Ansia e attacchi di panico, in Italia è il boom

di Tippi Commenta

Il 2011 è un anno nero per gli italiani, sempre più vittime dell’ansia e degli attacchi di panico, complici anche la crisi economica e il terrorismo. Come spiega anche la piscoterapeuta Paola Vinciguerra, nonché presidente dell’EuroDAP, l’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico, i numeri sono in continuo e progressivo aumento, tanto che si stima di superare quota 12 milioni per l’anno in corso.

La causa è da ricercare nell’arrivo convulso di immigrati e nelle minacce dirette al nostro Paese di Gheddafi, ma anche la morte di Osama Bin Laden, che inevitabilmente ha innescato la paura di possibili rappresaglie e ritorsioni da parte di Al Qaeda.

A tal proposito, la dottoressa Vinciguerra, assicura che:

dopo la morte del ricercato numero 1 nel mondo, in molti hanno modificato le proprie abitudini, rinunciando all’aereo, evitando treni e metropolitane, insomma costruendo percorsi alternativi poiché la percezione del pericolo è lievitata ulteriormente. Ma anche cambiare abitudini non dona tranquillità, perché ciò che manda in tilt è la mancanza di controllo, la sensazione di essere continuamente sotto minaccia.

Ma i timori, e il senso di precarietà, sono ulteriormente amplificati dalla crisi economica, che ha di fatto innescato una forte mancanza di certezze. La recessione, come ha spiegato anche Antonio Lo Iacono, il presidente della (Sips), la Società Italiana di Psicologia, ha dato vita a quello che gli americani chiamano “future choc”, ovvero la paura del futuro. Secondo il parere dell’esperto, infatti:

si ha la sensazione di navigare a vista, senza bussola e privi della capacità di orientarsi con le stelle. E anche il fatto che l’America non abbia svelato alcuni passaggi del blitz in Pakistan o mostrato le foto del cadavere di Bin Laden finisce per aumentare la confusione, una delle fonti principali dell’ansia. Molti vedevano in Barack Obama un presidente che avrebbe portato avanti il suo mandato nella piena trasparenza. Ora, invece, si ha l’impressione che ci siano nuovi scheletri nell’armadio, accanto ai vecchi già generatori di caos emotivo.

Dunque, la precarietà lavorativa da un lato, e la minaccia del terrorismo dall’altro, favoriscono gli stati ansiosi e gli attacchi di panico, disturbi legati all’ansia e che sfociano spesso nell’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene, e che fanno sentire le persone molto male e frustrate.

Fonte: EuroDAP

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