Linfoma, italiani scoprono gene chiave

di Valentina Cervelli 1

Linfoma, è possibile ottenere una cura, almeno nei topi, disattivando un gene specifico.  Una possibile sperimentazione umana aprirebbe gli orizzonti necessari per la messa a punto di una nuova terapia.

A dimostrarlo ci ha pensato uno studio tutto italiano, portato avanti in collaborazione da due ricercatori del dipartimento di Oncoematologia dell’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù e dell’Istituto Nazionale di Tumori Regina Elena, entrambi di Roma.

Il linfoma è una forma tumorale che ha origine dai linfociti, cellule base del nostro sistema immunitario, e che colpisce i tessuti linfoidi del nostro corpo. Sebbene simile per concetto alle leucemie che riguardano il midollo spinale, differisce da loro per la tipologia stessa di cancro. Nel caso del linfoma vi è infatti la presenza di una massa tumorale in un particolare linfonodo, mentre in caso di leucemia vi è un interessamento generalizzato del midollo osseo con presenza di cellule neoplastiche in giro per l’organismo.

La ricerca portata avanti dai due istituti italiani ha dimostrato che è possibile affrontare i linfomi disattivando il gene ERAP1. Se bene sia stato provato solo tramite sperimentazione animale, sembra che la manipolazione di questo gene consenta di attivare una reazione di rigetto mai esplorata fin ora nel sistema immunitario, in grado di “allontanare” il tumore.

Spiegano i ricercatori:

Per la prima volta siamo riusciti ad ottenere un’efficace interazione fra i due tipi di cellule del sistema immune deputate all’attività antitumorale  come i linfociti T citotossici e le cellule Natural Killer,  e questo è stato possibile inibendo le cellule tumorali dell’espressione di un gene chiamato ERAP1.

I due tipi di linfociti citati dai ricercatori hanno il compito naturale di combattere ed eliminare le cellule “malate” nel nostro organismo:  un compito che spesso non viene assolto in caso di tumore: quest’ultimo infatti funziona come una sorta di virus in un computer, riuscendo a bypassare la sorveglianza dei linfociti.

Nell’esperimento sul topo la situazione ha mostrato un cambiamento interessante.

Inattivando ERAP1, siamo riusciti per la prima volta a innescare una cascata di eventi virtuosi che permette ad entrambe queste cellule con funzione immunitarie di aggredire e combattere il tumore su più fronti.

Secondo gli scienziati, già in questo stadio sembrerebbero esserci buone basi per una sperimentazione umana della scoperta. Non solo, tale concetto potrebbe essere ampliato anche ad altre tipologie di tumori, favorendo la sopravvivenza sia in età pediatrica che adulta.

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Fonte: Agi Salute