Parto indolore: storie di un diritto negato

di Cinzia Iannaccio Commenta

Dopo la pubblicazione del nostro post sul parto indolore, abbiamo avuto modo di raccogliere alcune testimonianze che vi vogliamo raccontare: Laura ha partorito ormai 25 anni fa, ma ricorda tutto come se fosse ieri:

Ero terrorizzata dall’idea del parto. Poi ho fatto un viaggio in Cile: bellissimo e utile. Ho scoperto che per il parto lì si usava l’epidurale. E’ stata la spinta definitiva: tornata in Italia mi sono decisa al grande passo. Non è stato facile trovare chi mi facesse quell’anestesia garantendomi sicurezza. Se ne sentivano di tutti i colori: soprattutto sul rischio di rimanere paralizzati. Il destino ha voluto che dovessi programmare un cesareo.

L’alternativa sarebbe stata l’anestesia totale, che forse mi spaventava più del parto, ma non avrei mai potuto perdere il primo vagito della mia bambina. L’ho fatto! Anche se ho dovuto optare per una clinica privata.

Avevo le gambe paralizzate, ma ero perfettamente cosciente: nessun dolore, solo gioia infinita. La mia bimba era tutta sporca tra le mie braccia, piena di capelli neri e lunghi. Anche lei ha appena dato alla luce un bimbo. Abitiamo a Roma e nonostante la visita anestesiologica e le sue speranze, il suo parto fisiologico è stato “con dolore”. 

Rossella abita invece nella provincia di Napoli e ci racconta della sua prima gravidanza di 6 anni fa e di come ha affrontatoi suoi timori:

Il mio ginecologo mi propose, come parto indolore, il cesareo programmato in anestesia totale, da fare in ospedale. Pur di non soffrire ho accettato e mi sono stupidamente sottoposta a rischi inutili, su suggerimenti sbagliati. Tra l’altro, le signore che erano in stanza con me dopo poche ore dal parto fisiologico erano già in piedi, io ho impiegato due giorni ad alzarmi. La ferita mi ha fatto male più a lungo.

Al secondo figlio mi sono informata ed ho scoperto che esisteva l’epidurale. Ho cambiato ginecologo ed ospedale, ma sono stata obbligata a fare il cesareo nuovamente.

Dal primo erano passati solo due anni. Comunque garantisco: il cesareo indolore è un’altra cosa!

Questa testimonianza è importante perché riguarda la regione Campania, luogo col più alto tasso di cesarei in Italia. L’ultima storia invece è quella di Natalie. Aveva scelto un ospedale dove facessero il parto indolore e tutto è andato bene, fino al momento del travaglio, iniziato in deciso anticipo, 2 giorni prima dell’appuntamento con l’anestesista. Al pronto soccorso ostetrico ( in un prestigioso ospedale capitolino) le hanno detto che mancava la firma per il consenso informato all’epidurale e che non poteva metterla a travaglio iniziato. Sapete perché? Ce lo spiega:

Mi hanno detto che in quel momento ero incapace di intendere e di volere! La mia firma non aveva valore. E neppure quella di mio marito: erano le due di notte del 16 agosto 2003. In sala parto ho avuto un attacco di panico, risolto con il ceffone di un’ostetrica….devo dire salutare. Perché sto ancora aspettando i dolori violenti ed insopportabili del parto. Nonostante mi sia lacerata ed abbia subito l’episiotomia. Queste grandi sofferenze per me sono una leggenda metropolitana! Rimane solo la rabbia per come sono stata trattata.

Questa volta invece dei dati vi abbiamo raccontato storie vere,  che confermano come, nonostante le buone intenzioni di alcune strutture ospedaliere di garantire il diritto ad un parto indolore, ancora manca l’organizzazione necessaria. Fateci sapere se ci siamo sbagliati, se negli ultimi anni le cose sono cambiate. Non crediamo però.