Depressione legata a poco Omega-3 nella dieta

di Marco Mancini 1

L’Omega-3 si sa che fa bene al cuore, ma ora pare faccia altrettanto bene anche alla mente. L’insufficienza alimentare di questi acidi grassi è stata notata in molte patologie. I ricercatori spagnoli dell’Inserm e dell’INRA hanno studiato i topi nutriti con una dieta a basso contenuto di acidi grassi Omega-3. Hanno scoperto che i ridotti livelli di tali grassi hanno avuto conseguenze deleterie sulle funzioni sinaptiche e comportamenti emotivi.

Nelle nazioni industrializzate, le diete sono state impoverite dagli acidi grassi essenziali a partire dall’inizio del 20° secolo. Questi acidi grassi sono lipidi essenziali perché il corpo non li può sintetizzare autonomamente. Devono pertanto essere forniti attraverso il cibo ed il loro equilibrio alimentare è essenziale per mantenere ottimali le funzioni cerebrali.

Olivier Manzoni (Responsabile Unità di ricerca Inserm 862 “Neurocentre Magendie” a Bordeaux, e dell’Unità 901 “Institut de Neurobiologie de la Méditerranée” di Marsiglia), Sophie Laye (Responsabile Unità di Ricerca presso INRA 1286 “Nutrition et Integrativa Neurobiologie”, a Bordeaux) e collaboratori hanno ipotizzato che la malnutrizione cronica durante lo sviluppo intrauterino, possa poi influenzare l’attività sinaptica coinvolta nel comportamento emotivo (ad esempio depressione o ansia) in età adulta.

Per verificare le loro ipotesi, i ricercatori hanno studiato i topi nutriti con una dieta di permanente squilibrio di acidi grassi Omega-3 e Omega-6. Hanno così scoperto che il deficit di Omega-3 disturbava la comunicazione neuronale specifica. I ricercatori hanno osservato che solo i recettori dei cannabinoidi, che svolgono un ruolo strategico nella neurotrasmissione, hanno subìto una perdita completa della funzione. Tale disfunzione neuronale è stata accompagnata da comportamenti depressivi tra i topi malnutriti.

Tra i topi senza Omega-3 i soliti effetti prodotti dall’attivazione dei recettori dei cannabinoidi, sia a livello sinaptico che comportamentale, non appaiono più. Così, i recettori CB1R perdono la loro attività sinaptica, e l’effetto antiossidante dei cannabinoidi scompare.

Di conseguenza, i ricercatori hanno scoperto che tra i topi sottoposti ad un regime di deficit di Omega-3 nella dieta, la plasticità sinaptica, che dipende dai recettori dei cannabinoidi CB1R, è disturbata in almeno due strutture coinvolte con la ricompensa, la motivazione e la regolazione delle emozioni: la corteccia prefrontale e il nucleo accumbens. Queste parti del cervello contengono un gran numero di recettori cannabinoidi CB1R ed hanno importanti connessioni funzionali tra di loro.

I nostri risultati possono confermare gli studi clinici ed epidemiologici che hanno rivelato associazioni tra uno squilibrio Omega-3/Omega-6 e disturbi dell’umore. Per determinare se la carenza di Omega-3 sia responsabile di questi disturbi neuropsichiatrici, sono naturalmente necessari ulteriori studi

spiegano Olivier Manzoni e Sophie Laye. In conclusione, gli autori stimano che i loro risultati forniscono i primi componenti biologici di una spiegazione per la correlazione osservata tra diete povere di Omega-3, che sono molto diffuse nel mondo industrializzato, ed i disturbi dell’umore come la depressione. I dettagli di questo lavoro sono disponibili nella versione online della rivista Nature Neuroscience.

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[Fonte: Sciencedaily]

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