Liberalizzazione farmaci di fascia C e cambiamenti: la parola al Ministro della Salute

di Valentina Cervelli 1

La liberalizzazione dei farmaci di fascia C, contenuta nella nuova manovra economica, ha destabilizzato e non poco l’equilibrio di farmacie e farmacisti che, insieme alla Federfarma fanno sapere di avere un parere totalmente negativo di fronte all’iniziativa. Le nuove disposizioni potrebbero però accontentare le necessità dei cittadini grazie a notevoli risparmi. Il ministro della Salute Renato Balduzzi spiega, in un intervista presso il Sole 24 ore il perché di questa scelta e delle nuove iniziative in materia sanitaria.

Quando si parla di manovre economiche, spesso il comparto sanità è quello che più soffre di eventuali modifiche e tagli.  Per ciò che riguarda il cittadino, la liberalizzazione dei farmaci di fascia C si risolverà quasi sicuramente in un discreto risparmio, derivante dall’uscita dei farmaci, attualmente  totalmente a carico del cittadino, dalle farmacie. La maggiore concorrenza del settore porterà di fatto ad un abbassamento dei prezzi. Spiega il ministro:

La linea del Governo è stata di riprendere una proposta già diventata norma di liberalizzazione, ma nel quadro di precise garanzie di salute. Senza scordare che con la manovra è stato dato un segnale di liberalizzazione che dà anche ai cittadini vantaggi diretti, non solo indiretti.

Tra le molte cose che cambieranno, figura anche un nuovo sistema di ticket sanitario, basato sul reddito e sulla numerosità della famiglia ed un nuovo Patto per la salute con le Regioni, in modo da raggiungere un equilibrio economico che consenta di dare al cittadino la migliore assistenza sanitaria possibile. Il tutto, come sottolinea il ministro Balduzzi, deve essere visto entro un ottica economica:

Il ragionamento del Governo è che nessuno può sentirsi escluso, ma che ciascuno deve poter concorrere in ragione della sua capacità contributiva.

E sul “Patto della Salute” sottolinea:

Con la manovra le Regioni sotto piano di rientro dovranno dimostrare entro un tempo definito, cinque anni, di aver realizzato i miglioramenti concordati col Governo. Altrimenti perderanno le quote premiali accantonate che saranno restituite alla collettività. Finalmente mettiamo un termine per ottenere risultati e si incentivano le Regioni a fare meglio.

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Fonte: Sole 24 ore e Quotidiano Sanità

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