L’alcool triplica il rischio di ictus nell’arco di un’ora

di Marco Mancini 2

Tra le tante controindicazioni del bere alcool, oggi se ne aggiunge una nuova: il rischio di ictus. Secondo una ricerca effettuata presso l’Harvard Medical School di Boston, dopo aver bevuto qualsiasi tipo di alcolico, che si tratti di birra, vino o superalcolici non fa differenza, il rischio di contrarre un ictus viene triplicato rispetto a prima di bere.

Secondo i ricercatori ciò avviene perché le piastrine diventano più vischiose a causa dell’alcool, e per questo aiutano la sedimentazione che può alla fine comportare dei coaguli nel cervello. Per questo motivo, spiegano gli scienziati, più si beve, o più spesso si beve, maggiori sono le possibilità di incappare in questo genere di malattia.

Ma ciò non significa che passati i 60 minuti dopo aver bevuto si è “fuori pericolo”. Infatti se nell’ora dopo il bicchiere le probabilità di ictus aumentano del 300%, nell’ora successiva scendono al 160%, mentre nelle 24 ore sono di poco superiori al normale, circa il 30% di possibilità in più.

Per giungere a questa conclusione il gruppo del Medical Center di Boston, guidato dal dottor Murray Mittleman, autore dello Stroke Onset Study (SOS) e direttore della Unità di Ricerca Cardiovascolare Epidemiologia presso il Beth Israel Deaconess al Medical Center della Harvard Medical School di Boston (USA), ha esaminato 390 pazienti colpiti da ictus ischemico, prendendo in considerazione nell’anamnesi le loro abitudini quotidiane, comprese le abitudini nel bere, oltre al loro stato di salute generale. Secondo il medico, dalle osservazioni effettuate sui pazienti si può desumere che

L’impatto dell’alcool sul rischio di ictus ischemico sembra dipendere da quanto e quanto spesso si beve

dunque se si beve con estrema moderazione i rischi vengono drasticamente ridotti, ed anzi, quest’abitudine può anche comportare dei vantaggi per i vasi sanguigni, anche se su queste affermazioni i medici mantengono tutte le cautele del caso.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Stroke.

[Fonte: La Stampa]

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