Diabete, un rapporto amaro.

di liulai 6

Tra le malattie in crescita il diabete è una delle patologie croniche a più larga diffusione nel mondo: nel 2025 si prevede, nell’età compresa tra i 20 e i 79 anni, un incremento del 24% con un coinvolgimento di 333 milioni di persone. Il diabete è una patologia che si caratterizza per un’ aumentata concentrazione di glucosio nel sangue. La concentrazione di glucosio di norma viene regolata dall’insulina, un ormone prodotto dal Pancreas. Quando questo ormone manca del tutto oppure è deficitario si verificano dei problemi sui livelli di glucosio.

Tuttavia quando il Pancreas non produce affatto insulina oppure ne produce troppo poca si parla di diabete di tipo 1 detto anche diabete giovanile, mentre invece nel diabete di tipo 2 (tipico delle persone di età più matura) l’insulina è prodotta in giusta quantità ma ad un ritmo rallentato e non è attiva sulle cellule della glicemia.

Il diabete di tipo 1 è sicuramente quello che implica un maggior coinvolgimento del paziente e di tutta la sua famiglia in quanto c’è la necessità quotidiana di insulina. E’ pertanto necessaria un’attiva collaborazione tra medico di base e diabetologo, una buona informazione al paziente che deve essere istruito sul controllo dei livelli di glicemia, sullo stile di vita da tenere e sull’alimentazione. Questo almeno in teoria.

Nel Rapporto di Cittadinanzattiva (con il supporto della Fondazione Lilly e l’aiuto di Fand-Associazione Diabetici) sull’assistenza ai pazienti di diabete, il quadro che ne esce è tutt’ altro che rassicurante («Hai diabete? Aspettati di peggiorare. Oppure trovati i soldi per fare adeguata prevenzione»), è l’amara sintesi dell’associazione. Coinvolti 60 Centri di diabetologia (su 628), 292 pazienti, 292 medici di medicina generale. Poca integrazione tra Centri di diabetologia e medico di base, messaggi contraddittori ricevuti dai pazienti, poca innovazione, scarsa prevenzione delle complicanze.

L’aiuto per gestire meglio la propria patologia nell’80% dei casi è completamente a carico del paziente e della sua famiglia. Le principali voci di spesa segnalate riguardano i trasporti (42%), le visite specialistiche (40%), i farmaci (34%) e presidi e ausili (17%).

Cosa fare? Spazio ai diritti dal trattamento personalizzato a qualità e reclami, alla prevenzione, alla integrazione tra figure mediche diffondendo sempre di più la cartella clinica informatizzata per la scelta di un percorso di cura congiunto, all’informazione e alla prevenzione di complicanze come la retinopatia (38%), ai rischi connessi con la gravidanza , ad interventi dentali, a vaccinazioni e depressioni.

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