Colorante alimentare scoperto come probabile cancerogeno

di Marco Mancini 1

Si chiama E150 d, un nome che sicuramente non dirà nulla a nessuno di noi, ma è stato appena scoperto come probabile agente cancerogeno presente molto spesso nella nostra dieta. Senza che noi ne sapessimo niente, questa sostanza, contenuta in un colorante alimentare, viene inserita nelle bibite, nel caramello, nell’aceto balsamico e nella salsa di soia, tra i prodotti più comuni.

Ad accusarlo per primo fu il National Toxicology Program, negli Stati Uniti, nel 2007, mentre una recente ricerca dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Oms, pubblicata sulla rivista Lancet Oncology, ha ripreso quei dati da dove erano stati interrotti. Essa parla di questa sostanza come sottoprodotto della lavorazione del caramello a base di ammoniaca.

Dopo la scoperta, immediatamente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il 4-MEI, il sottoprodotto pericoloso, tra le 249 sostanze che compongono la lista di quelle potenzialmente cancerogene per l’uomo. Anche se il suo funzionamento non è molto chiaro, l’esperimento che ha preso come cavie dei topi ha notato come la sostanza più comune, quella presente in molte bibite, abbia comportato un incremento evidente nell’incidenza dei carcinomi degli alveoli e dei bronchi nei topi maschi e femmina, e della leucemia solo nei topi femmina.

Intanto l’Fda (Food and Drug Administration) ha preso in considerazione l’ipotesi di bandire tutti i coloranti sintetici a base di ammoniaca, tra cui anche quello in questione. Un brutto colpo per l’industria alimentare che basa molto del lato “estetico” dei propri prodotti su queste sostanze. Ma dopotutto sembra una soluzione dovuta visto che, secondo i dati dell’Efsa, per ogni chilo di caramelle ci sono circa 300 grammi di questo colorante, ed il limite considerato pericoloso per un bambino è di 100 grammi al giorno. Altri prodotti come bibite, gelati, dessert e prodotti da forno ne possono contenere circa 5 grammi per ogni chilo, ed ora la palla passa alla Commissione Europea che dovrà decidere se limitarne l’uso o bandirlo del tutto.

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[Fonte: Repubblica]

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