Agopuntura: il decalogo della sessione ideale con tempi, cicli e controindicazioni

di liulai Commenta

 Per garantire gli utenti Aia (Associazione Italiana di Agopuntura ) e Istituto Paracelso (Centro Italiano per le Medicine non Convenzionali) hanno stilato un decalogo, che riassume una corretta sessione di agopuntura. Il medico pone grande cura nel raccogliere con calma i sintomi del paziente, osserva la lingua e tasta i polsi, il sinistro e il destro, contemporaneamente per qualche minuto. L’ambiente in cui viene effettuata l’agopuntura è confortevole e ben riscaldato perché le reazioni biologiche innescate dall’agopuntura avvengono al meglio se l’ambiente è caldo.

 Il malato viene fatto sdraiare sul lettino o, comunque, gli viene fatta assumere una posizione comoda anche grazie a “cuscini” che aiutano a mantenere una postura comoda. Il malato non deve avvertire dolore quando l’ago penetra nella cute. Dopo l’infissione dell’ago il medico deve necessariamente stimolare l’ago affinché il malato avverta una o più delle seguenti sensazioni nella zona punta: indolenzimento (ma non dolore), formicolio, calore, pesantezza, gonfiore.

Gli aghi sono infissi di norma per 20-30 minuti. Eccezionalmente sono tenuti per pochi minuti o in rari casi nell’ordine di ore. Quando gli aghi vengono estratti, il paziente non deve avvertire dolore. Può esserci, per certi agopuntori e per alcune patologie, un modico sanguinamento. La frequenza delle applicazioni è generalmente di 2-3 volte a settimana (in alcuni casi giornalmente) compatibilmente con il tipo di malattia e con le condizioni del malato.

 Il numero di trattamenti può essere di 8-12-16 sedute che formano un ciclo, che può essere ripetuto dopo cicli di intervallo di tempo anche breve ma necessario. Il medico agopuntore deve trasmettere chiaramente al suo paziente la nozione che l’agopuntura non tratta tutte le malattie. Ad esempio nelle malattie interne (ipertensione, diabete…) è utile combinare l’agopuntura con l’erboristeria tradizionale cinese.

 Il medico agopuntore deve avere una visione olistica della malattia e del malato, possedere la cultura della complessità dell’essere umano e della sua individualità tenendo conto della sua specifica reattività e dell’ambiente sociale e naturale in cui agisce. Un buon agopuntore infine è un medico che si deve fare carico della condizione complessiva del malato.

Il medico agopuntore deve:

  • Aver svolto un solido percorso formativo non inferiore a 3 anni, in un istituto di medicina cinese che tiene regolari corsi di agopuntura da almeno un decennio.
  •  Aver seguito il corso assieme ad un solido tirocinio pratico.
  • Aver seguito corsi di aggiornamento e approfondimenti regolari con corsi o viaggi di studio.
  • Aver frequentato a lungo, dopo l’acquisizione del titolo di agopuntore, un ambiente clinico dove si pratica agopuntura giornalmente applicata ad ambiti polispecialistici.

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