Otoplastica: chirurgia estetica per orecchie a sventola

di Valentina Cervelli Commenta

Sotto il nome di otoplastica è riconosciuta quella comunemente definita chirurgia estetica delle orecchie: un tipo d’intervento volto a modificarne la forma, le dimensioni e l’attaccatura. Parliamo di un operazione che aiuta le persone ad essere più a loro agio con il proprio aspetto. Si tratta dell’intervento solitamente usato per eliminare quelle che vengono definite “orecchie a sventola”.

Tecnicamente attraverso l’otoplastica si possono riposizionare e modellare le orecchie prominenti e correggere sia difetti congeniti sia derivanti da un trauma come la mancanza o la perdita totale o parziale dell’orecchio, lobi troppo grandi o lunghi, orecchie troppo piccole o eccessive. Ma anche interventi più importanti, come la ricostruzione del padiglione auricolare in seguito all’eliminazione di un tumore in tale sede.

Otoplastica: limiti di età

Per sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica all’orecchio non vi sono limiti di età riconosciuti per etica professionale, quanto in base allo sviluppo della persona. Quindi, prima di sottoporre un bambino ad un otoplastica è bene attendere che lo sviluppo del padiglione auricolare sia completato, o vi sia un drastico problema che metta a repentaglio l’adeguata crescita psicologica del minore. Di solito nei bambini questo intervento è condotto tra i 6 ed i 14 anni, il periodo della loro vita nel quale un difetto estetico come le orecchie a sventola rischia di influenzare in maniera sostanziale il vissuto degli stessi annientandone l’autostima. Non vi sono al contrario limitazioni di età per gli adulti.

Otoplastica: i rischi

L’otoplastica è una pratica chirurgica molto semplice. L‘intervento di chirurgia estetica delle orecchie, se eseguito da specialisti esperti del modellamento del padiglione oculare, difficilmente comporta rischi o conseguenze. I risultati sono solitamente molto soddisfacenti. Questo non toglie però che si tratta sempre di una procedura chirurgica e che quindi sebbene raramente, infezioni ed ematomi possano presentarsi. La loro risoluzione è collegata, come sempre accade in questi casi alla bravura dei medici ed alla sicurezza della struttura dove è stato eseguito l’intervento. E’ consigliato, in caso di necessità di essere operati, di astenersi dal fumo o per lo meno diminuire il numero di sigarette onde evitare ritardi di guarigione.

Otoplastica: le fasi dell’intervento

Come per ogni intervento, prima di esservi sottoposto, il paziente deve affrontare una visita specialistica. In questo caso ancor più importante visto che il chirurgo dovrà valutare la forma e le dimensioni delle orecchie stabilire quale approccio intraprendere per ottenere un risultato soddisfacente. Al paziente verranno spiegate le fasi di intervento e si verificheranno, sempre in quella sede, la mancanza di controindicazioni patologiche all’intervento come la pressione alta, problemi di coagulazione ed altre malattie pregresse. Sarà in questo momento che il paziente ed il chirurgo sceglieranno la “forma” o il riposizionamento dei padiglioni.

L’intervento consiste in incisioni eseguite dietro alle orecchie dalle quali si rimuove una piccola losanga di cute sulla parte posteriore del padiglione auricolare, in modo tale da esporre adeguatamente la  cartilagine e far si che l’intervento di rimodellamento possa avere luogo.

Di solito l’otoplastica è condotta in regime di day-hospital negli adulti, sottoponendoli ad anestesia locale con sedazione, mentre nei bambini per l’intervento sono necessari un ricovero e l’anestesia generale. All’operazione, che dura circa due ore, seguiranno un bendaggio di circa 48 ore con il consiglio di rimanere a riposo con la testa sollevata.  Dal terzo giorno in poi è possibile riprendere una vita pressoché normale evitando l’uso degli occhiali, l’esposizione al sole ed attività faticose. Potrebbero comparire del gonfiore e delle ecchimosi. Dopo due settimane la persona può riprendere ogni sua normale attività, anche di tipo agonistico. Difficilmente si sviluppano ematomi, infezioni o cicatrici di tipo cheloideo. In questo caso bisognerà combattere l’infezione attraverso l’uso di cortisonici. Se dovessero formarsi dei cheloidi o le orecchie tornare alla loro posizione originale nonostante l’intervento, in quel caso (ma accade molto raramente, N.d.R.) la persona sarebbe costretta a sottoporsi ad una nuova operazione.

Per quessiti ed altri dubbi leggete anche: Otoplastica, rischi, risultati ed altre domande all’esperto

Photo Credit | Thinkstock

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