Cuore, poco sonno aumenta rischio ictus e malattie cardiache

di Paola Commenta

Dormire a sufficienza non basta, occorre anche riposare bene. Sulla qualità e la quantità del riposo notturno, relativamente alle conseguenze sulla salute del cuore, si sono interrogati i ricercatori della Emory University in uno studio compiuto su un campione di 525 persone e i cui risultati sono stati presentati nell’ambito del meeting dell’American Heart Association.

Sotto esame dell’équipe la durata e la qualità del sonno di individui di mezza età. Pericolosa la relazione individuata dagli studiosi. Tra quanti dormono poco e male, infatti, pare che i livelli degli ormoni legati all’infiammazione lievitino e siano molto più elevati rispetto a quanti invece dormono bene. E’ noto da precedenti studi che l’infiammazione è associata ad un rischio maggiore di subire un ictus e di ammalarsi di patologie cardiache o sviluppare disturbi nella funzionalità del cuore.

A dormire poco, male piuttosto che poco e male, il nostro cuore ne risente, dal momento che l’organismo, sviluppando una maggiore produzione degli ormoni infiammatori, espone i vasi sanguigni a cambiamenti non trascurabili della funzionalità. Spiegano i ricercatori che

tutti gli studi fatti finora si sono concentrati su persone private dal sonno per 24 ore in laboratorio, e non su situazioni reali. Il nostro studio ha dimostrato che sei o meno ore di sonno sono legate a maggiori quantità di tre marker dell’infiammazione: il fibrinogeno, e le proteine Il-6 e C-reattiva. La quantità di quest’ultima era del 25 per cento più elevata rispetto ai soggetti che dormivano da sei a nove ore.

Ma le conseguenze sulla salute del cuore del dormire poco non si esauriscono, purtroppo, certo qui. Sempre la stessa équipe di ricercatori, in un altro studio, ha dimostrato come meno di sei ore di sonno agiscano negativamente anche sulla funzionalità delle arterie, aumentando la pressione. Effetto, questo, riscontrato sia sugli uomini che sulle donne, anche se è solo il sesso maschile a sviluppare di conseguenza rigidità delle arterie, fattore di rischio tristemente noto dei disturbi cardiovascolari.

[Fonte: Agi Salute]

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