Vampirismo emotivo, quando la realtà supera la fantasia

di Daniele Pace Commenta

Il vampirismo emotivo è un disturbo che può trasformarsi in patologia. A soffrirne spesso i partner di persone troppo esigenti nelle attenzioni, perché come bambini, ancora bisognose dei grandi.

Parlare di vampirismo emotivo potrebbe far sorridere, ma ci sono studi psichiatrici che invece hanno preso molto seriamente questa parola, come quello del francese Stéphane Clerget, che definisce il vampirismo come emotivo o psichico nel suo libro “Come difendersi dai vampiri emotivi”.

Può sembrare assurdo, ma il vampirismo consiste nel “succhiare” le energie degli altri, e possono essere molto dannosi per la salute, perché da un buon equilibrio psicologico, dipende anche un buon equilibrio fisico.

A soffrirne di più sono i rapporti parentali e i rapporti di coppia. Saltano così gli equilibri del dare e avere, per sbilanciarsi solo verso una parte, che alla fine si sentirà svuotato, stanco e lontano dall’altro, che invece continuerà a cercare le proprie energie vitali.

Vampirismo emotivo e rapporti

Sono proprio la fatica sia fisica che mentale a segnalare, come primo indizio, il vampirismo emotivo. E non succede solo tra le mura domestiche, ma anche sul posto di lavoro. Oppure, se succede in casa, se ne risente al lavoro, con gravi conseguenze sulle prestazioni.

Molte persone attive e intraprendenti iniziano a mollare, a cedere, e a perdere la propria forza vitale, avverte lo psichiatra, iniziando un lento declino che dalla forte stanchezza arriva a veri e propri esaurimenti, fino alla depressione.

E come i famosi vampiri di Bram Stoker, questi vampiri emotivi succhiano la linfa vitale delle persone, lasciandole svuotate, non di sangue, ma di energie.

Non si tratta di una patologia psichiatrica, nella maggior parte dei casi, ma spesso di relazioni squilibrate, come avvertono dall’Università La Sapienza di Roma, che ha ugualmente analizzato il vampirismo psichico.

I vampiri, spesso inconsapevolmente, sfruttano a proprio vantaggio la disponibilità degli altri, chiedendo attenzione, per poi pretenderla più che mai quando si cerca un distacco. La professoressa Anna Maria Giannini vuole però fare una differenziazione tra il narcisismo e il vampirismo, dove nel primo c’è una soddisfazione nel causare disagio all’altro, mentre il vampiro non è cosciente del danno psicologico arrecato.

Addirittura, il vampiro preferisce un partner nel pieno delle energie, per meglio usarle, e spesso si allontana quando l’altro ha esaurito la forza vitale, per assorbirla da altre parti.

Per gestire la soluzione si deve essere in grado di non sentirsi in colpa, essere chiari e anche allontanarsi, se la cosa non funziona.

In fin dei conti, un vampiro è come un bambino bisognoso continuamente di coccole e attenzioni, e come per i bambini, bisogna insegnargli a badare a sé stessi.

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