i richiami venivano effettuati. Da una Asl mi hanno detto di aver rintracciato 170 pazienti su 230. E gli altri 50? Come mai sono irrintracciabili? Necessitano di essere informati. E se sono deceduti, questo è accaduto a causa del cobalto? Sarebbe importante da sapere.”

Ricordiamo quali sono i rischi?

“Numerosi. Ma di particolare rilievo al di sopra di una certa soglia, sia il cobalto che il cromo diventano rischio canceroso con specificità per i renitesticoli.”

La dottoressa Marcella Marletta della Direzione Generale Farmaci del Ministero della salute nell’intervista di Jimmy Ghione le ha dato ragione, anzi ha colto l’occasione per fare un appello pubblico ai pazienti affinché verificassero la tipologia di protesi sulla cartella clinica  e nell’eventualità si trattasse di quelle incriminate li invitava a contattare il numero verde della DePuy: 800 14 60 60.

“Mi ha molto meravigliato questa posizione, non in modo piacevole. Il numero verde dovrebbe essere gestito dal Ministero della Salute e non dalla società produttrice di una protesi che può essere pericolosa per i pazienti, anche se la stessa ha agito con coscienza e nel rispetto delle leggi”.

Cosa consiglia ai pazienti?

“In primis se sia ha ancora fiducia nell’ortopedico che li ha operati di rivolgersi a lui per tutte le spiegazioni o se il rapporto di fiducia non è più lo stesso di rivolgersi ad altro specialista ortopedico per i controlli e la valutazione del caso. Di cercare di capire con che protesi si è stati impiantati: l’obbligo di mettere in cartella clinica il codice a barre relativo alla tipologia di impianto risale solo ad alcuni anni fa, quindi non è detto che chi ha subito l’intervento nel 2003, sia in possesso di tale informazioni, comunque in precedenza c’era l’obbligo di scriverlo in cartella clinica. Infine non meno importante è quello di farsi seguire da un legale che si occupa di sanità,ricordando a tutti che la nostra costituzione tutela la salute dell’individuo”.

Continueremo a seguire il caso, anche con altre interviste perché effettivamente questo senso di abbandono dei pazienti lo abbiamo riscontrato anche noi, nei vostri commenti soprattutto. Non si sa come e dove fare le analisi del sangue, chi le deve segnare, come fare per scoprire se il modello della protesi è quello se in cartella cllinica non c’è indicato e le strutture sanitarie non rispondono. Come fare soprattutto per chiedere alla DePuy il rimborso delle spese per queste analisi e per la sostituzione della protesi all’anca (la società ha dichiarato immediatamente questa disponibilità). Il numero verde della società, non sembra funzionare adeguatamente. Abbiamo lasciato almeno tre messaggio in segreteria telefonica (in orario in cui un operatore dovrebbe rispondere) da quando il caso è scoppiato , ma ancora nessuno ci ha richiamato. Impegno lodevole quello della società DePuy che però andrebbe perfezionato, o forse affiancato da un numero verde del ministero della salute. Importante infine è non allarmarsi troppo. In Italia vengono effettuati molti impianti di protesi d’anca, ma di modelli e società diverse. E del tipo incriminato, solo un 12% è risultato difettoso, quindi non necessariamente si è a rischio. Si ha solo il diritto di sapere e di sapere cosa fare.

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Foto: Thinkstock

Commenti (8)

  1. buongiorno,
    ho una protesi d’anca difettosa,si muove e rilascia minerali,sono stata richiamata per la sostituzione.
    mi ha detto il Professore che mi ha operato in clinica mi ha detto che la Johnson e Johnson che l’intervento e la clinica le pagheranno loro.
    Posso chiedere i danni esistenziali,per sei anni e mezzo di dolori,riabilitazioni,piscine privare,professori interpellati,analisi,radiografie e quant’altro ? in sei anni è mezzo non ho potuto camminare,sempre in casa con antidolorifici e mal di stomaco.
    sei anni e mezzo buttati via,ho 75 anni e tanti nipoti che non ho potuto più accudire.
    grazie
    erminia annovazzi

  2. @ erminia annovazzi:
    Cara Erminia, certo che puoi e sei libera di farlo. Ma ti consiglio di rivolgerti ad una associazione per vedere se c’è un gruppo di persone che ha le stesse tue intenzioni: in gruppo è meglio. Da sola vai a scontrarti con una multinazionale. E dal punto di vista legale non è detto che un giudice stabilisca il risarcimento,magari dopo anni di cause in tribunale estremamente costose. Al numero verde di cui sopra,invece, se non ti hanno già dato le dovute indicazioni al tuo ospedale, ti dicono come fare per ottenere il rimborso dalla depuy per le spese operatorie nuove. Io ho provato e dopo un paio di messaggi mi hanno richiamato (circa un mese dopo, ma era il periodo clou della notizia).

  3. @ erminia annovazzi:
    @ erminia annovazzi:
    Sig.ra Erminia,
    da avvocato, che ha già 12 fascicoli per risarcimento danni contro la multinazionale statunitense, mi permetto di dissentire con quanto affermato nel post che precede e di darle sommessamente il mio parere sulla vicenda.
    Tanto De Puy quanto la holding Jhonson & Jhonson, quanto la ASL che ha fornito la protesi (se l’intervento è avvenuto mediante SSN), sono responsabili in solido di tutti i dannida Lei patiti e patendi a causa della difettosità di tale dispositivo.
    Che la De Puy si offra di rimborsare spese operatorie e di degenza per la sostituzione della protesi difettosa è più che ovvio: in tal modo la cavano con NIENTE.
    La verità è che i pazienti come lei, che hanno avuto la propria esistenza fortemente condizionata in negativo dall’applicazione delle protesi de puy, con annessi i rischi del cobalto, hanno pieno diritto di chiedere ed ottenere risarcimenti estremamente elevati sia per quanto attiene il danno biologico (depauperazione dell’integrità psicofisica valutabile sotto il profilo medico-legale), danno morale (transeunte dovuto alle conseguenze lesive del fatto-reato, nella fattispece “lesioni personali”), danno esistenziale (oggettiva perturbazione delle propriue abitudini di vita a seguito del fatto dannoso).
    A ciò si aggiunge la doppia possibilità di adire la giustizia italiana in sede civile (rammento che in Italia il risarcimento del danno ha una funzione esclusivamente ristorativa dello stesso), oppure presso la giurisdizione USA, anche tramite lo strumento della “class action” (azione collettiva), (ove oltre al danno ristorativo è ammessa la liquidazione dei danni c.d. “punitivi” …. milioni di dollari di risarcimento capaci di mettere in ginocchio colossi finanziari come Jhonson & Jhonson).
    Tenga presente che questi signori sono ben consapevoli di quanto sia elevato il rischio economico per la loro azienda e cercano in tutti modi di addivenire a delle transazioni offrendo ai danneggiati qualcosa che vale meno delle briciole (il rimborso delle spese mediche).
    Se ancora non si è attivata per tutelarsi il ns. studio le fornirà, anche telefonicamente, una consulenza completa senza alcuna spesa.
    Può mandarci una mail al seguente indirizzo: [email protected]
    Saluti

  4. e’ vero sembra un segreto di stato la notizia delle protesi all’anca difettose.io ho gia’ fatto
    il reimpianto ma non e’ ancora finito il mio inferno.la prima volta avevo la gamba in necrosi.

    dopo quasi 2 anni di insistenze,esami radiografici vari e infiltrazioni il mio ortopedico colto
    da dubbi e’ andato a controllare la famosa circolare della depuy.per mia disgrazia la mia
    protesi era nella lista.non ho ancora ripreso la mia funzionalita’perche’ho ancora dolori.ora
    sono nelle mani di uno studio di avvocati di padova per mezzo dei DIRITTI DEL MALATO.
    speriamo bene.mi sembra di essere un fantasma non una cittadina con tutti i suoi diritti.

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