Mononucleosi: incubazione, sintomi e cura

di Cinzia Iannaccio Commenta

 

La mononucleosi (o mono) è una malattia infettiva nota anche come malattia del bacio o febbre ghiandolare. Non a caso infatti è diffusissima tra gli adolescenti proprio nell’età in cui si comincia ad amoreggiare: ha una particolare incidenza nelle persone tra i 15 ed i 24 anni. E’ solitamente causata dal virus Epstein-Barr (EBV), provoca stanchezza ed altri lievi sintomi che nella maggior parte dei casi passano inosservati o vengono confusi con una influenza o malattia da raffreddamento. Si ritiene che più del 90% della popolazione adulta abbia contratto il virus senza averne memoria.

Il contagio della mononucleosi e l’incubazione

La mononucleosi, o meglio il virus Epstein Barr si trasmette attraverso il contatto con la saliva (da qui la definizione di Malattia del bacio), attraverso il muco ed i liquidi nasali, o della gola; raramente viene trasmesso anche attraverso le lacrime e meno ancora con contatto ematico. Ciononostante si sconsiglia di donare il sangue se si è consapevoli di essere positivi al virus. Allo stesso modo si suggerisce di evitare di condividere con le persone care spazzolini da denti, bicchieri e posate. Sarebbe bene anche non baciare, ma questo è più difficile soprattutto tra i giovanissimi. Non bisogna avere grandi ansie però. Nella stragrande maggioranza dei casi la mononucleosi non è una patologia grave. Una volta contratta la malattia del bacio e scomparsa la sintomatologia significa che si è guariti, ma non che il virus sia scomparso. Questo rimane latente nell’organismo per sempre (come quello della varicella) garantendo immunità e dunque impedendo all’individuo di riammalarsi, di ricadere nei sintomi. Ogni tanto però il virus può riattivarsi e diventare nuovamente contagioso senza che l’individuo se ne renda conto.  Dal momento del contagio a quello dello sviluppo dei sintomi passano in genere dalle 4 alle 6 settimane. Questo è il periodo di incubazione.

I sintomi della mononucleosi e durata

La mononucleosi o febbre ghiandolare è spesso asintomatica o meglio i suoi sintomi si confondono con altro e sono: febbre alta, mal di gola, male sotto le orecchie, linfonodi ingrossati, tonsille gonfie, soprattutto debolezza e tendenza al facile affaticamento. In rari casi si può gonfiare la milza ed un dolore acuto a sinistra nella parte superiore dell’addome può indicare una rottura della stessa che è una delle complicanze più temute della mononucleosi, per questo motivo, si sconsiglia di praticare sport d’azione o di contatto per alcuni mesi, fino a che non si guarisce. Mentre i sintomi acuti come la febbre ed il mal di gola scompaiono nel giro di pochi giorni, la spossatezza, la milza gonfia ed i linfonodi ingrossati possono durare anche qualche mese.

Diagnosi mononucleosi, esami e test

Una visita medica può bastare per la diagnosi di mononucleosi, attraverso la verifica della sintomatologia e le possibilità di esposizione al contagio. Il controllo fisico della milza o dei linfonodi possono aiutare, ma per una conferma concreta il medico può richiedere alcuni test, analisi del sangue: esiste un test specifico che ricerca anticorpi del virus EBV a cui si abbina il Monospot test che ricerca anticorpi eterofili, sinonimo di un’infezione piuttosto recente. In più si fa un esame emocromocitometrico completo per escludere altre infezioni o complicanze della mono. A questo proposito si possono fare anche indagini diagnostiche per tenere sotto controllo il fegato che può essere colpito dal virus, ed infine se tutto risulta negativo, si può fare una ricerca di anticorpi per il citomegalovirus che provoca una malattia molto simile alla mononucleosi, tant’è che qualcuno parla anche di mononucleosi da citomegalovirus.

Cura della mononucleosi

Di solito non serve una cura per la mononucleosi, basta l’azione del sistema immunitario. Si consiglia comunque riposo e rimedi naturali o farmacologici per controllare i sintomi (gargarismi con acqua salata per il mal di gola o paracetamolo o ibuprofene per febbre e mal di testa). Nei casi più gravi può servire il cortisone. Assolutamente non va data aspirina ai giovanissimi a rischio di sindrome di Reye. Soprattutto però non bisogna assumere antibiotici. Non servono per un virus, ed inoltre l’ amoxicillina a contatto con l’EBV possono provocare una reazione cutanea, un rash che può essere anche molto violento.

Complicanze della mononucleosi

Le complicanze gravi della mononucleosi sono rare (solo il 5% e meno dell’1% i decessi), ma non per questo vanno trascurate. La più comune è sicuramente la rottura della milza se questa si ingrossa. Frequesti, ma piuttosto innocue invece le sovrainfezioni batteriche faringo-tonsillare che vanno curate con antibiotici diversi da quelli sopra descritti che possono provocare reazione cutanea. Vi è un 1% di meningite (non necessariamente con esiti infausti) ed ancora più rari casi di encefaliti o epatiti fulminanti, ma in pazienti immunodepressi o comunque già affetti da altri disturbi. Il virus della mononucleosi sembra inoltre avere una correlazione con la sindrome da stanchezza cronica.

Foto: Thinkstock

Fonte: CDC.gov

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