Cancro e cardiopatie: il riso nero potrebbe essere la soluzione

di Marco Mancini Commenta

Anticamente i cinesi quasi “idolatravano” un genere alimentare che da noi è piuttosto raro, ma nella patria del riso è all’ordine del giorno: il riso nero. Questo cibo prelibato è stato soprannominato per secoli “Forbidden Rice”, riso proibito, perché al popolo non era permesso mangiarlo, e ne poteva fare solo un uso decorativo, mentre per vederlo in un piatto bisognava essere dei nobili.

Ma perché così tanto mistero? Secondo il rapporto di Zhimin Xu, ricercatore asiatico che ha presentato il suo studio al 240° Congresso dell’American Chemical Society (Acs), a Boston (Usa), è perché sin da allora si sapeva che il riso nero era in grado di prevenire alcune delle malattie che ancora oggi sono difficilmente curabili come il cancro e le malattie cardiache. Probabilmente i nobili di allora volevano mantenere questo privilegio in quanto sapevano che, se lasciavano che tutti ne usufruissero, questo prodotto alimentare sarebbe presto diventato introvabile.

La forza del riso nero sta nella grandissima quantità di antiossidanti, una delle più alte in natura, che però vengono accompagnate dalla scarsità di zuccheri e dall’alta quantità di fibre, in modo da offrire un alimento più completo ma senza le controindicazioni dell’elevata assunzione dello zucchero. I suoi nutrienti sono in grado di proteggere le arterie ed il Dna, evitando così danneggiamenti che possono portare successivamente al cancro. Spiega il ricercatore:

Un solo cucchiaio di crusca di riso nero contiene più antiossidanti antociani di quelli che si trovano in un cucchiaio di mirtilli, ma con meno zucchero e più fibre e vitamina E. Se le bacche vengono utilizzate per promuovere la salute, perché non [utilizzare] il riso nero e la crusca di riso nero? Soprattutto, la crusca di riso nero, sarebbe un cibo unico ed economico per aumentare il consumo di antiossidanti che promuovono la salute.

Anche da noi questo genere particolare di riso viene utilizzato abbastanza comunemente, ed in particolare il suo estratto diventa l’ingrediente principale di alcuni cereali da colazione, biscotti e bevande, ma non sempre otteniamo i benefici derivanti. Il motivo è facile intuirlo, e lo spiega proprio il dottor Xu: per lavorarlo oggi si rimuove il guscio esterno del chicco di riso, ed in questo modo si perde gran parte del valore nutritivo.

[Fonte: La Stampa]

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